IL TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE

Quando abbiamo un problema di qualsiasi natura, che sia medico o psicologico, arriva il momento in cui dobbiamo affidarci ad un professionista affinché ci aiuti a stare meglio. Spesso, la scelta di tale figura è ardua, complessa, in quanto vi è un’ampia offerta sul mercato e non sempre abbiamo le conoscenze su quale sia il trattamento più adeguato. L’articolo seguente cerca di illustrare i vari tipi di cura per la depressione e fornire suggerimenti per effettuare la scelta migliore per il nostro benessere.

LA DEPRESSIONE IN BREVE

Nel DSM-5 (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) vengono descritti i disturbi dell’umore che sono diversi e comprendono: il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, il disturbo depressivo maggiore, la distimia, il disturbo disforico premestruale, il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, il disturbo depressivo dovuto a un’altra condizione medica. Ognuno di questi ha le sue peculiarità, ma ciò che hanno in comune è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni fisiche e cognitive, che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo. Le differenze tra essi consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nelle presunte cause.

DIFFICOLTÁ NELL’AVVIO DEL TRATTAMENTO

Date queste caratteristiche, l’avvio di un intervento terapeutico potrebbe essere problematico in una persona che soffre di depressione, in quanto si trova in uno stato di perdita d’interesse, demotivazione, mancanza di energie sfiducia e instaura un processo di disinvestimento dalla realtà. Quindi diventa faticoso, per chi ne soffre, riuscire a investire nella terapia, sviluppare una motivazione al cambiamento e la fiducia verso il terapeuta. Spesso si reca dal terapeuta perche spinto da altri, per lo più il coniuge o i genitori; egli infatti non ha alcuna speranza di poter essere aiutato. La sfiducia che ha in se stesso finisce per essere estesa anche ad altri e lo porta a pensare che nessuno riuscirà mai a comprendere appieno la grandezza del suo dolore e, in ogni modo, se ci riuscisse, non potrà essere aiutato.

Di seguito perciò faremo una disamina dei principali trattamenti farmacologici e psicoterapeutici per rendere evidente come queste convinzioni non siano fondate e come nonostante le difficoltà, con il giusto aiuto professionale, dalla depressione si esce.

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO NELLA DEPRESSIONE

Frequentemente per favorire la giusta collaborazione che è la base del miglioramento, risulta necessario intervenire con un trattamento farmacologico che permetta un, seppur minimo, aumento del tono dell’umore. Essendo rapido ed efficace, permette spesso di compensare le alterazioni biochimiche, riportando, in molti casi, il soggetto in condizioni di minore sofferenza e rischio.

I farmaci più usati per il trattamento di questo disturbo, sono per lo più gli antidepressivi, con un’efficacia del 60-70 % dei casi. Tra i più conosciuti vi sono i “vecchi” triciclici e i “nuovi” antidepressivi serotonergici o, ancora, gli IMAO. In base alle caratteristiche sintomatologiche o personologiche di ogni paziente vi può essere un’associazione di questi farmaci con Sali di litio o altri rimedi farmacologici.

Come per quasi tutti i prodotti, tali farmaci non hanno solamente l’effetto sul tono dell’umore, ma possono agire sull’enuresi e sul panico (Imipramina – Tofranil), o sulle forme ossessivo compulsive (Prozac e antidepressivi serotonergici), o sulle terapie per il dolore (Laroxil). Il medico psichiatra accorto, dovrà perciò tenere conto di molte variabili, fra cui la forma farmaceutica di somministrazione (pillole, gocce ecc..), per prescrivere il trattamento più adeguato.

Gli antidepressivi inoltre sono caratterizzati da un certo tempo di latenza, e inizialmente il paziente può sentire solo gli effetti collaterali, quali bocca secca, tachicardia, stitichezza, difficoltà a urinare e nel caso dei nuovi prodotti inappetenza e insonnia. Se questi effetti collaterali vengono perciò considerati intollerabili e inutili vi saranno buone probabilità di interruzione della terapia.

Solo dopo qualche settimana è possibile vedere una modificazione del quadro psicopatologico ed è a questo punto che è utile procedere con la psicoterapia più indicata.

PSICOTERAPIA DELLA DEPRESSIONE

TRATTAMENTO COGNITIVO COMPORTAMENTALE

Le ricerche dimostrano che le terapie cognitivo comportamentali (TCC) della depressione sono piuttosto efficaci, alla pari dei trattamenti farmacologici e, rispetto a questi ultimi, sembrano avere una migliore prevenzione delle ricadute. Si tratta di approcci che forniscono tecniche specifiche “cucite addosso alla persona” in base al suo funzionamento. Infatti, seppure con caratteristiche simili, la depressione si può presentare in varie forme e può avere diversi significati per ogni paziente.

Inizialmente la TCC si concentra sulla conoscenza del disturbo e sul perché la persona ha sviluppato proprio quel tipo di problema, per poi passare ad un lavoro comportamentale in cui l’obiettivo è la riattivazione del soggetto. Successivamente, dal punto di vista cognitivo, vengono messe in discussione le credenze e apprese tecniche per interrompere il rimuginio e la ruminazione, fenomeni che più sostengono lo stato depressivo. Infine, il lavoro può essere completato, in base alle esigenze, con le tecniche cosiddette di terza generazione, mindfulness-based, che permettono l’aumento della consapevolezza nel momento presente, l’accettazione degli stati emotivi e di ciò che non è possibile cambiare, la diminuzione dell’autocritica e l’impegno verso i valori importanti per la nostra vita.

