Ex Ilva il 27 novembre udienza su ricorso d’urgenza


Presentato dai commissari straordinari, si chiede al tribunale di Milano di intervenire su ArcelorMittal. I giudici: “Non fermare l’operatività degli impianti”. Stasera i sindacati al Quirinale da Mattarella. Il ministro Boccia: “Siamo al braccio di ferro”
Taranto, 18 nov. Si terrà il prossimo 27 novembre l’udienza del ricorso cautelare e d’urgenza presentato dai commissari straordinari dell’ex Ilva con cui si chiede al tribunale di Milano di intervenire su che intende recedere dal contratto di affitto, dato il venire meno – a suo dire – di alcune condizioni. L’udienza, che si incardina nella causa civile sollevata dal gruppo franco-indiano intenzionato a lasciare Taranto, si terrà davanti a Claudio Marangoni, che presiede la sezione del tribunale specializzata in imprese ma che si occupa anche di questioni ordinarie.
Il giudice Marangoni oltre alla convocazione delle parti, ha fissato i “termini intermedi per consentire il deposito di memorie e il contraddittorio delle difese”, invitando “le parti resistenti – tenuto conto della non adozione di provvedimenti inaudita altera parte, in un quadro di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria e per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti – a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti, eventualmente differendo lo sviluppo delle operazioni già autonomamente prefigurate per il tempo necessario allo sviluppo del presente procedimento”, si legge in una nota a firma del presidente del tribunale di Milano, Roberto Bichi. 
Per l’ex Ilva “siamo al braccio di ferro”. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, intervistato da Massimo Giannini e Oscar Giannino a ‘Circo Massimo’, su Radio Capital, non usa mezzi termini: “Il governo ha le idee fin troppo chiare. Mittal ha posto sul tavolo un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto”, attacca Boccia, che alla società franco-indiana dice “rispetti le leggi della Repubblica e si assuma le proprie responsabilità. Se un’azienda media italiana avesse fatto quello che ha fatto Mittal, i proprietari sarebbero già stati portati via alle sei del mattino da qualche giorno… “.
Qual è il piano B? “L’alternativa è scolpita nelle leggi dello Stato: c’è l’amministrazione straordinaria, che ha già salvato una volta Ilva dal crack Riva, con il prestito ponte e con l’obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l’azienda sul mercato. Se fosse necessario, lo rifaremmo un’altra volta senza alcun problema”. Poi, decisa l’amministrazione straordinaria, “si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io”, continua Boccia, “penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari”.
Stasera nel frattempo alle 19.30 i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per affrontare la questione e delle crisi industriali, in generale. Lo riferiscono fonti sindacali.
Nel frattempo diversi mezzi pesanti si sono già schierati davanti alle portineria dello stabilimento siderurgico in segno di protesta per i crediti vantati in generale dalle aziende dell’indotto (non sono dagli autotrasportatori) nei confronti dei gestori di ArcelorMittal. Secondo quanto si apprende al presidio sono arrivati e arriveranno anche da fuori regione. Sul posto sono arrivati il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il presidente della Confindustria Taranto Antonio Marinaro.
La Regione Puglia potrebbe “pagare le fatture al posto di Mittal” ai fornitori dell’ex Ilva, così “subentreremmo come creditori dell’Ilva”. L’ipotesi è stata ventilata da Emiliano. In quel caso però – aggiunge – “li perseguiteremo legalmente ovunque al mondo” anche perché così si rischia “di far fallire decine di aziende essenziali per l’economia pugliese”. Emiliano ha quindi definito quello messo in campo dalle aziende dell’indotto “un blocco intelligente, che consentirà alle merci che devono entrare per alimentare la fabbrica di continuare ad arrivare”. Tuttavia, ha aggiunto, non è possibile pensare che queste imprese alle quali sono stati già portati via 150 milioni nella prima fase dell’emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture”.

(Adnkronos)