Lavoro: Confapi Padova, un veneto produce 2 mila euro di più che nel resto d’Italia (2)

(Adnkronos) – Sulle potenzialità di crescita dell’economia italiana pesa, evidentemente, un più basso livello del valore aggiunto per ora lavorata. I poco più di 62 mila euro di valore aggiunto per occupato raggiunti dall’Italia sono il risultato di profonde differenze a livello territoriale. Si va, infatti, dai 71 mila della Lombardia per arrivare, in coda, ai 47 mila euro della Calabria, passando per i 67 mila dell’Emilia Romagna, i 64 mila di Veneto e Lazio, i 60 mila della Toscana e i 51 mila della Campania.
“Nel commentare questi dati occorre innanzitutto chiedersi che cos’è la produttività. In sostanza riflette la capacità di un’azienda di produrre di più, combinando meglio i vari fattori della produzione attraverso nuove idee e innovazioni tecnologiche, dei processi e dell’organizzazione. Se l’economia italiana è stagnante ormai da diversi anni – già prima della crisi del 2008 e della doppia recessione che ci ha portato via nove punti di Pil – è proprio per la bassa produttività. E dietro ci sono cause diverse e radicate, che impongono di attuare riforme per aumentare la competitività”, riflette Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova.
“I fattori che spiegano la produttività limitata vanno dagli investimenti in tecnologia e innovazione scarsi (non dimentichiamo che la spesa in ricerca e sviluppo in Italia continua a essere inferiore a quella delle maggiori economie europee, circa l’1,3% del Pil contro una media al 2% per l’Ue) all’inefficienza del settore pubblico, anche a livello locale. Ma ci sono anche gli alti costi di produzione, l’orientamento verso produzioni tradizionali a basso contenuto tecnologico e per questo anche a basso valore aggiunto, per arrivare alla scarsa meritocrazia e un mercato del lavoro ipertutelato: tutti elementi che frenano la crescita delle imprese e, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, gli stessi salari dei lavoratori – sottolinea – Ma, se i salari sono bassi è anche perché, come già abbiamo avuto modo di affermare, è bassa la produttività: il classico cane che si morde la coda. Ecco perché crediamo che sia arrivato il tempo di stringere un nuovo patto sociale, che ci porti a fare tutti un passo indietro per poi poterne fare uno in avanti tutti assieme. Un impegno legato sì alla tecnologia e agli investimenti, ma anche all’organizzazione del lavoro”.

(Adnkronos)

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