La Suprema Corte posticipa il termine di decorrenza del reato di appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

La revoca della carica di amministratore di condominio, che può essere deliberata in ogni tempo dall’assemblea condominiale, comporta per il soggetto fino ad allora investito del titolo determinati obblighi e doveri. In particolare costui deve consegnare all’amministratore subentrante il materiale fino ad allora in suo possesso relativo al condominio e ai condomini, comprese le somme giacenti nella cassa condominiale, e sbrigare gli ultimi lavori urgenti per non compromettere gli interessi collettivi senza pretendere alcuna remunerazione ulteriore. Tali obblighi sussistono in quanto l’amministratore cessato o revocato non possiede più alcun titolo per trattenere il materiale relativo al condominio. In tal senso si era espressa la Cassazione con sentenza 20137 del 2017. Dal momento successivo alla cessazione infatti la rappresentanza e ogni altro atto relativo al condominio spetta al nuovo amministratore. Se l’amministratore cessato non adempie a tali doveri rischia di essere accusato di reato di appropriazione indebita. A conferma di tale conseguenza si è espressa la Cassazione con una recentissima sentenza, la numero 39702 del 2019, di cui ora tratteremo. In tema, a poco rileva il fatto che la delibera condominiale di revoca dell’amministratore sia stata assunta in mancanza delle ordinarie modalità di convocazione dell’assemblea. Ulteriori pareri e approfondimenti sul condominio e la carica di amministratore sono consultabili nel sito dell’avvocato Tassitani Farfaglia, esperto in diritto condominiale a Padova.

Il caso affrontato dalla Suprema Corte riguardava il ricorso di un amministratore condannato con precedente sentenza al reato di appropriazione indebita e truffa aggravati. Questi ricorreva alla corte contestando l’avviso di querela, secondo lui ricevuta tardivamente, quando i reati addebitatigli erano già prescritti. Apriamo una parentesi sul meccanismo della prescrizione del reato di appropriazione indebita. L’articolo 167 del codice penale stabilisce che il reato si prescrive in sette anni e mezzo. Una durata ampiamente ridotta in un sistema penale con tempi processuali tutt’altro che rapidi, dove infatti spesso il giudice di legittimità si trova a dover annullare la sentenza di merito perché già perfezionatasi la prescrizione del reato. A tale proposito la corte di legittimità ha chiarito e modificato i termini di decorrenza del reato di appropriazione indebita in amministrazione condominiale individuando il momento in cui il reato viene compiuto. Ciò che infatti assume rilievo nella questione è la domanda se il reato di cui si parla venga compiuto quando l’amministratore condominiale prende in suo possesso il denaro condominiale per soddisfare i propri bisogni o quando compie delle irregolarità nel passaggio delle consegne al nuovo amministratore condominiale. La Corte appellata ha sostenuto come il reato di appropriazione indebita sia un reato istantaneo la cui consumazione si identifica con il compimento dell’ultimo o unico atto che integra la condotta. In questo caso si trattava dell’appropriarsi di somme del condominio non restituite allo stesso al momento della cessazione della carica e del passaggio di consegne al nuovo amministratore. La stessa Corte nel 2017 aveva qualificato il rapporto tra condominio e amministratore come un contratto di mandato in cui il primo costituiva il mandante e il secondo il mandatario. L’amministratore privato dell’incarico, pertanto, in qualità di mandatario ha l’obbligo di rendicontare il proprio ufficio di amministratore al condominio mandante e di restituire il materiale ricavato e conservato durante la propria gestione nonché attivarsi al recupero delle somme dei condomini inadempienti ai pagamenti, anche relativamente alle trascorse amministrazioni. Sarebbe privo di logica che l’amministratore restituisse solo gli incassi relativi alla gestione annuale, non rientrando in tale obbligo la restituzione di somme comunque percepite ma relative a gestioni precedenti. L’unico modo di fare chiarezza su quanto restituito dall’amministratore al condominio dunque è la consegna della cassa al termine del mandato. Qualora l’amministratore si rifiuti o non provveda a farlo si macchia di reato di appropriazione indebita. La Corte in conclusione ha ritenuto che il momento in cui si realizza il reato coincide con il momento di cessazione della carica e pertanto posticipa il termine di decorrenza della prescrizione del reato dal compimento di un atto di disposizione del denaro del condominio a vantaggio dell’amministratore al momento del passaggio delle consegne a quello nuovo con la cassa e la documentazione relativa al condominio.

 

Be the first to comment on "La Suprema Corte posticipa il termine di decorrenza del reato di appropriazione indebita dell’amministratore di condominio"

Leave a comment

Your email address will not be published.


* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto

*


1 × due =

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.