CONFRONTO TRA L’EFFICACIA DELLA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE E FARMACOLOGICA

La terapia cognitivo comportamentale (TCC) appare essere dotata di efficacia simile a quella farmacologica nel controllare gli episodi di depressione che non abbiano raggiunto livelli di notevole gravità. Probabilmente la combinazione della terapia cognitivo-comportamentale e terapia farmacologica produce effetti superiori a quelli dei singoli trattamenti presi isolatamente. Inoltre la TCC, sia da sola sia in combinazione, può procurare un effetto protettivo riducendo la possibilità di ricadute.

TRATTAMENTI PSICODINAMICI

Quando vi è una stabilizzazione e una riattivazione cognitiva e comportamentale, gli approcci psicodinamici, pongono l’accento alla costruzione dell’alleanza terapeutica che fornirà la base relazionale su cui poter lavorare. Empatizzare con ciò che sta provando la persona l’aiuta a sentirsi accolto e compreso e pone le basi per la ricostruzione globale della personalità.

In generale il lavoro psicoanalitico per la depressione si basa sulla comprensione della malattia attraverso le radici intrapsichiche, familiari e ambientali. Il paziente fornisce le informazioni derivanti da sogni, narrazioni degli eventi passati che ne danno informazioni sullo stato affettivo ed emotivo. Questo permette di entrare in contatto con nuove modalità di rapportarsi a se stesso e alla malattia più funzionali e adattive.

Nel caso di una grave depressione in fase acuta, questo tipo di psicoterapie non sono indicate, poiché il paziente in genere è disperato, pieno di sensi di colpa, partecipa assai poco al trattamento ed è esposto a un grave rischio di suicidio.

TRATTAMENTO SISTEMICO FAMILIARE

A volte per questi disturbi viene utilizzato questo tipo di approccio quando nel sistema familiare vi è un nucleo depressivo di cui il paziente è portavoce. Solo trasformando le regole del sistema in termini di maggiore funzionalità può essere possibile un cambiamento della persona insieme agli altri membri della famiglia. In ogni caso, dove la famiglia è disponibile, si cerca di condividere le conoscenze sul disturbo e supportarne i membri nel momento di difficoltà. Qualora la famiglia non sia disponibile è possibile favorire regole funzionali nella terapia sistemica di gruppo.

ALTRI TRATTAMENTI PER LA DEPRESSIONE

IL TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE NELL’ANZIANO

Un particolare accenno va fatto al trattamento della depressione nell’anziano, in quanto è molto frequente ed è solitamente associata ad una povera qualità di vita, aumentando l’incidenza di tutte le cause di morte. Un dato significativo riguarda i tassi di suicidio, che sono più alti in uomini anziani rispetto ai gruppi di controllo su popolazione di età inferiore.

Nel trattamento della depressione in età senile vengono utilizzate le psicoterapie evidence-based come la psicoterapia cognitivo comportamentale. Anche quando vi è una demenza lieve questo approccio è molto utile al fine di migliorare la qualità di vita dell’anziano attraverso l’uso di strategie comportamentali come il problem solving, strategie d’aiuto quali la lista dei pro e contro. Inoltre gli antidepressivi e i trattamenti somatici come la terapia elettroconvulsivante, sono spesso utilizzati, anche se tali trattamenti possono essere complicati dalla presenza di un deterioramento cognitivo, da altre condizioni mediche concomitanti o da farmaci utilizzati per trattare queste ultime condizioni.

LA TERAPIA ELETTROCONVULSIVANTE (TEC)

Un breve approfondimento, utile per sfatare alcuni miti, va alla Terapia Elettro Convulsivante: quella utilizzata oggi è ben lontana dall’immaginario comune dell’elettroshock che si effettuava nei manicomi e che viene mostrata nei film. Si tratta di un trattamento controllato, indolore, che solitamente diventa l’ultima possibilità nelle forme gravi e resistenti di depressione e che da dei buoni risultati. Al fine di evitare il più possibile rischi cognitivi, alcuni ricercatori stanno mettendo a punto una stimolazione con impulsi ultra brevi, che riduce di un terzo la stimolazione cerebrale (e preserva quindi da conseguenze a livello cognitivo), ma sembra dare i medesimi risultati di quella standard.

SCELTA DEL TRATTAMENTO

Data l’ampia varietà di offerta psicoterapeutica, come è possibile fare la scelta migliore?

Innanzitutto è sempre bene affidarsi alla scienza e sapere che, un trattamento sostenuto da studi che confermano la sua efficacia, è già una buona base di partenza. In secondo luogo, affidarsi a centri qualificati dove poter fare una buona valutazione diagnostica, può essere d’aiuto per avere l’indicazione su quale sia il trattamento più adatto alla persona. Inoltre, quando si richiede un aiuto farmacologico è bene che la prescrizione sia da parte di un medico specialista in psichiatria, figura che ha le competenze necessarie per comprendere il quadro clinico nella sua complessità, in particolare se lavora in sinergia con psicoterapeuti di riferimento con i quali collaborare per un trattamento effiace. Infine, la gravità sintomatologica, il funzionamento del soggetto nel proprio contenso e l’ambiente familiare, possono suggerire (secondo le indicazioni scritte sopra) se sia necessario approcciarsi ad un trattamento piuttosto che un altro.

 

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