Photo Open Up alla Galleria Cavour

Le mostre in programma alla Galleria Civica Cavour

CRONOS. Una questione di tempo
Le tre mostre del progetto CRONOS, a cura di Silvia Camporesi, sono l’esito di un bando internazionale che ha selezionato e prodotto i progetti degli italiani Giulia Parlato e Jacopo Valentini e della tedesca Elena Helfrecht.

Nei mesi scorsi nel confrontarci con la nostra quotidianità del lockdown uno degli aspetti che abbiamo indagato e che ha assunto un significato inedito è stato certamente il tempo: la fotografia per sua stessa natura è strettamente connessa allo scorrere temporale offrendoci nella sua storia molti esempi di autori che hanno fatto di questo argomento il centro della loro produzione, in maniera strettamente tecnica, usando le peculiarità del mezzo fotografico o più specificamente concettuale, partendo dal tema per arrivare a destinazioni inaspettate.

Diachronichles. Giulia Parlato
a cura di Silvia Camporesi
La mostra personale di Giulia Parlato intitolata Diachronicles racconta lo spazio storico come contenitore immaginario in cui un’apparente raccolta di prove, apre al fantastico. In questo spazio, i tentativi di ricostruire il passato si perdono in vuoti fantasmagorici, dove gli oggetti vengono generati, usati, sepolti, dissotterrati, trasportati e trasferiti.
Questa natura nomade e frammentaria di ciò che è stato, rivela come il movimento, la trasfigurazione e l’interpretazione errata degli oggetti plasmino la storiografia e, in definitiva, il reale. Nell’impossibile ricerca di una legittimazione accademica, lo spettatore è invitato in un mondo in cui il reale e il falso si sovrappongono. Il lavoro di Giulia Parlato affronta la rilevanza che l’archeologia ed il museo hanno in una narrazione storica. Compiendo questo, pone il corpo umano ai margini della narrazione, utilizzandolo come mezzo di misurazione ed analisi pseudoscientifica degli oggetti protagonisti. Infine, Diachronicles scava in una storia parallela, piena di figure poetiche da codificare, artefatti inesistenti e falsi nascosti negli scantinati dei musei.

Unicacina. Jacopo Valentini
a cura di Silvia Camporesi
La sensibilità comunicativa, ad oggi, svolge un ruolo fondamentale nel narrare le vicende e le questioni che pervadono il racconto della società del tempo contemporaneo. Stili, tecniche e metodologie di rappresentazione si intrecciano al il fine di ipostatizzare un frammento, carico di un determinato significato più o meno manifesto, e metterlo a disposizione di un oramai vorace e, il più delle volte effimero, sistema di consumo.
La conseguenza di tale approccio si rivela attraverso una problematica sottrazione di vari significati, soprattutto quelli nelle cose, grazie ai quali poter essere in grado di orientarsi nella progressiva scoperta della realtà attraverso l’immagine. Le fotografie della serie in questione, intitolata UNICACINA, non si distaccano da questa logica estetica e narrativa. Tuttavia, nel riportare tale problematica ambiguità, le immagini fotografiche ne approfittano per trarre un inaspettato vantaggio. L’apparente errore di linguaggio, evinto dalla palese impossibilità di rapportare le immagini secondo un coerente apparato iconografico sincronico, arricchisce il progetto grazie ad una lettura che non si ferma dinanzi alle questioni puramente storiche, ma approfondisce quelle dinamiche di interrelazione culturale che la città di Prato offre agli occhi dei suoi spettatori. Non solo. Nell’esaminare la lettura dell’opera nella sua completezza, UNICACINA ha la capacità di esaltare un terreno comune e collettivo, grazie alla singolarità dei suoi elementi.

Plexus. Elena Helfrecht
a cura di Silvia Camporesi
La mostra Plexus è un racconto fotografico incentrato su nature morte da cui emergono traumi e memorie, esplorando la famiglia come fattore essenziale dei processi psicologici e culturali attraverso la storia. Dopo la morte di sua nonna, Elena Helfrecht torna nella tenuta di famiglia in Baviera e utilizza la casa e il suo archivio come palcoscenico e protagonisti di uno spettacolo allegorico.
Immergendosi in questa storia, le lacune vengono colmate da sogni, associazioni e scene immaginate per creare una narrativa personale. Gli oggetti e l’architettura della casa diventano lo strumento per aprire una porta tra il passato e il presente; e creare un immaginario fatto di apparenti ricorrenze nella storia, facendo eco alla ripetizione dei comportamenti dell’artista, di sua madre e sua nonna. È il modo di affrontare un passato che attraversa quattro generazioni e fornisce un rinnovato senso di identità che oscilla tra memoria, salute mentale, guerra e storia.

IL GIORNO DELLO SPLENDORE. Un progetto di Elisa Mossa
A cura di Alessandra Maccari
In collaborazione il Comune e Assessorato alla cultura di Urbania.
Il lockdown è stato un momento di pausa durante il quale abbiamo riscoperto il valore delle azioni quotidiane in cui i piccoli gesti e gli oggetti che ci circondano sono diventati protagonisti delle nostre giornate. Abbiamo ridefinito il tempo e lo spazio della nostra esistenza rispetto ai limiti imposti dall’esterno, e proprio in questi mesi l’autrice Elisa Mossa si è chiesta quale potesse essere l’esperienza di chi ha deciso di vivere in isolamento per propria volontà, o meglio per vocazione.
L’artista ha quindi avviato quello che potremmo definire un dialogo per immagini con le suore del convento di clausura di Santa Chiara nella cittadina marchigiana di Urbania, dove, fermatasi sulla soglia del luogo sacro, ha consegnato a ognuna delle sei religiose che abitano il monastero una macchina fotografica usa e getta, chiedendo loro di documentare le proprie giornate.

Il risultato non è solamente lo spaccato su una realtà per i più misteriosa, ma rappresenta anche la testimonianza di una visione altra rivolta all’esterno, e un invito a entrare per scoprire la vita quotidiana delle religiose che si sviluppa nell’arco di una giornata tra attività domestiche e spiritualità. Si tratta di uno sguardo ravvicinato, attento alle superfici, che indugia su visioni ordinarie – dalle pieghe del tessuto alle stoviglie, dalle lancette dell’orologio ai libri – e il corpo umano entra in scena solo come episodico frammento all’interno di composizioni dove ogni profondità di campo è negata in favore di una dimensione tattile e aggettante.

Informazioni
Orari: Venerdì, sabato e domenica, dalle 10.00 alle 19.00
Ingresso libero su prenotazione
[email protected]
www.photopenup.com
 

(Padovanet – rete civica del Comune di Padova)

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