Violenza donne, Conte: “Codice rosso fondamentale ma non basta”



Roma, 24 nov. “Poco più di un anno fa il Codice Rosso è diventava legge dello Stato. Parliamo di un insieme di norme scritte con il contributo fondamentale delle associazioni che da anni si occupano delle vittime di violenza di genere, per porre rimedio a una serie di limiti del sistema normativo che si era rivelato inadeguato”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in un messaggio per la presentazione del rapporto ‘Un anno di Codice Rosso’ con il ministro Alfonso Bonafede.

“In passato le donne che avevano trovato la forza di denunciare il loro carnefice rimanevano inascoltate, precipitavano in un abisso ancora più profondo e noi abbiamo voluto offrire alle vittime di violenze fisiche ma anche psicologiche la certezza di un aiuto, che le mani verranno afferrate, che ci sarà chi in tempi brevi si occuperà di loro e oggi a un anno dall’entrata in vigore del Codice Rosso e alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenza sulle donne è tempo di tracciare un primo bilancio della sua efficacia”.
“Alcuni dati mostrano che qualcosa comincia a funzionare meglio che in passato ma siamo consapevoli che il Codice Rosso non è la panacea. I dati sui femminicidi ci dicono che il percorso da fare è ancora lungo. Il Codice è solo un tassello fondamentale importantissimo che riguarda il momento in cui la violenza è già avvenuta: non basta. Un intervento serio richiede tempo, un approccio sinergico e la consapevolezza che la strada per invertire darà i suoi frutti nel tempo ed è questa la strada che come governo, insieme ai ministri, ci impegniamo a percorrere”.
“Il femminicidio, la violenza di genere è un fenomeno che ha radici culturali profondi” che si innestano anche “nei contesti lavorativi”. “Il ruolo della politica è importante, perché deve poter indirizzare la comunità nazionale con massima fermezza”, “solo una politica ben formata, informata e ben consapevole può agire in modo appropriato”, ha detto ancora Conte, partecipando all’evento ‘Dalla parte delle donne: il ruolo fondamentale dei Centri antiviolenza’, organizzato in Senato.
“La maggioranza delle violenze si realizza in ambito familiare, il censimento reale è di gran lungo superiore ai casi accertati. L’ambito familiare è sottratto a un controllo capillare diffuso, dove vige un forte riserbo”, la violenza è “più subdola e difficile da contrastare. I femminicidi, più alti nella fase do lockdown, mi hanno molto preoccupato, allarmato e impressionato. Noi a causa” della pandemia “abbiamo dovuto assumere misure limitative e abbiamo involontariamente creato profondo disagio sociale”, un disagio che è “anche all’origine del numero di femminicidi, triplicati: uno ogni due giorni” nella fase di lockdown.
Sulla legge di bilancio, “che non considero affatto debole” sul fronte della parità di genere, “possiamo considerare modifiche emendative per rafforzare finanziamenti alle Case delle donne”, ovvero ai centri antiviolenza.

(Adnkronos)

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