Caso Scieri, tre indagati per la morte del parà


Chiusa l’inchiesta militare. Il reato contestato è violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso tra loro.
Roma, 12 mag. E’ chiusa l’inchiesta della procura militare sulla morte di Emanuele Scieri, il . L’avviso di conclusione delle indagini, della procura generale militare presso la Corte militare di appello di Roma, è stato notificato a tre indagati: Andrea Antico, caporal maggiore capo scelto dell’Esercito in servizio, Alessandro Panella, già Caporale dell’Esercito in congedo e Luigi Zabara, già caporale dell’esercito in congedo.
Il reato contestato, nell’avviso di chiusura delle indagini firmato dal procuratore generale militare Marco De Paolis e dal procuratore generale militare Isacco Giorgio Giustiniani, è violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso tra loro.
Secondo quanto rileva la procura militare nell’avviso di conclusione indagini, i tre indagati, che all’epoca avevano il grado di caporale ed erano effettivi al Reparto corsi del Centro Addestramento Paracadutismo presso la caserma ”Gamerra” di Pisa, sono accusati di aver cagionato “con crudeltà la morte dell’inferiore in grado allievo-paracadutista Emanuele Scieri”. Secondo la ricostruzione della procura generale militare, tutto è accaduto “tra le ore 22.30 e le 23.45 del 13 agosto 199” quando i tre caporali hanno incontrato l’allievo paracadutista Scieri “che stava per effettuare una chiamata con il suo telefono cellulare poco prima di rientrare negli alloggiamenti del reparto di appartenenza per ottemperare all’obbligo imposto alle reclute”. Sempre secondo l’accusa, i tre avrebbero fermato il giovane, gli hanno contestato “di aver violato le disposizioni che, per ragioni di disciplina, gli vietavano di utilizzare il telefono cellulare” e poi esercitando un “abuso di autorità” gli avrebbero intimato “di effettuare subito numerose flessioni sulle braccia e, mentre le eseguiva, lo colpivano con pugni sulla schiena e gli comprimevano le dita delle mani con gli anfibi, per poi costringerlo ad arrampicarsi sulla scala di sicurezza della vicina torre di prosciugamento dei paracadute, dalla parte esterna, con le scarpe slacciate e con la sola forza delle braccia”.
Subito dopo, mentre l’allievo-paracadutista stava risalendo, “veniva seguito dal caporale Panella che, appena raggiunto, per fargli perdere la presa, lo percuoteva dall’interno della scala e, mentre il commilitone cercava di poggiare il piede su uno degli anelli di salita, gli sferrava violentemente un colpo al dorso del piede sinistro – come ricostruisce la procura generale militare – così facendo, a causa dell’insostenibile stress emotivo e fisico subìto, Scieri perdeva la presa e precipitava al suolo da un’altezza non inferiore a 5 metri, in tal modo riportando lesioni gravissime”. I tre poi, secondo l’accusa mossa dalla procura generale militare, “constatato che il commilitone, sebbene gravemente ferito, era ancora in vita – pur essendo consapevoli dell’obbligo di dover agire per soccorrerlo, lo abbandonavano sul posto agonizzante e, violando uno specifico dovere militare di comportamento, così ne determinavano la morte; morte, che il tempestivo intervento del personale di Sanità militare, da loro precluso, avrebbe, invece, potuto evitare”.
“E’ una grande soddisfazione. Ovviamente vale il principio della presunzione di innocenza, ma, dopo tanti anni, riuscire a dare un quadro più completo a una vicenda così dolorosa per me è una grossa soddisfazione anche nei confronti della famiglia della vittima. Un pensiero va alla famiglia e speriamo di poter, nel prosieguo del giudizio, riuscire ad arrivare a una sentenza definitiva”. Lo afferma all’Adnkronos il procuratore generale militare Marco De Paolis.
“Aspettiamo di vedere quali sono le ricostruzioni della procura, ma da quanto già emerso anche in passato, siamo in linea con la ricostruzione che abbiamo fatto. E’ stato svolto un ottimo lavoro di indagine e aspettiamo di vedere gli atti”. Così l’avvocato Maria Alessandra Furnari, legale della famiglia di Emanuele Scieri che esprime all’Adnkronos “soddisfazione” per la chiusura dell’inchiesta della procura generale militare. “La famiglia ha sempre detto che il suo interesse era arrivare alla verità e alla giustizia per Emanuele – spiega l’avvocato – Quale procura sia competente o quale procura debba portare a termine le indagini a loro non interessa. Interessa solo si arrivi alla verità e sono contenti che, finalmente, entrambe le procure che al tempo avevano indagato e poi archiviato, abbiano invece capito che a qualche verità si poteva giungere”. “Il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta è stato sicuramente fondamentale e ha dato un input per riaprire il caso altrimenti staremmo ancora nel silenzio e non saremmo arrivati a due inchieste parallele”, conclude il legale Maria Alessandra Furnari.

(Adnkronos)

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