Silvia Romano ha scelto il nome Aisha, ecco cosa significa



Milano, 11 mag. Il nome Aisha significa ‘viva’. E lo ha scelto dopo aver abbracciato l’Islam durante la sua prigionia in Africa. Una scelta volontaria, quella di convertirsi, come ha spiegato lei stessa, che si è presentata con il nuovo nome di Aisha. Come Aisha bint Abi Bakr, figlia di Abu Bakr, primo califfo dell’Islam che Maometto sposò per superare il lutto della prima moglie Khadija, nel 619. Nome molto popolare nella tradizione islamica, Aisha in arabo vuol dire ‘viva’, ‘vivente’ e in arabo significa ‘Madre dei credenti’.
Definita anche la preferita del Profeta, sebbene non gli avesse mai dato figli, Aisha era una bambina quando gli fu offerta in sposa nel 623 d.C. dallo stesso padre Abu Bakr dopo la morte di Khadija. Secondo diversi hadith (racconti della vita di Maometto) Aisha avrebbe avuto 6 o 7 anni al momento del matrimonio e 9-10 anni al momento della prima consumazione ma sull’età delle nozze molti studiosi si dividono: secondo alcuni il matrimonio non venne consumato prima della pubertà. La ragazza rimase comunque al fianco di Maometto fino alla morte nel 632 d.C..
La stessa Aisha fu protagonista nel dicembre del 626 d.C. di un incidente che ha avuto strascichi nella storia dell’Islam. Nel corso di una spedizione fu lasciata per sbaglio indietro dalla carovana in cui viaggiava per essere poi ritrovata nel deserto da un giovane cammelliere che la riportò a casa il mattino seguente. La circostanza diede adito a dicerie e Ali, cugino di Maometto e futuro Imam degli sciiti, avrebbe consigliato al profeta di divorziare da Aisha. Ma Maometto decise di non lasciare la giovane: l’inimicizia tra Aisha e Ali restò fortissima anche dopo la morte di Maometto e questo rapporto fu una delle numerose circostanze che portarono allo scisma dello sciismo.
Aisha morì a 62 anni e avrebbe avuto la stessa età del marito al momento della morte. Aisha divenne una figura di enorme rilievo per la tradizione orale relativa alla vita privata del Profeta. Il suo nome, inviso agli sciiti, è stato usato da alcune brigate sunnite che in passato hanno rivendicato attacchi contro Hebzollah come le ‘Brigate di Aisha’. E tra i battaglioni femminili in Siria tra i più noti c’è stato anche ‘La nostra madre Aisha’. Negli anni ’70 Aisha divenne un nome molto diffuso anche nei Paesi anglosassoni dopo che Stevie Wonder chiamò così sua figlia.

(Adnkronos)

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