Piazza Fontana, parla Merlino: “Pensai ‘ma io che c’entro?'”


L’intervista all’Adnkronos di uno tra i fondatori del Circolo anarchico 22 marzo, indagato e poi assolto per i fatti collegati alla strage: “In questi 50 anni ho vissuto senza mai un incubo, la mia coscienza è pulita. Trascinato in 17 anni di processi ma non mi sono fatto schiacciare”
Roma, 8 dic. di Silvia Mancinelli”In questi 50 anni ho vissuto senza mai un incubo, una notte in cui abbia sognato chiavistelli o aule giudiziarie. Non so se sia per la mia coscienza pulita o cos’altro. Alla fine non avevo che due possibilità, sentirmi schiacciato da 17 anni di processi e 3-4 di carcere oppure considerare tutto questo distante”. Così, all’Adnkronos, Mario Merlino oggi 75enne, tra i fondatori del Circolo anarchico 22 marzo, indagato e poi assolto per i fatti collegati alla strage di Piazza Fontana di cui ricorrono i 50 anni giovedì prossimo.
“Quando alle 8 di sera di quel 12 dicembre i poliziotti in borghese vennero a prendermi a casa – continua Merlino – per portarmi in questura, mi dissero ‘solo per un confronto’, mia madre mi disse ‘ti aspetto per cena’, mio padre che accese in quel momento la tv mi urlò che c’era stata una strage a Milano. Ricordo che, nella mia ingenuità, pensai ‘e io cosa c’entro?’. Insomma, ero a Roma, come poteva riguardarmi un fatto avvenuto a Milano? Invece poi si sono incatenate una serie di cose che mi hanno trascinato in 17 anni di processi fino alla Cassazione. Non è servita la lunghezza di quel processo, come di altri, a risolvere i problemi della giustizia visto che oggi si parla ancora di prescrizione”.

(Adnkronos)

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