Sara, 30 anni laureata cacciata via dall’ennesimo stage da una cooperativa a 3 euro l’ora e in attesa delle ultime paghe

La denuncia di Sara, 30 anni laureata e con altri stage e titoli acquisiti, cacciata via da una cooperativa nel rodigiano e in attesa delle ultime paghe: ”l’ennesimo contratto di inserimento lavorativo con il centro impiego per un periodo di 6 mesi, a tempo pieno e con un compenso di 600 euro netti al mese. La figura era di tirocinante  in verità ero una normalissima dipendente”. Federcontribuenti: ”il caporalato è una piaga che non riguarda solo le campagne. I dannati 3 euro l’ora sono ad oggi il silente salario fisso con buona pace dei sindacati e delle istituzioni”. La legge: ”una attività impiegatizia, con frequenza quotidiana, orari fissi e retribuzione mensile stabile, è a tutti gli effetti non uno tirocinio o stage ma un rapporto di lavoro determinato”. Quanti trentenni in Italia sono come Sara?

Terminati gli studi, superata la soglia dei 30 anni con 3 lingue parlate accetta pur di vivere di sostenere 3 colloqui per una  cooperativa con sede nel rodigino e si ritrova in un pomeriggio qualunque presso il famoso centro per l’impiego, ”a firmare uno di quei contratti di inserimento lavorativo, che di fatto agevolano le aziende a pagare meno tasse. Di fatto, per un giovane laureato, con tanto di esperienza di stage e tirocini sia in Italia, che in Europa che in Africa, quello che si deve trovare ad accettare è l’ennesimo contratto di tirocinio con la promessa di un contratto di assunzione per un anno che di fatto non è mai arrivato”.  Riportiamo di seguito tutta l’amarezza e la delusione che Sara ci ha inviato con un messaggio email: ”subito divento una sedia dietro ad un tavolo dove svolgere le attività laboratoriali che si aggiungono, ma con il dovere di consegnare sempre il lavoro richiesto nei tempi e possibilmente senza errori”. Non bastasse subisce mobbing:  il veleno iniettato dalle colleghe a tempo determinato che forse temevano potesse rimpiazzare e l’ambiente di lavoro si inasprisce. ”Continuo ad impegnarmi per ben più di otto ore giornaliere al fine di concludere tutti i lavori utili e necessari per lo svolgimento dei compiti richiesti, ma questo non è bastato. Alla fine dei sei mesi di tirocinio, non ancora tutti regolarmente pagati, non mi è stato permesso di entrare a lavorare e svolgere dei compiti in cui era perfettamente competente. Avanti il prossimo trentenne che con inganno viene inserito con tirocinio, e per altri sei mesi la cooperativa porta avanti i propri lavori con risparmi di denari, e gran perdita di professionalità e umanità. Questo è il Veneto nel 2019”.

Chi è deputato al controllo? Federcontribuenti: ”Tante figure che si annientano tra loro. Questa cooperativa si è inserita come coordinatrice in due progetti finanziati dai fondi del PSR Veneto. Sara con l’inganno è stata chiamata a firmare un contratto da tirocinante quando, nella realtà, ha svolto tutte le attività di coordinamento generale di tutti i partner dei due progetti, con una notevole mole di lavoro, quotidiana e mensile”.

Come si sono conclusi i 6 mesi? ”A febbraio non ero capace di capire i compiti. A marzo-aprile non rispettavo le colleghe. A maggio non rispettavo l’orario di lavoro. A luglio fine del contratto. Ho continuato ad andare in ufficio 2 giorni per finire dei lavori. Ho investito oltre 1000 ore di vita e di lavoro in quel posto e per quei due progetti, nonostante il misero compenso di poco più che 3 euro ora, e solo con la speranza che sarebbe arrivato presto un contratto migliore. Io ci ho creduto, mettendo in campo tutte le mie conoscenze, capacità e competenze acquisite con tanti anni di vita da fuori sede, in Italia, in Francia 9 mesi, in Africa altri 6 mesi. Ho lavorato molto e in tanti ambiti, da operatore dei beni culturali, allo studio tecnico di geometra a quello di ingegnere, alla gestione del progetto di sviluppo in un PVS in Africa. Ho conosciuto molte persone, sono stata ospitata ed ho ospitato. Ho deciso di rimanere in Italia a studiare e cercare un lavoro perché, conoscendo, individuando e riconoscendo le ricchezze e le potenzialità della storia e del territorio nazionale, credo ci sia molta necessità di fare e fare bene, in molti ambiti lavorativi, con competenza e professionalità. Allo stesso tempo, però, queste competenze devono poter essere riconosciute da grandi presidenti ed imprenditori che ne possano apprezzare il valore e ne creino le condizioni per farle fruttificare in opere per il bene comune”.

La riflessione della Federcontribuenti: ”basterebbe prendere l’argomento sul serio per capire che, il lavoro in Italia è merce avariata, mercificata ai fini politici. Ispettori, consulenti, politici locali e i grandi ministri che passano troppo tempo tra il pubblico e poco al lavoro e poi i sindacati che urlano, denunciano fermo poi accettare, prostituendo i diritti dei lavoratori, i dettami imposti da chi fa il brutto e il cattivo tempo con i posti di lavoro. Abbiamo detto a Sara di trovare il coraggio di denunciare, di fregarsene degli sguardi contrariati, di aver rispetto delle proprie competenze e capacità. Tutti dovrebbero difendere la propria competenza, la propria dignità. Tutti dovrebbero denunciare”.

(Federcontribuenti)

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