Caso Uva, Cassazione: “Nessun riscontro violenze fisiche”


Le motivazioni della sentenza di assoluzione per sei poliziotti e due carabinieri. Il legale della famiglia: “Ci rivolgeremo a Corte europea dei diritti dell’uomo”
Roma, 13 feb. “Anche volendo ammettere che disse forse di essere stato percosso (senza dire da chi, ma preannunciando intenti vendicativi) o che urlò ‘assassini mi avete picchiato’ fatto sta che di quelle violenze fisiche non vi fu alcun riscontro”. E’ quanto scrivono i giudici della V sezione penale della Corte di Cassazione nelle con cui lo scorso 8 luglio hanno confermato l’assoluzione di sei poliziotti e due carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona per la morte dell’operaio di Varese, deceduto a giugno 2008 in ospedale, dopo aver trascorso la notte nella caserma dei carabinieri.
“Nel caso di specie non vi fu alcuna violenza gratuita – sottolineano i giudici di piazza Cavour- se è vero che si rese necessario bloccare fisicamente Uva senza che poi risultassero visibili segni di sorta riconducibili ad afferramenti o immobilizzazioni”.
“Non entro nel merito delle motivazioni della Cassazione, perché non le ho ancora lette. Trovo però una cosa allucinante e vergognosa che abbiamo dovuto aspettare 7 mesi per riceverle. Per il caso Magherini, come per tanti altri, ci hanno messo 90 giorni”. Così la sorella di Giuseppe Uva, Lucia Uva, interpellata dall’Adnkronos.
“Non ho ancora letto le motivazioni, ma commento solo il fatto che la Cassazione ci ha messo da luglio ad oggi a depositare le motivazioni. Adesso ci rivolgeremo a Strasburgo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”, fa eco il legale della famiglia Uva, Fabio Ambrosetti.

(Adnkronos)

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