Zona gialla e arancione, l’impatto su bar e ristoranti



Roma, 13 dic. Non solo shopping, con il ritorno di quattro nuove regioni tra le zone gialle hanno riaperto circa 94mila tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi costretti per settimane alla chiusura o alla sola attività di asporto o consegna a domicilio. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti dell’entrata in vigore della nuova ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, che prevede il passaggio delle Regioni Lombardia, Piemonte, Calabria e Basilicata in area gialla dove già si trovavano Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria, Sicilia, Liguria, Lazio, Molise, Sardegna, Veneto e Provincia di Trento.
Le ultime riaperture per la ristorazione – sottolinea la Coldiretti – riguardano strutture presenti in Lombardia (quasi 51mila), Piemonte (quasi 25mila), Calabria (quasi 15mila) e Basilicata (oltre 3mila). Nelle zone gialle comunque – evidenzia la Coldiretti – le attività di ristorazione sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. Nelle zone critiche (arancioni) – ricorda la Coldiretti – è invece consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Nonostante i cambi di colore, in Italia – continua la Coldiretti – resta chiuso più di un locale su cinque (22%) tra bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie e agriturismi per un totale di quasi 79mila locali situati in Campania, Toscana, Abruzzo, Valle d’Aosta e Provincia di Bolzano ancora arancioni, dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia ed occupazione.
A pesare – sottolinea la Coldiretti – è in tutte le regioni il permanere dei limiti anche nei giorni più caldi delle feste di fine anno come Natale, Santo Stefano e Capodanno con l’obbligo di chiusura alle 18 per tutte le attività di ristorazione, anche nelle regioni più sicure. Ma anche la decisione di blindare gli italiani in questi giorni nel proprio comune che mette ko soprattutto le oltre 24mila strutture agrituristiche nazionali che sono principalmente situate in piccoli centri rurali con una clientela proveniente dalle grandi città e dai paesi limitrofi. Un vero paradosso – conclude la Coldiretti – se si considera che gli agriturismi sono spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, che sono secondo www.campagnamica.it i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

(Adnkronos)

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