Mare a rischio. Per gli italiani l’inquinamento è la minaccia principale



Roma, 8 giu. – Gli italiani sono consapevoli dei gravi rischi per la salute del mare, l’84% ritiene che sia già gravemente a rischio. I pericoli maggiori? Plastiche, microplastiche e altri rifiuti (81%) ma anche gli inquinanti chimici (78%) e gli effetti dei cambiamenti climatici (60%); meno considerati, la presenza di specie aliene (31%) e il rumore provocato dall’uomo (25%). Lo rileva l’indagine “Gli italiani e la tutela del mare e dell’ambiente” promossa dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale – Ogs e realizzata da Swg su un campione rappresentativo di cittadini di tutt’Italia, presentata oggi in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.
L’indagine rivela come il mare sia un argomento che sta a cuore agli italiani: la considerazione della sua importanza è vasta ed è diffusa anche a chi lo frequenta poco o quasi per nulla. Tuttavia soltanto il 47% del campione ritiene di avere un livello di conoscenza buono e approfondito in merito nonostante il 75% dichiari di sapere poco dei fondali.
L’opinione pubblica è diffusamente convinta della grande urgenza di tutelare il mare: su una scala di importanza da 1 a 10, per il 46% degli intervistati il bisogno è massimo e la rilevanza media data al tema è 8,7. Il 50% del campione ritiene inoltre che la salvaguardia del mare sia necessaria per mantenere gli equilibri del pianeta.
Il 71% degli italiani è convinto che il compito della protezione del mare al largo, che attualmente non ricade sotto alcuna giurisdizione nazionale, dovrebbe essere in capo a un organismo sovra nazionale. Per quanto riguarda la gestione delle aree costiere, invece, soltanto il 48% ritiene che dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale, mentre il 29% ritiene che ogni nazione debba decidere per il proprio mare. Il 35% degli intervistati è favorevole all’estensione delle attuali aree marine protette.
Secondo l’indagine, gli italiani sono convinti della possibilità che il mare possa diventare motore di significativo sviluppo economico-occupazionale (55%) e si mostrano d’accordo nel sostenere lo sviluppo dell’economia del mare (71%) a patto di regolamentare la tutela dell’ambiente e della biodiversità (58%) e avere un approccio sostenibile (54%). L’opinione pubblica è largamente favorevole a sostenere lo sviluppo economico tramite la creazione di un ministero del Mare (52%) e ancora di più mediante l’istituzione di un’apposita Agenzia europea (66%).
Ad emergere è anche che la convinzione che l’Italia investa in ricerca marina meno degli altri Stati europei (53%) e che vi sia poca consapevolezza sulle attività di ricerca sul mare realizzate nel nostro Paese. In particolare il campione non è in grado di stimare quanti ricercatori lavorino nel settore (36%) e non conosce le dotazioni oceanografiche del sistema della ricerca italiano (41%). Non si sa che il nostro Paese possiede una nave rompighiaccio (47%), nonostante il 31% ritenga che la ricerca italiana dovrebbe espandere le proprie competenze anche alle aree polari.
La conoscenza delle politiche dell’Unione Europea è davvero scarsa. Oltre l’80% della popolazione ignora l’iniziativa europea “Marine Strategy Framework Directive”, così come la divisione che essa fa dei mari europei in regioni e sotto-regioni. Anche le missioni promosse dalla Commissione Europea su proposta dell’economista Mazzucato e la “Healthy Oceans, Seas, Costal and Inland Waters” sono ignorate da quasi il 90% degli italiani.
Il recentissimo Green Deal è sconosciuto a quasi il 70% del campione che non sa (73%) che l’Onu ha deciso di dedicare la decade 21-30 agli oceani. L’opinione pubblica ritiene che la scarsa conoscenza delle sfide ambientali proposte dalle Missioni europee e delle strategie europee dipenda dalle industrie che vogliono trarre profitto oscurando i confronti (38%) ma anche da una generale scarsa informazione sul tema (35%).
