Coronavirus, “boom di casi in Cina? Un artefatto”


L’epidemiologo Pierluigi Lopalco: “Stop traffico internazionale può rallentarlo”
Roma, 14 feb. (Adnkronos Salute) – “Sta facendo scalpore nelle ultime ore la notizia che le autorità cinesi hanno segnalato in un giorno un numero di casi che fino a oggi era segnalato in una settimana. Cos’è successo? Sembra si tratti di quello che in termini tecnici definiamo un ‘artefatto della sorveglianza’”. A spiegarlo è l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell’Università di Pisa, su ‘Medical Facts’, riguardo al .
In pratica “cambia la definizione di caso, cambiano le capacità diagnostiche, cambia il sistema di notifica e… cambiano i numeri. Significa che non dobbiamo fidarci dei numeri? Non esattamente – risponde Lopalco – Diciamo che dobbiamo basare le scelte di politica sanitaria su altri parametri. Cioè su quello che si sa”. Un nuovo virus, “ora battezzato giustamente Sars-CoV-2, circola in un Paese vasto e densamente popolato come la Cina. Il Sars-CoV-2 ha tutte le caratteristiche di un virus con potenzialità pandemiche: si trasmette facilmente da uomo a uomo per via aerea e incontra una popolazione che è scoperta immunologicamente nei confronti del virus”.
Quello emerso in Cina è un “virus con potenzialità pandemiche”, e “le misure di chiusura del traffico internazionale” serviranno “solo a rallentare la diffusione, non a impedirla” precisa inoltre l’epidemiologo. “Come per ogni virus con potenzialità pandemiche – aggiunge Lopalco – bisogna fare di tutto per impedirne o rallentarne la diffusione internazionale. La diffusione del virus potrebbe interrompersi miracolosamente in Cina. Questo è lo scenario più favorevole, ma meno probabile. A mio personale parere, meglio puntare sul rallentamento. Le misure di chiusura del traffico internazionale, per essere efficaci, dovrebbero essere drastiche, coordinate a livello continentale e associarsi a forti misure di contenimento in Cina. Comunque, serviranno a rallentare la diffusione, non a impedirla”. Dunque “bisogna approfittare del fatto di vivere in Europa, perché questo ci darà un vantaggio di alcune settimane, che saranno cruciali per la preparazione. È questo dunque che bisogna fare: prepararsi allo scenario peggiore e non farsi prendere dal panico. Il tempo gioca a nostro favore – conclude l’epidemiologo – approfittiamone”.

(Adnkronos)

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