Mostra Venezia, Luchetti al Lido con i ‘Lacci’ familiari che riguardano tutti

Cinema
“Tutti noi siamo parte o figli di una coppia separata”, dice il regista che apre fuori concorso Venezia 77. Cate Blanchett: “Da maiali e galline al miracolo del Lido”
Venezia, 2 set. (Adnkronos/Cinematografo.it) – (Adnkronos/Cinematografo.it) – “Sono rimasto molto colpito, dalla scrittura, la lingua e la letteratura di Domenico Starnone, trarne un film era molto difficile, ma l’abbiamo fatto”. Parola del regista Daniele Luchetti, il suo ‘Lacci’ apre Fuori concorso la 77. Mostra di Venezia e questa sera stessa, unitamente alla cerimonia di inaugurazione del festival, verrà proiettato in cento sale selezionate di tutta Italia per poi essere distribuito da 01 dal 1° ottobre.
Dal romanzo di Domenico Starnone, sceneggiato a sei mani dallo scrittore stesso, Luchetti e Francesco Piccolo, è interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi.
Nella Napoli dei primi anni ’80 Aldo (prima Lo Cascio e poi Orlando), che lavora in radio a Roma, si innamora della giovane Lidia (Caridi) e lascia la moglie Vanda (prima Rohrwacher e poi Morante) e i due figli, Anna (adulta Mezzogiorno) e Sandro (adulto Giannini): trent’anni più tardi, Aldo e Vanda sono ancora insieme, ma non c’è da rallegrarsene.
“Non abbiamo avuto paura dei dialoghi, del molto parlare, anzi, li abbiamo potenziati: è un film di parola, e riguarda tutti noi, tutti noi siamo parte di una coppia o figli di una coppia separata, mi sono identificato a turno in tutti”, afferma il regista.
Lo Cascio ironizza, “questi personaggi fanno scelte discutibili, anche crudeli, è difficile dire in cosa assomigli loro”, poi parla dell’adattamento: “Non avevo letto il libro, ma credo il lavoro fatto in sceneggiatura punti ancora più all’essenza, alla ricerca dei moventi dei personaggi”.
Assenti dal Lido Rohrwacher e Orlando, Morante sconfessa apparentamenti tra sé e Vanda: “Non ho esperienze personali simili, io penso che l’affetto possa vivere in eterno a condizione di cambiarne la forma esteriore, non ci si deve aggrappare”, e analogamente Giannini: “Grazie a Dio non provengo da una famiglia così avvelenata da tradimento, inganno, bugia e rimpianti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Linda Caridi: “L’affetto è un laccio positivo nel coraggio della verità: in amore non è possibile il compromesso, c’è un’esposizione al rischio nel momento in cui ci si allaccia a qualcosa, qualcuno”.
Sulla traduzione dalla carta allo schermo, Luchetti ha puntato a una regia che “mantenesse in azione e tensione quel che avevo in scena, come se qualcosa stesse per spaccarsi o si fosse spaccato. Ho lavorato con gli attori sui sottotesti, odio e rabbia, li ho aiutati a esplorare più possibilità, la vitalità dello scritto, e metterlo alla prova. E poi le cose nascoste”. Conclude Piccolo, “abbiamo sentito l’autenticità del libro, ci abbiamo creduto molto: la verità dei personaggi, la scrittura letteraria che ha la forza di arrivare anche al cinema, abbiamo creduto pienamente al libro di Starnone”.

(Adnkronos)

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