“A maggio erogate più pensioni che buste paga”


E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia
Roma, 11 lug. “Con un notevole grado di certezza” il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati. In base agli ultimi dati disponibili, rende noto l’Ufficio Studi della Cgia in un’analisi, se nello scorso mese di maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni di unità, gli assegni pensionistici erogati sono superiori.
Al 1 gennaio 2019, ricorda l’associazione, la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni. “Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di ‘quota 100’, successivamente al 1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220mila unità. Pertanto, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese”.
“Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6% del Pil. Con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione”, commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo.
Sebbene gli effetti della crisi dovuta al Covid avranno un impatto molto negativo dal punto di vista occupazionale, continua l’associazione mestrina, “è evidente che il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sarà un altro grosso problema con il quale fare i conti”. Secondo il segretario della Cgia, Renato Mason, “negli ultimi anni gli imprenditori stanno cercando personale altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri. Una situazione che con la depressione economica alle porte potrebbe assumere dimensioni più contenute, sebbene in prospettiva futura la difficoltà di incrociare la domanda e l’offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere”.
Tornando allo studio, prosegue la Cgia precisando come “sebbene gli ultimi dati disponibili a livello territoriale non siano recentissimi, tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati. Tra le province meridionali solo tre registrano un saldo positivo, ovvero più lavoratori attivi che pensioni erogate. Sono Teramo, Ragusa e Cagliari.
Al Nord, invece, l’unica regione in ‘difficoltà’ è la Liguria, che ha tutte le 4 province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero. Al Centro, invece, male anche l’Umbria e le Marche. Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata. A livello regionale quella più elevata si trova in Liguria (48,46 anni medi). Subito dopo il Friuli Venezia Giulia (47), il Piemonte (46,54), la Toscana (46,52) e l’Umbria (46,49).

(Adnkronos)

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