Sanità: infermieri proclamano stato agitazione, ‘si va verso lo sciopero’



Milano, 9 set. (Adnkronos Salute) – “Confermiamo e proclamiamo ufficialmente lo stato di agitazione degli infermieri italiani, ma anche degli altri operatori sanitari del comparto pubblico”. Lo annuncia il sindacato di categoria Nursing Up, “stanco dell’atteggiamento di un Governo indifferente a qualsiasi richiesta rispetto alle legittime istanze della categoria”, informando che “oggi abbiamo notificato il tentativo di conciliazione al ministero del Lavoro, come prevede la legge. Se il Governo non ci risponderà, sarà sciopero senza mezzi termini”, assicura la sigla presieduta da Antonio De Palma. E dopo la manifestazione del 4 luglio scorso a Milano, “il 15 ottobre saremo in piazza a Roma”.
“E’ il preludio all’inizio delle nostre nuove battaglie – afferma De Palma – La piazza di Milano ci ha consegnato nelle mani un mandato preciso, una responsabilità straordinaria a cui adempiere. Non possiamo fermarci adesso e non lo faremo. L’esperienza nefasta del Covid è servita per dimostrare agli occhi dei nostri ciechi interlocutori che gli infermieri italiani ci sono e ci saranno sempre. Siamo il perno del sistema, un sistema fallace, pieno zeppo di lacune, ma che senza di noi sarebbe già affondato da tempo”. Avverte il numero uno del Nursing Up: “La strada che stiamo percorrendo deve apparire chiara a tutti. La manifestazione del 15 ottobre, a cui prenderanno parte anche altre associazioni di categoria, e una conseguente prima giornata di sciopero nazionale, che sarà inevitabile se dal ministero del Lavoro non giungono risposte alle nostre richieste, viaggiano di pari passo”.
“Lo sciopero nazionale non è una chimera, non è una minaccia campata in aria”, assicura De Palma. “Il tentativo di conciliazione previsto dalla legge rappresenta l’ultima spiaggia”, ma “se fallisse siamo pronti a una guerra senza esclusione di colpi per ottenere ciò a cui abbiamo diritto e che viene sistematicamente ignorato da chi gestisce il potere”. Tuttavia “ci meraviglierebbe – osserva il sindacalista – se Governo e Regioni persistessero nel loro atteggiamento di chiusura, di fronte al rischio di ulteriori scossoni per il nostro sistema sanitario già messo a dura prova dal Covid, se dovessero mancare all’appello gli infermieri nei posti di lavoro proprio a ottobre con l’inverno alle porte”.
“Per la manifestazione del 15 ottobre stiamo coordinandoci con le autorità capitoline per l’individuazione della piazza che possa meglio accogliere l’enorme afflusso di infermieri che ci aspettiamo, nel rispetto delle norme anti Covid”, prosegue il Nursing Up sottolineando che “abbiamo informato dei nostri intenti anche il vice ministro” della Salute “Pierpaolo Sileri, che in passato si era detto a fianco degli infermieri, perché questo è il momento di agire attraverso i fatti, operando con concretezza e per dare senso compiuto alla disponibilità personale della quale ha sempre parlato”.
Il sindacato ricorda quindi gli “otto i punti chiave alla base delle richieste decisive per disegnare un futuro diverso per l’intera categoria e anche per le altre professioni sanitarie, da accogliere il prima possibile nella speranza che quello che sembra un vero e proprio muro contro muro possa avere fine per ricostruire la serenità dell’intero mondo infermieristico”. Primo punto: “Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate e avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche”.
Secondo: “Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di un’indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti proprio dalla pandemia Covid-19”. Terza richiesta: “Risorse economiche per il contratto della sanità, finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo”.
Quarto punto: “Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia, immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari posto che, allo stato, mancano più di 53mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare concretamente la mobilità del personale tra gli enti del Ssn, anche eliminando il ‘previo placet’ al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione”.
Quinta richiesta del Nursing Up: “Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, del vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le Rsa, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative”. Sesta rivendicazione: “Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici”.
Settimo punto: “Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti, in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati”. Ottavo e ultimo: “Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti”.

(Adnkronos)

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