Siamo fermi da 9 mesi, il tempo fisico per generare una vita umana.

Siamo fermi da 9 mesi, il tempo fisico per generare una vita umana.

Proprio noi che siamo abituati a gravitare sopra od intorno ad un palcoscenico, ad accendere le luci, a catturare l’attimo della bellezza e della perfezione per condividerlo nell’istante in cui accende l’emozione, noi ci siamo fermati in silenzio, senza clamori e ci siamo congedati con pudore e dignità.

Non abbiamo tirato fuori dal petto tutta la nostra voce perché sappiamo di non essere che semplici ed umili artigiani dell’arte, siamo un’economia che non rappresenta l’economia, siamo operatori sociali senza patentino, siamo un’etnia con il suo linguaggio e senza passaporto ufficiale, viviamo in un fuso orario a se stante scandito dal tempo degli eventi. E’ stato questo tempo interminabile e silenzioso che ci ha dato l’occasione, forse per la prima volta, di fermare un’incessante macchina operativa senza distinzione tra giorni feriali e festivi, Natale, Capodanno, Anniversari e Compleanni: tutto scorreva a suo modo nella piccola sartoria italiana dello spettacolo. Piccola perchè siamo 250.000 famiglie, forse poco più di 550.000 appassionati operatori professionisti che accendevano ogni giorno in tutta la penisola concerti, musical, opere teatrali, feste di piazza, rassegne e festival.

Accendevamo le emozioni.

Ci siamo mai chiesti cosa c’è dietro il pezzo di carta, il biglietto, che ci fa entrare ad uno spettacolo? C’è un mondo. Artisti, manager, biglietteria, teatri ed arene, facchini, maschere, sicurezza, hostess, sarte, coristi, ballerini, truccatori, ingegneri, scenografi, ufficio stampa, pubblicità, radio, televisioni, cuochi, uffici pubblici, siae, riggers, light designer, palcoscenici, trasportatori, avvocati, cassieri, medici ed infermieri, baristi, videomakers, personale pulizie, grafici…

Ma c’è qualcosa di più. Che è la magia del nostro lavoro: ci sono pezzi di dna nostri ma anche di ogni singolo fruitore di questo BENE: ci sono le emozioni di tutti noi in quel biglietto di carta dal valore effimero.

Qualcuno reputa il nostro lavoro come non indispensabile. Grave errore. E’ giusto che la consapevolezza di chi siamo e di cosa facciamo prenda forma nelle coscienze collettive perché l’arte e la cultura non sono beni accessori, rappresentano, e noi con loro, BENESSERE SOCIALE, poiché tramandiamo la tradizione del passato nel presente e nel futuro. Il sorriso e la spensieratezza sono oasi di Bellezza e di Vita nel grande deserto dei momenti più complicati ma anche del nostro semplice quotidiano.
Non siamo semplici professionisti di un ambito commerciale, siamo compagni di viaggio della vita di centinaia di migliaia di italiani. Creiamo indotto e turismo.

Senza di noi, ci sarebbe meno luce.

Giovedì 15 Ottobre i Governi Regionali avranno la possibilità di riconfermare le precedenti deroghe, autorizzandoci ad una capienza del 50%, che ci consente di fare gli spettacoli al minimo vitale. E’ un Bene insostituibile la Cultura, così come l’Arte, ma lo è anche il LAVORO, che l’emergenza sanitaria ha bloccato solo per noi professionisti del settore.

Qualche giorno fa un attento rappresentante politico ha postato un commento molto puntuale: “I teatri sono gli spazi pubblici più sicuri che abbiamo in Italia, con un pubblico diligente ed educato, senza bisogno di richiami. è un ambito che rispetta le regole ed i gestori dei teatri sono professionisti di assembramenti e di flussi e fanno regnare ordine, rispetto e disciplina. La resistenza è ormai al minimo vitale. Bisogna scongiurare ulteriori limitazioni. Perché se l’Italia fosse un unico grande teatro, il virus morirebbe ben presto”.

Ogni biglietto è un pezzo di tutti noi, noi come collettività perché racchiude la nostra arte, il nostro lavoro, la nostra gavetta e tutto il sacrificio di chi compone questa filiera, le nostre lacrime e le nostre passioni, ma dentro c’è anche tutto il dna dei vostri sorrisi, dei vostri ricordi e soprattutto delle vostre Emozioni.

Un mondo in un biglietto.

Grazie a Red Ronnie per la condivisione di questo pensiero.

Valeria Arzenton

(Zed Live)

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