Elezioni Usa, Barr rompe con Trump sui brogli



Washington, 2 dic. (Adnkronos/Washington Post) – Il dipartimento di Giustizia “dovrebbe vergognarsi per non aver scoperto tutte le frodi che sono state compiute”. Matt Gaetz, deputato repubblicano della Florida ed uno dei principali irriducibili sostenitori di Donald Trump e delle sue accuse di brogli elettorali, così ha attaccato William Barr reo di aver detto di non “vedere frodi elettorali in una scala tale da aver determinato un risultato diverso nelle elezioni”.
Le affermazioni dell’attorney general, in clamoroso contrasto con quelle del presidente di cui finora è sempre stato descritto come un fedelissimo e solerte alleato, hanno provocato immediatamente l’alzata di scudi da parte dei legali del presidente. Ma bisogna sottolineare che si tratta della prima presa di posizione in questo senso di un membro dell’amministrazione, e, trattandosi del ministro della Giustizia, potrebbe fornire la copertura politica ad altri repubblicani desiderosi di prendere le distanza dalle accuse di Trump.
“Con tutto il rispetto dell’attorney general, non c’è stata ancora neanche l’apparenza di un’inchiesta del dipartimento di Giustizia”, è stata la replica secca di Rudy Giuliani, avvocato personale di Trump, e Jenna Ellis, consigliere legale della campagna.
I due sono rimasti i principali mastini di Trump sul fronte dei ricorsi legali, e il presidente negli ultimi giorno starebbe parlando unicamente con loro, sottolineano fonti, evitando di sentire le voci di consiglieri scettici sulle denunce o pessimisti sulle possibilità di successo. Rispondendo a Barr, i due avvocati definiscono la sua opinione espressa “senza nessuna conoscenza o indagine diretta delle consistenti irregolarità e prove di frodi sistematiche”.
Considerato un fedelissimo di Trump per tutta la vicenda del Russiagate, con la contro inchiesta affidata a John Durham nominato, secondo quanto emerso, ad ottobre procuratore speciale, Barr ultimamente è stato più volte preso di mira da Trump che l’accusava di non avere ottenuto con questa inchiesta risultati evidenti contro i i suoi nemici. Secondo fonti dell’amministrazione, nelle ultime settimane i due hanno “parlato a stento”, tranne un colloquio che hanno avuto prima del Ringraziamento.
Nei giorni scorsi, Trump ha espresso la sua frustrazione per il fatto che l’Fbi e il dipartimento di Giustizia non abbiano fatto nulla a sostegno delle sue accuse di frodi.
In effetti, Barr nelle settimane precedenti al voto si era unito a Trump negli attacchi al voto per posta e rafforzato la possibilità di intervento dei procuratori federali in caso di irregolarità. Ma finora nessun procuratore ha trovato ragioni di intervenire, anzi 16 assistenti Us attorney hanno scritto a Barr di non aver riscontrato nessuna anomali consistente nel processo elettorale.
Ora nell’intervista di ieri all’Associated Press, Barr ha spiegato che Fbi e dipartimento di Giustizia hanno indagato alcune delle denunce e non hanno trovato nulla, prendendo di mira soprattutto la tesi complottista dell’avvocato Sidney Powell riguardo alle macchine elettorali che userebbero un software, ideato da regimi comunisti, per trasformare voti di Trump in voti per Biden.
“C’è stata un’accusa di una frode sistematica, in cui le macchine elettorali sarebbero state programmate per mutare i risultati elettorali – ha detto l’attorney general – il dipartimento di Sicurezza Interna e Giustizia hanno indagato e finora non abbiamo trovato nessun fondamento per questa accusa”. Barr non esclude che vi siano state frodi o irregolarità, ma sottolinea che gran parte delle accuse analizzate sono “casi particolari e non sistematici” anche se in alcuni casi si tratta di “casi ampi che possono coprire alcune migliaia di voti”. “Stiamo seguendo questi casi”, assicura il ministro della Giustizia di Trump.

(Adnkronos)

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