Salute: lo studio, troppo sale causa declino cognitivo

Roma, 24 ott. (Adnkronos Salute) – Non solo pressione alta: mangiare troppo sale causa infatti declino cognitivo. A mettere in luce il legame tra l’assunzione di sale e il cervello è uno studio condotto sui topi e pubblicato online su ‘Nature’, dal team del celebre scienziato italiano ‘trapiantato’ in Usa Costantino Iadecola, del Weill Cornell Medical College di New York. Lo studio rivela come una dieta estremamente saporita piò provocare nei topolini l’accumulo di tau modificata, una proteina associata a condizioni che causano demenza, fra cui l’Alzheimer. Una scoperta preoccupante, anche se “sono necessarie ulteriori ricerche per capire se i risultati possono essere validi anche nell’uomo”, avvertono i ricercatori.
Se ultimamente si sono moltiplicati gli allarmi relativi all’effetto dello zucchero, anche l’eccessivo consumo di sale è stato collegato dai medici al deterioramento cognitivo, ed è un fattore di rischio per la demenza. I meccanismi precisi alla base di questa associazione non sono chiari, ma si ritiene che la disfunzione vascolare e l’aggregazione delle proteine ​​tau nei neuroni abbiano un ruolo nel deterioramento cognitivo. Iadecola e il suo team hanno trovato le prove di quest’ultima ipotesi, identificando una serie di segnali a cascata che culminano in un aumento dei livelli di proteina tau fosforilata.
In particolare, i topi nutriti con una dieta ricca di sale (8-16 volte superiore a una normale) erano meno abili nel riconoscere nuovi oggetti e hanno faticato molto ad eseguire un test del labirinto. Gli autori spiegano come un’elevata assunzione di sale riduca la sintesi di ossido nitrico, il che porta all’attivazione di un enzima (CDK5) coinvolto nella fosforilazione della proteina tau.
La buona notizia è che il deterioramento cognitivo è stato invertito nei topi, ripristinando la produzione di ossido nitrico. Gli scienziati precisano che la dieta ad alto contenuto di sale somministrata agli animali superava di parecchio i livelli consigliati nell’uomo (3-5 volte il livello raccomandato di 4-5 grammi al giorno). Tuttavia, i risultati identificano un percorso prima sconosciuto che collega abitudini alimentari e salute cognitiva. “Il che – concludono gli autori – suggerisce che evitare diete” troppo saporite “può preservare la funzione cognitiva”.

(Adnkronos)

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