Coronavirus: cisl veneto a imprenditori turismo, non licenziate i dipendenti

Venezia, 28 feb. (Adnkronos) – “Invitiamo gli imprenditori del settore turistico del Veneto e della sua filiera a non licenziare i propri dipendenti, compresi quelli con contratto a termine e somministrati. Sappiamo che, a fronte del drastico calo delle presenze negli alberghi e in tutte le residenze turistiche, così come nelle attività di filiera, dai trasporti alla ristorazione, al tempo libero, quella di licenziare i lavoratori può sembrare l’unica soluzione, ma non è così. Il sindacato sta premendo sul Governo e sulla Regione affinchè vengano messi a disposizione del settore, anche delle piccole imprese che lo caratterizzano, ammortizzatori sociali straordinari per far fronte alla crisi derivata dall’emergenza Coronavirus”. E’ l’appello che mancia agli imprenditori Maurizia Rizzo, segretaria generale Fisascat Cisl del Veneto.
“In particolare stiamo chiedendo che si possa fare ricorso alla Cassa Integrazione, compresa quella in deroga, che copre le aziende da un dipendente in su e già utilizzata con ottimi risultati dal punto di vista della tenuta occupazionale anche nelle piccole aziende, negli anni della recessione 2009-2013. Le risposte che abbiamo avuto dal Governo e dalla Regione finora sono positive. Si tratta ora di procedere rapidamente alla messa in opera di questi strumenti con tutti i provvedimenti necessari, sia nazionali che regionali per salvaguardare il lavoro sia dipendente che autonomo, l’occupazione, il tessuto imprenditoriale e quindi il sistema economico. Invitiamo le associazioni imprenditoriali del settore a sostenere queste indicazioni. Non disperdiamo un patrimonio professionale costruitosi faticosamente e che occupa decine di migliaia di giovani, in gran parte donne.”, sottolinea.
I lavoratori dipendenti del settore turistico-ristorazione sono in Veneto 100.000 con punte di 130.000 nel periodo estivo. Attualmente (ma il numero cresce di giorno in giorno) si possono stimare in 15.000 quelli sospesi dal lavoro con il ricorso alle ferie forzate. L’attività turistica muove poi l’attività e l’occupazione in altri settori: trasporti, cultura, servizi tecnici, attività commerciali, lavanderie, fiere, pulizie, ecc.

(Adnkronos)

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