Di Maio: “Noi non lasciamo la nave affondare”

“In queste ore avviate tutte le interlocuzioni necessarie per una maggioranza solida”. E sottolinea: “Riforme bloccate a un passo dalla realizzazione, non lasciamo che a pagare la crisi siano gli italiani”

Roma, 22 ago. (AdnKronos) – “In queste ore sono state avviate tutte le interlocuzioni necessarie per una maggioranza solida”, “noi non lasciamo la nave affondare”. Così il capo politico del M5S dopo le consultazioni con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. “Abbiamo specificato al presidente della Repubblica che il voto è un’ipotesi che non ci intimorisce affatto – mette in chiaro – Al contrario, siamo stati noi a dire in passato, e lo pensiamo tuttora, che ogni qualvolta i cittadini possano esprimersi è sempre una vittoria della democrazia” ma “il voto non può essere la fuga dalle promesse fatte agli italiani. Noi ne abbiamo ancora tante da realizzare”.
Di Maio ricorda che “il M5S ha la maggioranza relativa in Parlamento e ha ottenuto questo primato perché i cittadini italiani ci hanno chiesto di cambiare questo Paese profondamente, non di assecondare calcoli politici o capricci estivi”. “L’esperienza di questi 14 mesi di governo ha segnato profondamente il Movimento 5 Stelle – dice il leader grillino – All’inizio di questa legislatura ci siamo impegnati ad avviare una esperienza di governo che si basava sulla sottoscrizione di un contratto, sulla lealtà tra due forze politiche e sulla leale collaborazione tra esse che è stata minata dall’apertura unilaterale della crisi di governo e dalla presentazione di una mozione di sfiducia”. “Stare al governo, come è noto – prosegue – ha fatto perdere consensi al Movimento 5 Stelle, ed è ovvio che per tutelare il Movimento 5 Stelle, al momento, la strada più conveniente per noi sarebbe quella di andare al voto. Siamo stati tentati in questi giorni dal disimpegnare il Movimento 5 Stelle da qualsiasi altra esperienza di governo futura, così da evitare di sacrificare ulteriormente il nostro consenso”.
10 IMPEGNI CON GLI ITALIANI – Al presidente della Repubblica, spiega, “abbiamo portato le nostre preoccupazioni, soprattutto per i rischi che vanno delineandosi verso l’economia italiana e verso milioni di famiglie, in relazione a un possibile aumento dell’Iva e del ritorno alla legge Fornero”. Quindi, “abbiamo informato il Capo dello Stato di quelli che secondo noi sono obiettivi prioritari per l’Italia. Sono 10 impegni che abbiamo preso con gli italiani e che secondo noi devono essere portati a compimento”.
“Qui non si rischia di tornare indietro al 4 marzo 2018, qui si rischia di portare il Paese a una condizione non diversa da quella della crisi del 2008 – avverte Di Maio – e non è giusto che a pagare questa crisi siano proprio i cittadini italiani”. “Voglio ricordare a tutti che la fine prematura di questo governo ha bloccato riforme determinanti” che “avrebbero migliorato sensibilmente la vita degli italiani”, scandisce il leader 5 Stelle, “concepite dal M5S e che erano a un passo dalla realizzazione”.
Elencando il primo dei 10 obiettivi “prioritari” portati all’attenzione del capo dello Stato, Di Maio ribadisce che il taglio del numero dei parlamentari “per noi deve essere un obiettivo di questa legislatura” e “deve essere tra le priorità del calendario in Aula: non la daremo vinta a chi vuole tenersi stretti 345 parlamentari in più”. A quanto si apprende, il ragionamento che fa Di Maio in queste ore con i suoi è che il taglio dei parlamentari è il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidità.
Il secondo dei 10 punti prioritari per il Movimento 5 Stelle è una manovra “equa” che preveda “lo stop all’aumento dell’Iva, il salario minimo orario, il taglio del cuneo fiscale, la sburocratizzazione, il sostegno alle famiglie, alle nascite, alla disabilità e all’emergenza abitativa. Gli italiani rischiano di pagare 600 euro a famiglia in più nel 2020 e questo dobbiamo impedirlo assolutamente”. “Va dichiarato illegale qualsiasi stipendio da 2 o 3 euro all’ora”, rimarca ancora.
E parla di un nuovo corso in tema di politica ambientale. Vogliamo “un’Italia 100% rinnovabile. Dobbiamo realizzare un Green New Deal che nei prossimi decenni porti l’Italia verso l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia al 100%. Basta con gli inceneritori e le trivelle, sì all’economia circolare e alla eco-innovazione e norme contro l’obsolescenza programmata; una legge su rifiuti zero e investimenti pubblici sulla mobilità sostenibile”.
