Mercati fauna selvatica, cittadini del sud est asiatico chiedono stop



Roma, 7 apr. – Oltre il 90% dei cittadini del sud-est asiatico e Hong Kong è favorevole alla chiusura, da parte dei governi, dei mercati illegali o non regolamentati di fauna selvatica. È quanto emerge da una nuova ricerca del Wwf, il primo sondaggio dell’opinione pubblica sulla connessione tra Covid-19 e il commercio di animali selvatici mai realizzato in diversi Paesi asiatici. A pesare sull’opinione, l’emergenza legata al Covid-19 che ha evidenziato, sottolinea il Wwf, il legame tra malattie zoonotiche (quelle trasmesse dagli animali all’uomo) e mercati di fauna selvatica.
Il 9% degli intervistati da GlobeScan ha dichiarato di aver acquistato o di conoscere qualcuno che ha acquistato fauna selvatica negli ultimi 12 mesi in mercati di fauna selvatica, ma l’84% dice che è improbabile o molto improbabile che acquisterà prodotti derivanti dalla fauna selvatica in futuro.
Un sondaggio condotto a marzo tra 5.000 partecipanti provenienti da Hong Kong, Giappone, Myanmar, Thailandia e Vietnam ha rilevato che l’82% degli intervistati è estremamente o molto preoccupato per l’epidemia, e che il 93% degli intervistati nel sud-est asiatico e ad Hong Kong sostiene le azioni dei loro governi per eliminare i mercati illegali e non regolamentati.
Nonostante non siano ancora chiari tutti i dettagli delle origini del Covid-19, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che in ogni caso si tratta di una malattia zoonotica. Il 24 febbraio il governo cinese ha annunciato un divieto assoluto di consumo di animali selvatici. La nuova ricerca mostra che i cittadini sostengono azioni simili da parte di altri governi in tutto il Sud Est asiatico.
“La Cina ha fatto un buon passo in avanti vietando la caccia, il commercio, il trasporto e il consumo di animali selvatici e il Vietnam sta lavorando a provvedimenti simili- spiega Christy Williams, direttore regionale del programma Asia Pacifico del Wwf – Altri governi asiatici devono seguire l’esempio cinese, chiudendo i mercati di fauna selvatica ad alto rischio e mettendo fine a questo commercio una volta per tutte: questa è una strada obbligata per salvare vite umane e contribuire ad evitare che i drammi sociali e le turbolenze economiche che tutto il mondo sta subendo si ripetano ancora”.
Per Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, “i cittadini in Asia hanno espresso la propria volontà: coloro che vivono nei paesi in cui i mercati della fauna selvatica sono più diffusi chiedono che il consumo di animali selvatici sia fermato e che il commercio illegale e non regolamentato di animali selvatici venga eliminato”.
“Le persone sono profondamente preoccupate – continua Lambertini – e sosterrebbero le azioni dei loro governi per prevenire potenziali future crisi sanitarie globali originate dai mercati della fauna selvatica. È tempo di collegare i puntini tra commercio della fauna selvatica, degrado ambientale e rischi per la salute umana: agire ora per difendere sia gli esseri umani che le numerose specie selvatiche minacciate dal consumo e dal commercio è cruciale per la nostra stessa sopravvivenza”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che l’attuale pandemia di COVID-19, insieme ad almeno il 61% di tutti i patogeni umani, ha origine zoonotica: il commercio di animali selvatici è un rischio che aggrava la diffusione delle zoonosi. Altre recenti epidemie, tra cui Sars, Mers ed Ebola, sono state ricondotte a virus che si diffondono dagli animali alle persone.
Il commercio insostenibile di animali selvatici è la seconda più grande minaccia diretta alla biodiversità a livello globale, dopo la distruzione degli habitat.

(Adnkronos)

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