Ebola: Unicef, in Congo 1380 bambini rimasti orfani

Roma, 13 ago. (AdnKronos Salute) – Il numero di bambini della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) “rimasti orfani a causa dell’epidemia di Ebola è più che raddoppiato da aprile, ne sono stati registrati 1.380, richiedendo un rapido aumento delle cure specialistiche nelle province dell’Ituri e del Nord Kivu colpite dall’Ebola. Sono bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’Ebola, dall’inizio dell’epidemia poco più di un anno fa”. Lo rende noto l’Unicef che aggiunge come “in questo stesso periodo, 2.469 bambini sono stati separati dai genitori o da chi si prende cura di loro o sono rimasti soli mentre gli adulti vengono sottoposti a screening e trattamento, o isolati perché sono stati in contatto con qualcuno colpito da Ebola.
“Questa malattia è stata particolarmente straziante per i bambini – spiega Pierre Ferry, responsabile dei programmi di protezione dell’infanzia dell’Unicef nella Rdc -. I bambini guardano i genitori che muoiono davanti a loro o vedono i loro cari portati nei centri di trattamento Ebola, incerti su quando o se torneranno. Stanno lottando con il dolore e l’ansia, mentre devono confortare e prendersi cura dei fratelli più piccoli. Molti affrontano la discriminazione, la stigmatizzazione e l’isolamento”. L’Unicef sta lavorando a stretto contatto con i partner e le comunità per identificare rapidamente i bambini colpiti e personalizzare il supporto per rispondere ai loro ampi bisogni fisici, psicologici e sociali. Ad oggi ha formato 906 assistenti psicosociali e psicologi che forniscono una serie di servizi di assistenza personalizzata per i bambini orfani e separati.
“Provenendo dalle comunità colpite, gli operatori psicosociali sono tra gli attori più fidati nella risposta – prosegue Ferry – Come risultato, sono stati in grado di ridurre la discriminazione dannosa e la disinformazione e aumentare l’accettazione e l’impegno della comunità, che è fondamentale per fermare l’epidemia”.
Per i bambini non accompagnati, i team psicosociali forniscono un’assistenza dedicata che include cibo, sostegno psicologico e assistenza materiale. L’Unicef gestisce tre asili nido accanto ai centri di trattamento di Ebola nei punti caldi dell’epidemia, dove i sopravvissuti di Ebola, che sono immuni alla malattia, assistono e monitorano da vicino i neonati e i bambini molto piccoli fino a quando i loro genitori o chi si prende cura di loro non hanno completato il trattamento.
Per i bambini che non hanno genitori sopravvissuti, i bisogni sono a più lungo termine. “Gli assistenti psicosociali lavorano per collocare i bambini con parenti o famiglie affidatarie – un compito non facile, dato l’onere economico di allevare altri bambini e la pervasiva paura di prendere la malattia o di essere associati ad essa. Spesso questo richiede una delicata mediazione e un sostegno finanziario per il cibo, le rette scolastiche e altri beni di prima necessità. La natura del sostegno è determinata dai bisogni più urgenti di ogni bambino o famiglia”, ricorda l’Unicef.
Tutti i bambini hanno bisogno di assistenza psicosociale per mitigare gli effetti debilitanti della perdita, dello stigma e dell’isolamento, ed è per questo che l’Unicef “sta lavorando per aumentare rapidamente i programmi di protezione dei bambini nelle aree colpite dall’Ebola”.
“Il numero di bambini orfani dell’Ebola o lasciati da soli sta crescendo con la stessa velocità dell’epidemia – conclude Edouard Beigbeder, rappresentante dell’Unicef nella Rdc – La cura, l’assistenza specializzata e le risorse per questi bambini vulnerabili devono tenere il passo”.

(Adnkronos)

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