Gli intervistati ritengono che per affrontare meglio le sfide ambientali sia necessario rendere maggiormente consapevoli i cittadini del ruolo degli oceani nella loro vita e salute (55%), potenziare i programmi scolastici (35%) e fornire più informazioni anche attraverso l’uso dei social network (26%).
In merito all’emergenza Covid-19: il 64% del campione attribuisce all’uomo una forte responsabilità. La salute del mare e dell’uomo vengono considerate fortemente interconnesse: il 96% degli italiani ritiene che la salute degli individui sia legata a quella del mare e il 91% pensa che le attività antropiche influenzino la salute del mare.
Il Coronavirus è reputato responsabile di un impatto negativo sul turismo marino (il 33% pensa che nel 2020 non si tornerà ai livelli precedenti e il 26% non ritiene che ciò avverrà nel 2021). Il 62% degli intervistati è convinto che il Covid-19 abbia migliorato la qualità di mari e ambiente e il 50% ritiene che ora vi sia una maggiore attenzione alla tutela.
“Il mare è fondamentale per la nostra esistenza e con le nostre azioni influenziamo la sua esistenza: tutti dobbiamo imparare a proteggere le risorse marine e usarle in modo sostenibile. Come OGS siamo quotidianamente impegnati in attività di ricerca per salvaguardare e valorizzare le risorse naturali, per valutare e prevenire i rischi geologici, ambientali e climatici”, spiega Paola Del Negro, ricercatrice e direttore generale di Ogs.
“In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani abbiamo pertanto voluto fotografare quanto gli italiani conoscano il mare, la ricerca italiana ed europea su di esso e quanto i valori della tutela ambientale siano diffusi. Questa indagine – continua – ci permetterà non solo di orientare le attività della cosiddetta ‘terza missione’ del nostro Ente, ma anche di fornire al sistema tutto della ricerca italiana un punto fermo per orientare le occasioni di dialogo attivo con i cittadini di tutte le età volte a favorire una migliore conoscenza dei fenomeni naturali e promuovere il rispetto dell’ambiente”.
Per la Commissione Europea, afferma Maria Cristina Pedicchio, membro del cda di Ogs e presidente di Marevivo Fvg, “l’elemento chiave di ogni missione è dato dalla partecipazione dei cittadini: da un lato al fine di rendere comprensibile a tutti il valore degli investimenti in ricerca e, dall’altro, di avere il loro supporto nelle scelte per raggiungere obiettivi ambiziosi”.
“Questa ricerca – aggiunge – sottolinea una volta di più quanto siano necessarie le azioni di engagement e confronto con i cittadini, le scuole, le associazioni. Per questo motivo, è fondamentale la presenza di realtà come Marevivo, associazione ambientalista che si occupa di tematiche legate a mari, acqua, fiumi, che contribuisce sul territorio, grazie al coinvolgimento di prestigiosi comitati scientifici e giuridici, a supportare le iniziative europee”.
L’indagine è stata svolta con un campione ampio, rappresentativo della popolazione italiana. Una scelta, spiega Maurizio Pessato, vicepresidente di Swg, che “oltre a garantire la significatività dei risultati, offre la possibilità di analizzare le posizioni espresse da molti segmenti sociali secondo: l’età, la zona di residenza, la condizione professionale, il livello di istruzione”.
“Sono anche verificabili altri aspetti interessanti proposti da chi vive accanto al mare, nell’entroterra o in zone collinari o montane; dalla dimensione del centro abitato e dalla presenza di figli. Nell’insieme si osserva che il mare è senz’altro una realtà che fa parte della nostra vita. La sua conoscenza non riguarda tutti, ma la considerazione della sua importanza è vasta e comprende anche chi lo pratica poco o quasi per nulla”, conclude.

(Adnkronos)

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