Appello congiunto del presidente della Provincia Fabio Bui e del presidente della Confesercenti Nicola Rossi: “bisogna passare dai ristori ai rimborsi”

Fabio Bui e Nicola Rossi

Nel Veneto e nella nostra provincia la situazione sanitaria ha raggiunto livelli di massima allerta. Sempre più a rischio è la salute e la stessa vita dei nostri concittadini.
Sempre più evidente è la necessità di rispettare le regole per contenere la diffusione del virus, evitando contatti, rispettando le distanze, usando le mascherine e disinfettando le mani. La chiusura di esercizi pubblici, le limitazioni alle aperture dei negozi, dei centri commerciali e dei mercati, il divieto di organizzare fiere, eventi, convegni e quant’altro, sono da un lato provvedimenti obbligatori per evitare occasioni di assembramento, e quindi di diffusione dei contagi, dall’altro hanno messo in ginocchio la rete diffusa delle imprese che, oltre a garantire i servizi alle persone e la distribuzione delle merci, garantiscono anche la vivibilità delle nostre città.

Il rischio, sempre più evidente e concreto, è quello che, in attesa dell’impatto dei vaccini, ci si trovi con un sistema economico distrutto e senza possibilità di essere rilanciato.

Al pessimismo diffuso tra le imprese si aggiungono alcune decisioni di difficile comprensione, sia per quanto riguarda modalità e tipologie delle chiusure, sia  per il riconoscimento dei ristori.
E’ difficile spiegare perché alcuni negozi nei giorni festivi e prefestivi devono chiudere ed altri no.
E’ difficile spiegare perché i ristoranti che rispettano tutte le regole devono restare chiusi, mentre altre attività possono continuare a lavorare.
E’ difficile spiegare perché i ristori continuano a essere calcolati unicamente sulle perdite del mese di aprile e perché non ci sia per tutti l’accredito “automatico” della cifra.
Da questo partono gli appelli del presidente della Provincia Fabio Bui e del presidente di Confesercenti Nicola Rossi che chiedono ai parlamentari padovani e veneti di intervenire affinché il Governo cambi strategia, almeno nelle modalità di erogazione dei ristori.

“Deve esserci un modo completamente diverso di rispondere alle perdite delle imprese causate dalle limitazioni e dall’emergenza covid. – ha detto il presidente Bui – Il governo deve superare il concetto del ‘ristoro’ e passare ad un vero e proprio concetto di  rimborso. Le attività che sono state obbligate a chiudere si sono sacrificate nell’interesse generale: hanno diritto a essere rimborsate, non semplicemente ristorate. Il calcolo del quantum, inoltre, deve essere conteggiato sulle perdite degli ultimi 10 mesi, non limitato unicamente al mese di aprile. La chiusura delle botteghe e delle piccole e medie imprese farebbe crollare la qualità della vita nei nostri paesi “

Il presidente Rossi ha affermato che: “Le piccole imprese del terziario hanno chiuso, si sono sacrificate nell’interesse della salute di tutti e quando hanno potuto aprire hanno adottato tutti gli strumenti e le regole necessarie per garantire la salute nelle proprie attività. Tutto questo è stato fondamentale nella lotta al contagio ma la pandemia non è ancora stata sconfitta. Il vaccino probabilmente sarà l’arma vincente, ma occorrerà ancora tempo per tornare alla normalità.  Bisogna fare l’ultimo sacrificio insieme. Chi minaccia di riaprire in violazione alle norme sbaglia e può fare del male a tutta la categoria. Ma occorre anche che il Governo e le forze politiche, anche padovane e venete, comprendano quello che Confesercenti sta chiedendo da aprile. Superiamo i ristori (diffusi e a volte inutili, ma minimi rispetto alle effettive perdite) superiamo il criterio dei codici Ateco e riconosciamo, con un provvedimento immediato, il rimborso in percentuale di quanto perso nel volume di affari tra il 2019 ed il 2020. Solo con questo criterio si darebbe una risposta certa e giusta ai danni subiti dalle nostre imprese”.
“Ci sono attività completamente ferme da marzo dello scorso anno – continua Rossi –  se non vogliamo vedere distrutto il nostro sistema economico dobbiamo far sì che tornino nelle condizioni di proseguire l’attività,  bloccare la pandemia e riconoscere effettivamente quanto hanno perso a causa del covid”.

(Provincia di Padova)

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