Diana Bracco Serve credito d’imposta e riduzione cuneo fiscale

A fine mese l’ingresso ufficiale nel gruppo di Blue Earth Diagnostics, biotech di Oxford

Roma, 23 lug. – (AdnKronos) – Per spingere le imprese a investire è fondamentale “il credito di imposta per tutta l’attività di ricerca, non solo sulla parte incrementale, come fanno in Francia. Poi la riduzione del cuneo fiscale perché i lavoratori prendono troppo poco in busta paga. Avrebbero dovuto farla molto tempo fa”. Lo afferma, in un’intervista al ‘Corriere Economia’, Diana Bracco, presidente e Ceo del Gruppo Bracco, ricordando che “quando si vuole costruire un centro di ricerche in Europa, per esempio, i Paesi fanno ponti d’oro per attrarre gli investimenti italiani, parlo di Francia, Romania”. “Ma noi siamo italiani, dobbiamo tenere duro, esportiamo eccellenze in tutto il mondo. Noi abbiamo trovato manager, talenti tutti italiani, da mandare in Cina. In quel Paese che è il nostro secondo mercato dopo gli Stati Uniti abbiamo il 70% della joint venture Bracco Sine con la Shanghai Pharmaceutical, e ora – evidenzia – facciamo ricerca con questo gruppo”.
“IN UN ANNO QUASI 800 MLN DI INVESTIMENTI” – “Messi in fila fanno un totale di quasi 800 milioni di euro di investimenti programmati in poco più di dodici mesi, tra crescita interna e acquisizioni” sottolinea Diana Bracco ricordando la campagna di shopping che ha spinto il gruppo che guida al vertice dell’M&A delle imprese italiane all’estero. E a fine mese ci sarà l’ingresso ufficiale nel gruppo – con una transazione da 450 milioni di dollari – di Blue Earth Diagnostics, la biotech di Oxford nella diagnosi oncologica attraverso mezzi di contrasto. Una acquisizione, ricorda l’imprenditrice, che “cade a 25 anni dall’acquisto della Squibb Diagnostics, la più importante per il gruppo, perché ha segnato il coronamento del ‘sogno americano’”. Il gruppo attivo tra i leader mondiali nella diagnostica per immagini e del life science è arrivato a 1,291 miliardi di ricavi nel 2018, in crescita del 4,1%. Di questi l’86% viene dall’estero.
Il piano di investimenti, evidenzia l’imprenditrice, “è molto articolato, e ha puntato risorse importanti anche per l’ampliamento della capacità produttiva unita al miglioramento dell’efficienza dei processi negli stabilimenti italiani ed esteri. Nel piano al 2023 sono stati stanziati oltre 300 milioni di euro per interventi a Torviscosa, Ceriano, Singen, Ginevra e Shanghai”. “Ogni anno – ricorda Diana Bracco – impegniamo 100 milioni in ricerca, valgono il 9% del fatturato di Bracco Imaging. Pochi giorni fa abbiamo varato il raddoppio della produzione in Svizzera di un mezzo di contrasto per ultrasuoni molto richiesto con investimenti a piano di 60 milioni. All’inaugurazione c’erano anche il Governatore del Cantone di Ginevra e il sindaco, segno che agli investitori esteri la Svizzera stende i tappeti rossi. Poi, con Blue Earth abbiamo ora un nuovo centro di ricerca a Londra, l’ottavo del gruppo”. “Ma il nostro cuore – sottolinea – è sempre in Italia. Un esempio è Torviscosa in Friuli Venezia Giulia dove si combinano recupero industriale e ampliamento delle produzioni di mezzi di contrasto classico, che sono poi la chimica, la base della nostra forza”.
“CONTATTATI DA CDP” – “Non bisogna mai smettere di impegnarsi, ci vuole il coraggio dell’azione, l’imprenditore deve assumersi il rischio. L’abbiamo fatto con un’acquisizione da 450 milioni di dollari, tutta finanziata con capitali internazionali da JP Morgan. È una sfida, un segnale ai mercati. Se n’è accorta anche la Cassa depositi e prestiti che ci ha contattato per eventuali operazioni congiunte da realizzare assieme in futuro” afferma Diana Bracco nell’intervista al ‘Corriere Economia’, spiegando che simili progetti comuni “andremo a trovarli per presentare l’azienda”. “Lo Stato – aggiunge – deve imparare a fidarsi dei privati. Assieme si possono fare grandi cose. Credo che Expo 2015 a Milano sia stato un esempio virtuoso di collaborazione, nell’ambito di un’alleanza in cui il privato è a disposizione per la crescita del Paese. Quei terreni ora possono fare della città la capitale del ‘Life science’ attraverso lo Human Technopole”.
“NOI LEADER GLOBALI” – Per vendere a gruppi stranieri “certo le offerte non sono mancate, ma non siamo mai stati venditori – dice Bracco – La famiglia è compatta, da sempre, unita anche quando ci sono operazioni straordinarie come l’acquisto recente di Blue Earth Diagnostics”. Ed evidenzia come “la fragilità di molte imprese sta spesso nella mancanza di sintonia e di una successione in famiglia fatta per bene. Noi abbiamo deciso di selezionare un rappresentante della nuova generazione alla volta. Una scelta naturale. È stato così per me e così è per mio nipote Fulvio Renoldi Bracco, ceo di Bracco Imaging. Non è un’eredità facile. Chi resta si fa carico di una grande responsabilità, verso i nostri 3.400 collaboratori e gli azionisti”. “Siamo leader globali nel nostro settore. Pensi che nel mondo una procedura diagnostica a raggi X su tre è effettuata con un nostro mezzo di contrasto. Non bisogna comparare Bracco ai grandi gruppi della farmaceutica, bensì alle loro divisioni nella diagnostica e lì si vede che le nostre attività sono più forti. Abbiamo fatto un percorso. Siamo cresciuti con ordine, focalizzandoci sul core business vendendo anni fa a Dompé la farmaceutica che non era più strategica. Abbiamo incassato 200 milioni – sottolinea – e li abbiamo investiti per crescere ancora, forti anche di un cash flow operativo nel 2018 pari a circa 170 milioni. Il gruppo ha un rapporto tra flusso di cassa operativo ed Ebitda superiore all’80%.
