Comunicato stampa: discorso del Sindaco alla festa di Sant’Antonio

Porgo il mio saluto a padre Roberto Brandinelli, vicario provinciale dei Frati minori conventuali, a padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica di Sant’Antonio e a tutte le autorità religiose, civili e militari presenti.
 

L’intensa esistenza di Sant’Antonio fu segnata da molte situazioni impreviste, in alcuni casi drammatiche, che indirizzarono la sua vita verso esperienze e scelte inaspettate, che il Santo, affidandosi a Dio, seppe trasformare in grandi opportunità di crescita spirituale e personale.

Penso ad esempio alla tempesta e al naufragio sulle coste della Sicilia, di ritorno da una sfortunata missione in Marocco. In Sicilia, Antonio seppe, dai frati che lo avevano soccorso, del Capitolo generale dell’Ordine Francescano indetto da Francesco d’Assisi, decise di raggiungere l’Umbria e conobbe così il fondatore dell’Ordine. Un incontro che gli cambiò la vita.
 

Anche noi oggi per certi versi ci troviamo a riprendere la nostra vita dopo una tempesta inaspettata. Siamo qui insieme a celebrare la Festa di Sant’Antonio in un contesto inedito, per certi versi drammatico, assolutamente imprevisto e imprevedibile solo pochi mesi fa.

Per la prima volta la città non può accogliere le decine di migliaia di pellegrini che ogni anno raggiungono Padova per pregare sulla tomba del Santo, per la prima volta questa Basilica, non trabocca di fedeli, per le rigide misure di sicurezza che il virus ci costringe a rispettare.
 

Nonostante questo, grazie alla tenacia e all’inventiva dei Frati minori conventuali che hanno impiegato al meglio ogni tecnologia disponibile, la parola di Sant’Antonio e le immagini di questa Basilica, in questi mesi, nei giorni della tredicina e oggi, raggiungono tutti i fedeli ovunque nel mondo.

Uno sforzo, che a Sant’Antonio, che ha fatto della parola il suo mezzo per raggiungere le genti, sarà piaciuto di sicuro e del quale li ringrazio di cuore. E’ un’importante iniziativa che si aggiunge alle preghiere con le quali ci hanno sostenuto e ci sostengono in questi mesi difficili.
 

Questa emergenza non è solo una questione sanitaria e di salute pubblica, ma ogni giorno di più, è una situazione che ci costringe a rileggere la struttura del nostro modello sociale e a riflettere sui suoi limiti.

La prima riflessione è che il nostro modello sociale ed economico si è dimostrato terribilmente fragile davanti al virus. Gli effetti si vedranno purtroppo per molto tempo nei prossimi mesi e ne dovremo tenere conto fin da subito.

Poi penso gli anziani: ci accorgiamo quanto siano importanti per ognuno di noi e per la nostra comunità, adesso che, senza difesa, tanti di loro sono stati falcidiati dal virus. 

Pur riconoscendo il grande impegno degli operatori delle Residenze per gli anziani quello che è accaduto ci obbliga a ripensare gli attuali modelli di approccio e gestione dei problemi che riguardano l’età avanzata. 

Dobbiamo pensare a criteri che permettano agli anziani di continuare a vivere il più possibile inseriti nel loro contesto sociale e familiare, favorendo il sostegno e la partecipazione delle stesse famiglie.
 

Allo stesso modo, questa pandemia, ha fatto emergere la grande difficoltà che abbiamo a occuparci dei bambini e dei ragazzi, della loro crescita e del loro futuro con una scuola in evidente affanno, nonostante il grande sforzo di insegnanti e genitori, di fronte a una situazione complicata.

Una riflessione approfondita va fatta naturalmente anche per il mondo del lavoro nel quale l’emergenza ha fatto emergere molte fragilità e diseguaglianze alle quali bisognerà porre rimedio. Le persone e famiglie in difficoltà sono purtroppo aumentate in maniera significativa e noi dobbiamo porci l’obiettivo di dare loro un aiuto e non lasciare nessuno indietro.
 

Sono riflessioni alle quali dare adesso delle risposte è molto difficile, ma ci deve essere chiaro, che non possiamo limitarci a sperare che tutto passi, pensando che poi tutto tornerà come prima.

Perché non sarà così in ogni caso, e noi abbiamo il dovere di fare in modo che il futuro nella nostra comunità sia migliore dell’oggi anche grazie a quello che abbiamo visto e capito in questi mesi.
 

Per fortuna accanto ai problemi abbiamo anche delle esperienze positive che è giusto sottolineare.

La prima è certamente la responsabilità, l’impegno, la professionalità che sono andate ben al di là del proprio dovere d’ufficio, con il quale le donne e gli uomini della sanità hanno affrontato, spesso in situazioni anche di grave rischio personale, questa emergenza sanitaria.

Non finirò mai di ringraziarli, e sono davvero felice che i Frati minori conventuali abbiano pensato questo pomeriggio ad una speciale benedizione a loro dedicata con la presenza della statua del Santo. 

Un grazie che estendo a tutti gli operatori dei servizi essenziali, delle Forze dell’Ordine, della Protezione Civile senza i quali le nostre città sarebbero collassate.
 

Un pensiero a parte lo voglio dedicare ai volontari che in ambiti diversissimi si sono spesi e si stanno spendendo senza sosta per aiutare il prossimo. 
Pensate, che nei giorni più intensi dell’emergenza avevamo oltre 1.600 persone impegnate quotidianamente. 
Il loro è un impegno eccezionale.
Un anno fa sul sagrato della Basilica, ricordavo come Padova fosse stata da poco scelta quale Capitale europea del volontariato nel 2020, ma nessuno di noi avrebbe immaginato che avremmo vissuto così questo anno.

Quanto costruito in questi mesi, è un patrimonio inestimabile di valori, esperienze, organizzazione, dal quale potremo e dovremo partire, una volta superata l’emergenza, per costruire una città e una comunità migliore.

Più attenta ai valori della solidarietà, più capace di collaborazione, meno egoista e meno individualista.

Antonio era uomo di studio e riflessione, ma anche di azione e se vivesse nei nostri tempi alla preghiera e alla parola, affiancherebbe iniziative concrete per dare gambe alle proprie idee. 
 

Mi piace pensare che questi mesi in cui siamo stati confinati nelle nostre case, abbiamo utilizzato il tempo sospeso e rallentato in cui siamo vissuti, così diverso dalla frenetica attività abituale, per riflettere sui nostri stili di vita, sui modelli ai quali facciamo riferimento.

Riprendiamo adesso il cammino, con maggiore consapevolezza, facendo nostro, sia che siamo credenti sia che non lo siamo, il messaggio proposto dal Santo, un messaggio universale perché parla di quei valori etici e morali che sono alla base della nostra civiltà e che talvolta noi tendiamo a dimenticare.

Chiedo a Sant’Antonio che in questo periodo così difficile, così simile alla tempesta che lo portò ad approdare alla nostra Italia, ci protegga e ci aiuti nel far rinascere questa nostra città rendendola ancor più di oggi un luogo di fratellanza, di uguaglianza e di pace. 

Buona festa del Santo a tutti voi“.

Sergio Giordani

(Padovanet – rete civica del Comune di Padova)

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