10 ore di treno per fare 330km. L’Italia su rotaie ferma al dopoguerra

Da Napoli ad Ascoli Piceno, poco più di 330Km occorrono fino a 7 ore di treno con cambio obbligato a Roma. Da Reggio Calabria all’Aquila si superano le 10 ore e infiniti cambi di treno. La linea aerea non esiste in queste realtà se non con costi esorbitanti e anche qui cambi di terminale. Federcontribuenti: ”L’italia si fa prima a percorrerla in lunghezza che in larghezza e tutto questo è ridicolo confrontato ai spinosi temi della TAV e del ponte sullo Stretto. Partendo alle 12 da Napoli si arriverebbe ad Ascoli Piceno alle 20,47 impiegando quasi 9 ore ed effettuando ben 5 cambi, una follia”. L’Italia è il paese dell’Unione europea con il più alto costo di costruzione per le

linee ferroviarie ad alta velocità – 28 mln di euro per km, contro i 12 della Spagna, i 13 della Germania e i 15 della Francia.

Le infrastrutture sono indispensabili per un Paese che vuole tornare sulla strada dello sviluppo economico e sono indispensabili se pensiamo che ogni santo giorno ben 13 milioni di pendolari prendono il treno per recarsi al lavoro perdendo fino a 3 ore al giorno per gli spostamenti e spendendo fino a 200 euro al mese. ”L’unico modo per ricongiungere il Tirreno all’Adriatico in termini di rapidità è percorrere i tratti autostradali uniti a lunghi tratti di statale e non capiamo come mai, visti anche i 4,5 miliardi di euro di investimento fatto da Ferrovie dello Stato, mancano rotaie per il 45% del territorio nazionale”.

L’alta velocità ha una estensione pari a 896Km su una linea ferroviaria che ne conta 16.777 di km. ”Abbiamo cantieri aperti solo al nord mentre mancano del tutto potenziamenti tra Tirreno e Adriatico e prima di occuparci di unire l’Italia alle capitali europee dovremmo dare la possibilità a chi vive in Basilicata, Puglia, Marche e Abruzzo di entrare a far parte dell’Italia dal punto di vista ferroviario senza obbligarli a salire e scendere dai regionali sgangherati e per tratti pericolosi”.

Siamo fermi al dopoguerra.

In Italia ogni km di rotaie costano 33 milioni contro i 14 milioni della Spagna e i 15 milioni di Germania e Francia. Inoltre i tempi di realizzazione dell’alta velocità sono fino a 4 volte superiori a quelli di Francia e Spagna. I ritardi nell’esecuzione in Italia sono 5 volte superiori alle altre capitali europee con un aggravio di costi che genera sospetti mai fatti oggetto di attente indagini sia da parte della Corte dei Conti sia da parte della magistratura ordinaria.

”A cosa sono dovuti questi ritardi e questi aumenti di costi? Alla mafia che sappiamo essere presente anche in tutte le colleghe europee? Rispetto alle colleghe noi non abbiamo solo la mafia dentro gli appalti, subiamo anche la lentezza burocratica e il caos di norme tra progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e infine la realizzazione dei lavori veri e propri da parte dei colletti bianchi regionali. Per poi scoprire, a cose fatte, gli scandali negli appalti pubblici realizzati sottocosto perché sub appaltati. Spendiamo il quadruplo per avere poco e male”.

Nel 2017 le Ferrovie dello Stato hanno effettuato investimenti per circa 4,5 miliardi dalla controllata RFI Spa, che si occupa della rete. Gli investimenti di Autostrade per

l’Italia sono ammontati a circa 600 milioni; altri 200 sono stati investiti dal gruppo Gavio. Per la rete di telecomunicazioni, TIM ha investito circa 3,5 miliardi.

”In Italia cittadini e turisti non sanno come andare da Napoli ad Ascoli senza impiegarci un giorno; la metà della popolazione italiana non ha mezzi pubblici in città efficienti, non ha una adeguata rete internet pur pagando abbonamenti stratosferici; pensate che qualche milione di abitanti non recepisce nemmeno i canali Rai. Inutile dare più soldi, occorre prima capire che fine hanno fatto quelli finora investiti; occorre rivedere l’intera procedura di progettazione e realizzazione. Occorre guardare il diavolo negli occhi e farci i conti o resteremo sempre più indietro e parleremo sempre più della fuga dal Sud al Nord. Ad oggi anche gli ultimi interventi e progettazioni per il Sud di Italia, terra dal valore economico culturale e turistico incalcolabile, sono insufficienti, indecorosi e finiranno nelle solite tasche”. Tra l’ altro la stessa classe politica del sud è slegata da quella di Roma. Non è che a remar contro sono, tra l’altro, anche i colossi del petrolio e i costruttori di automobili? Ci rendiamo conto che il trasporto su rotaie è indietro di 100 anni?

AIUTACI AD AIUTARE

Abbiamo rifiutato da sempre i finanziamenti pubblici previsti per le grandi Associazioni perché, la nostra politica, prevede di sedere al tavolo dei cittadini e non dei politici. Oltre all’assistenza e alla tutela in tutte e le sedi per quanto riguarda il diritto bancario, fiscale, tributario, commerciale verso contribuenti, utenti e consumatori il nostro impegno é anche di dotare i nostri iscritti di servizi importanti nel pieno rispetto del Codice del Consumatore.

Entra in Federcontribuenti e troverai un mondo di servizi, tutela e offerte senza sorprese.

Sostienici → Associati →

(Federcontribuenti)