LE REAZIONI – “Il credito d’imposta è strategico e di fondamentale importanza per le aziende che fanno ricerca e che investono in attività innovative” commenta all’Adnkronos Salute Lorenzo Fioramonti, viceministro dell’Istruzione, università e ricerca. “Ad oggi – ricorda il viceministro – alcune misure sono già state messe in campo da questo governo come il Fondo nazionale innovazione che ha una dotazione finanziaria di partenza, prevista nella legge di Bilancio 2019, di circa 1 miliardo di euro e verrà gestito dalla Cassa depositi e prestiti, con l’obiettivo di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate proprio al tema dell’innovazione. Inoltre nel decreto Crescita abbiamo innalzato da 2 a 4 milioni di euro l’importo dei finanziamenti concedibili a ciascuna impresa agevolabili ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 69 del 2013 (‘Nuova Sabatini’)”, conclude Fioramonti.
Per Federico Spandonaro, economista sanitario presidente di Crea Sanità (Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità) dell’Università Tor Vergata di Roma, credito d’imposta per l’attività di ricerca e riduzione del cuneo fiscale sono “condizioni necessarie per favorire gli investimenti” delle aziende delle scienze della vita. “Ma la ricerca non è solo economia. Serve creare l’humus adeguato allo sviluppo e all’innovazione, fatto di molte piccole azioni” commenta. Per favorire gli investimenti in ricerca serve, per esempio, “creare reti tra le università e i diversi attori del settore – dice l’esperto – ma anche condizioni strutturali per favorire i ricercatori. Come ad esempio una maggiore facilità ad utilizzare i brevetti. Oppure premiare le università che portano innovazione sul mercato, o premiare le aziende più innovative”, spiega Spandonaro all’Adnkronos Salute.
“Condividiamo in toto la proposta di introdurre incentivi specifici a tutta la ricerca del settore delle scienze della vita, compresa la sua fase di sviluppo, come sottolineato da Diana Bracco” afferma all’Adnkronos Salute Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria dispositivi medici. Si tratta di “un tema importante che ribadiamo da tempo alle forze politiche e al governo stesso insieme ad altri incentivi nell’ambito della fiscalità, che siano specifici per il nostro comparto e che darebbero grande impulso alla ricerca nel nostro Paese e conseguentemente allo sviluppo delle nostre imprese”. “Se infatti l’Italia vuole diventare protagonista nel mondo per giocare al meglio la partita che vede Milano come hub di eccellenza nelle scienze della vita con il Mind e lo Human Technopole – evidenzia – deve tornare adesso a investire nel mondo delle scienze della vita. Oggi abbiamo una grande opportunità: partecipare in modo attivo attraverso le innovazioni delle nostre industrie alla rivoluzione che la medicina sta vivendo, quella delle 4P, investendo in salute per invertire il classico paradigma e arrivare a prevenire oggi anziché curare domani”. “Mi auguro che il governo centrale insieme alle amministrazioni locali trovino soluzioni a breve termine che diano nuovo impulso alle imprese dei dispositivi medici, e più in generale di tutto il comparto – auspica Boggetti – con politiche incentivanti, che fungano da linfa vitale per lo sviluppo di eccellenze in campo medico-scientifico. Ricordiamoci però che se il nostro Paese sceglie di investire in ricerca e sviluppo, deve poi credere nell’innovazione che da essa deriva, quindi acquisirla. Pertanto qualsiasi incentivo che viene dato al comparto deve avvenire all’interno di un servizio sanitario in crescita e di un sistema di acquisto che premi l’innovazione su cui si è investito”.
L’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin è convinta che per favorire gli investimenti in ricerca nelle scienze della vita, “oltre a norme fiscali favorevoli, serve anche trattare bene i nostri ricercatori, aiutarli a rimanere in Italia e attrarre quelli degli altri Paesi: dobbiamo puntare ad essere un grande mercato della ricerca mondiale”. Due elementi, dice Lorenzin all’Adnkronos Salute, “sicuramente decisivi per rendere attrattiva l’Italia per gli investitori. Ricordo che nel 2018 il nostro Paese è diventato primo in Europa per produzione farmaceutica, superando la Germania, che ha sempre trainato l’industria del Vecchio Continente. Questo grazie a una serie di politiche miste che hanno creato un terreno favorevole alle aziende, compresa l’industria 4.0, ma anche alle certezze delle politiche del farmaco guidate dall’Aifa e dal ministro della Salute”. Ma la vera scommessa, secondo Lorenzin, “è far rimanere l’Italia competitiva in tutta la filiera della conoscenza: università, centri di ricerca, brevetti. Per fare questo – ribadisce – oltre alla fiscalità favorevole, come accade nei Paesi nostri competitori, è necessario attuare le norme sulla sperimentazione clinica – che prevedono, tra l’altro, l’organizzazione dei comitati etici – e incrementare politiche attrattive per lo status di ricercatori. Abbiamo i fondamentali, non dobbiamo perderceli per strada”, conclude Lorenzin.

(Adnkronos)