FASE3. AGROMAFIE, COLDIRETTI: IL BUSINESS DEL MALAFFARE NON RISPARMIA IL VENETO Con buco da 34 mld a rischio la ristorazione

FASE3. AGROMAFIE, COLDIRETTI: IL BUSINESS DEL MALAFFARE NON RISPARMIA IL VENETO Con buco da 34 mld a rischio la ristorazione

FASE3. AGROMAFIE, COLDIRETTI: IL BUSINESS DEL MALAFFARE NON RISPARMIA IL VENETO
Con buco da 34 mld a rischio la ristorazione

17 luglio 2020 – Il business del malaffare non risparmia l’agroalimentare veneto. Per questo occorre tenere alta la guardia per tutelare prodotti e consumatori dalle infiltrazioni mafiose.  È quanto sostiene Coldiretti Veneto in merito ai fenomeni recenti smascherati dalle autorità che evidenziano situazioni preoccupanti per la filiera agroalimentare con la ristorazione che rischia un crack da 34 miliardi nel 2020 a causa della crisi economica, del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa. Il Veneto – commenta Coldiretti – non è immune lo conferma anche il dossier di Eurispes redatto con l’Osservatorio Agromafie promosso da Coldiretti.  Secondo lo studio in questione – sottolinea Coldiretti Veneto – in alcune città del Veneto come Verona, Treviso e Padova si sono registrati livelli alti, in alcuni casi anche sopra la media nazionale, per quanto concerne la presenza di fatti malavitosi nel settore primario. Nel triangolo veneto risultano significativi i casi dell’importazione di suini dal Nord Europa e indebitamente marchiati come nazionali sia per gli interventi delle Forze dell’ordine a contrasto dell’adulterazione di bevande alcoliche e superalcolici. Episodi di caporalato completano un quadro vulnerabile dal punto di vista della legalità”.

I dati Ismea, inoltre,  parlano di un controllo di cinquemila locali diffusi su territorio nazionale tanto da manifestare che il Made in Italy  è divenuto una delle aree prioritarie di investimento mafioso che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di inserirsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone. L’allarme contenuto nella Relazione semestrale della Dia inviata al Parlamento trova particolare fondamento nella filiera agroalimentare dove – sottolinea la Coldiretti – pesa la crisi di liquidità generata dall’emergenza coronavirus in molte strutture economiche che sono divenute più vulnerabili ai ricatti e all’usura Le operazioni delle Forze dell’Ordine – continua la Coldiretti – svelano gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie.

In questo modo la malavita si appropria – sottolinea la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare dai campi agli scaffali, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che in questo contesto diventa più urgente l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti”.

(Coldiretti Padova)

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