Comunicato stampa: Comune di Padova e “Città in difesa di”, insieme, dalla parte degli avvocati incarcerati in Turchia

Il 27 agosto è morta Ebru Timtik, avvocata, difensore dei diritti umani in Turchia, dopo 238 giorni di sciopero della fame, iniziato a febbraio 2020 insieme all’avvocato Aytac Unsal, come estrema forma di protesta per ottenere un giusto processo.

Ci sentiamo in dovere, dopo che la nostra città si è orgogliosamente dichiarata “città rifugio” per i difensori dei diritti umani, con una decisione unanime del Consiglio comunale, di esprimere la nostra indignazione per quanto sta avvenendo in Turchia, un paese che aspirerebbe addirittura a far parte del Consiglio d’Europa e in cui i diritti umani sono sistematicamente calpestati, mentre chiunque li difenda e li propugni, avvocati, magistrati, operatori dell’informazione, viene perseguitato, arrestato e condannato in processi che non hanno niente di giuridicamente valido sia dal punto di vista formale che sostanziale – dichiara l’Assessora alla cooperazione internazionale e pace dell’Amministrazione comunale al cui nodo di Padova il Comune aderisce insieme ad altre associazioni ed Enti locali La difesa non può diventare reato, chi difende i diritti umani deve essere tutelato“.

Ebru Timtik – scrivono i soggetti aderenti al nodo di Padova della rete “Città in difesa di” era impegnata con il suo lavoro nella difesa dei diritti delle donne, dei ceti deboli, dei discriminati, delle battaglie per l’uguaglianza e la tutela dell’ambiente, per il diritto all’opposizione democratica. Come molti altri avvocati, magistrati, giornalisti, parlamentari, è stata perseguita penalmente con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e appartenenza ad associazioni terroristiche.
La sua vicenda giudiziaria è emblematica della situazione in Turchia, un paese a noi vicino in cui i principi fondamentali sono sistematicamente violati da tempo.
Dopo un primo processo, fondato su un’unica testimonianza poi ritrattata, è stata scarcerata. Immediatamente il Collegio che aveva disposto la scarcerazione degli avvocati sotto accusa è stato sostituito ed Ebru, insieme a tutti gli imputati appena liberati, è stata reincarcerata. La nuova Corte, dopo un processo in cui non è stato neppure consentito ai difensori di svolgere le proprie conclusioni, ha condannato Ebru a 13 anni e mezzo e il suo collega Aytac Unsal a 10 anni. In totale nel processo a 17 avvocati imputati sono stati comminati 159 anni di carcere!
Dal 5 aprile gli avvocati Ebru Timtik e Aytac Unsal hanno iniziato lo sciopero della fame “fino alla morte”, chiedendo di essere sottoposti a un giusto processo, condotto secondo regole ordinarie.
La loro battaglia ha ricevuto l’appoggio di associazioni e ordini forensi di tutto il mondo, di avvocati, del Consiglio nazionale forense. Sono stati presentati ordini del giorno, appelli, istanze alle Corti, ricorsi. A fine luglio, il Comitato medico forense ha fornito il suo parere, dichiarando l’incompatibilità delle loro condizioni di salute con la detenzione. La Corte ne ha disposto il trasferimento in ospedale (anche al fine di praticare loro, se e quando possibile, l’alimentazione forzata) rigettando la richiesta di scarcerazione e negando fossero in pericolo di vita.
Gli ultimi giorni di vita di Ebru Timtik sono stati in un ospedale, chiusa in isolamento in una stanza illuminata giorno e notte, senza areazione, senza possibilità neppure di essere visitata da medici di sua fiducia. Pesava 30 Kg, non riusciva neppure più a bere, non le veniva dato lo zucchero, indispensabile per sopravvivere.
Aytac Unsal, giunto ad oltre 200 giorni di sciopero della fame, è rimasto detenuto fino al 3 settembre in un altro ospedale, in condizioni analoghe, in una situazione resa ancora più drammatica dal fatto che il propagarsi del contagio da Covid, alto in tutto il Paese, sta duramente colpendo anche nelle carceri. È stato scarcerato in via provvisoria, e con divieto di espatrio, in attesa che le sue condizioni di salute migliorino, solo dopo la morte di Ebru e la mobilitazione internazionale che ne è seguita.
Avremmo voluto poter finalmente ospitare nella nostra città-simbolo del volontariato, proprio quest’anno, persone come Ebru Timtik e Aytac Unsal, che rischiano la vita nei loro paesi per affermare principi inalienabili. Ci ha fermato la pandemia, che ha reso impossibile qualunque trasferimento internazionale. Ma il Covid non può e non deve fermare la tutela dei diritti umani e di chi li difende. Così come non può fermarci dall’unire la nostra voce a chi ovunque nel mondo chiede “verità e giustizia”, come abbiamo affermato per il caso di Mario Paciolla, il giovane operatore umanitario morto in Colombia.
La nostra attività, seppure limitata sotto il profilo logistico, sostiene con decisione la battaglia dei difensori dei diritti umani, garantendo informazione e tutta l’assistenza che, anche a distanza, è possibile dare loro.
Per questo chiediamo a tutti e in primis agli organismi istituzionali, agli ordini professionali, alle associazioni, al volontariato tutto, a chiunque possa esprimersi utilmente, di farlo subito, per spezzare la catena delle carcerazioni degli oppositori in Turchia.
Noi li aspettiamo, liberi, pronti a fornire ogni supporto necessario, a Padova o a distanza.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alle iniziative in solidarietà con i difensori dei diritti umani in Turchia, tra cui segnaliamo sin d’ora quella che è indetta per il prossimo 11 settembre a Roma, alle ore 14:00, sotto Palazzo Chigi, indetta da organizzazioni dell’Avvocatura e della Magistratura, ed a cui come nodo riteniamo doveroso aderire
“.

Il sostegno della città di Padova a chi è in prima fila nella difesa dei diritti umani – chiude l’Assessora – fa parte di un impegno che sentiamo come doveroso per contribuire a costruire un presente ed un futuro in cui, con il contributo di tutte e tutti, donne coraggiose come Ebru non siano più costrette a dare la vita per difendere anche la nostra libertà“.

(Padovanet – rete civica del Comune di Padova)

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