Ancora, “l’Italia ha bisogno di una seria legge sul conflitto di interessi e serve una riforma della Rai ispirata al modello Bbc inglese”. Inoltre, occorre “dimezzare i tempi della giustizia e riformare il metodo di elezione del Consiglio superiore della magistratura. Noi abbiamo pronta una riforma che porta al massimo a 4 anni i tempi per una sentenza definitiva”. Tra i punti prioritari, “carcere ai grandi evasori, lotta alle mafie e ai traffici illeciti”. Per il capo politico 5 Stelle “serve una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari e un inasprimento delle pene per i reati finanziari per contrastare i traffici illeciti delle mafie”.
E poi, “va completato il processo di autonomia differenziata richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, istituendo contemporaneamente i livelli essenziali di prestazione per tutte le altre Regioni, per garantire a tutti i cittadini gli stessi livelli di qualità dei servizi. Va anche avviato un serio piano di riorganizzazione degli enti locali abolendo gli enti inutili”. Riguardo alla questione migratoria, “contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, con politiche mirate dell’Unione europea nei Paesi di provenienza e transito. Oltre alla modifica del Regolamento di Dublino”. Quanto al Mezzogiorno, “va lanciato un piano straordinario di investimenti per il Sud, anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti che aiuti imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese”. Sul piano economico-finanziario, “serve separare le banche di investimenti da banche commerciali. Se metto in banca i miei soldi voglio sapere se vengono investiti in economia reale o se qualcuno ci gioca in borsa”.
Ancora, dalla scuola, all’acqua, alla sanità pubblica, le infrastrutture e l’identità digitale: bisogna tutelare i beni comuni, sottolinea il capo politico del M5S indicando le priorità del Movimento. “La scuola pubblica – rimarca Di Maio – è un bene comune: serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti”. L’acqua “è un bene comune: bisogna approvare subito la legge sull’acqua pubblica”, prosegue. Fari anche sulla sanità pubblica che “va difesa dalle dinamiche di partito spezzando il legame tra politica regionale e sanità valorizzando il merito”. E poi “le nostre infrastrutture” che “sono beni pubblici pagati dai cittadini ed appartengono ai cittadini ed è per questo che va avviata la revisione delle concessioni autostradali”. Tra i beni comuni da tutelare Di Maio include anche la cittadinanza digitale che “va riconosciuta ad ogni cittadino italiano dalla nascita per favorire l’accesso alla partecipazione democratica, all’informazione e per favorire la trasformazione tecnologica”.
Di Maio dice a chiare lettere: “I cittadini ci hanno votato il 4 marzo del 2018 per cambiare l’Italia e non per cambiare il Movimento 5 Stelle. E penso anche che il coraggio non sia di chi scappa, ma di chi prova fino alla fine a cambiare le cose, anche sbagliando, con spirito di sacrificio, senza mollare mai, provando a fare qualcosa per l’Italia e per le future generazioni”. “Al Movimento 5 Stelle – scandisce – questo coraggio non è̀ mai mancato, quello di agire per l’Italia e non per i propri interessi, a costo anche di perdere consenso”. “Noi non lasciamo la nave affondare. Noi non lasciamo che a pagare questa crisi siano gli italiani, perché l’Italia siamo tutti, indistintamente dai colori politici e dagli interessi di parte”, conclude Di Maio.
PER ‘TRATTATIVISTI’ PD C’È APERTURA – “I presupposti per approfondire ci sono. Ora aspettiamo Mattarella”. I ‘trattativisti’ Pd leggono positivamente le parole di Di Maio al termine delle consultazioni. Su queste basi, secondo le stesse fonti, si potrebbe procedere. Certo, per il Pd la palla è nelle mani del segretario Nicola Zingaretti. Per i ‘trattativisti’ dem il riferimento a una “maggioranza solida” e anche il fatto che il nome di Giuseppe Conte (sin da principio un ‘ingombro’ nella trattativa) non sia mai stato pronunciato è un dettaglio non irrilevante. “Una chiara apertura”, si osserva in ambienti parlamentari dem. “Loro hanno 10 punti, noi 5 possiamo discutere. Certo mentre il Pd ha fatto riferimento esplicito ai 5 Stelle, Di Maio non ha fatto lo stesso…”.

(Adnkronos)