Arrestato ex magistrato Bellomo

E’ ai domiciliari. Le accuse sono di maltrattamenti ed estorsione ai danni di alcune allieve dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura

Bari, 9 lug. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Bari hanno eseguito una misura cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale del capoluogo pugliese, nei confronti di Francesco Bellomo, ex magistrato del Consiglio di Stato, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura. Le accuse sono di maltrattamenti ed estorsione ai danni di alcune allieve dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura. Il gip ha invece rigettato la richiesta cautelare del pubblico ministero per quanto riguarda altre due accuse, quelle di minacce e calunnia ai danni dell’attuale premier Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e di Concetta Plantamura, componente dello stesso organismo e consigliera del Tar Lombardia. Per questi reati Bellomo rimane indagato.
“COMPORTAMENTI SISTEMATICI DI SOPRAFFAZIONE VERSO ALLIEVE” – Secondo gli inquirenti, abusando dell’autorità che gli derivava dal ruolo di docente svolto nei corsi e dell’autorevolezza e del prestigio della sua funzione di magistrato amministrativo del Consiglio di Stato, e utilizzando l’artificio delle borse di studio offerte dalla società per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse (anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale), avrebbe imposto una serie di obblighi e di divieti, tra cui l’obbligo di fedeltà nei confronti del direttore scientifico, il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con persone che non raggiungessero un determinato punteggio attribuito secondo l’insindacabile giudizio dello stesso Bellomo.
Comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione e intimidazione. E’ quanto gli contesta il gip del tribunale di Bari. Secondo gli inquirenti, Bellomo avrebbe instaurato con le borsiste rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali. Nell’ambito di questo tipo di rapporti, “facendo leva sul rispetto degli obblighi assunti, si sarebbe reso responsabile nei loro confronti di comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione offendendone in tal modo il decoro e la dignità personale, limitandone la libertà di autodeterminazione e riducendole in uno stato di prostrazione e soggezione psicologica”.
L’ex magistrato è accusato anche di estorsione poiché avrebbe costretto una allieva e borsista a rinunciare all’impiego di co-presentatrice, addetta alla postazione web in programmi televisivi, in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato e di borsista, minacciando di revocarle la borsa di studio in caso di mancata rinuncia.
DIVIETI, DOVERI E DRESS CODE – Nell’ordinanza si legge che tra gli obblighi imposti alle allieve da Bellomo ci sarebbero stati anche “il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con soggetti che non raggiungessero un determinato punteggio” attribuito secondo il suo insindacabile giudizio e “il divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa”. Tra i doveri “l’obbligo di fedeltà nei confronti del direttore scientifico, l’obbligo di rispettare le direttive dallo stesso impartite, l’obbligo di segretezza sul contenuto delle comunicazioni intercorse con il direttore scientifico, anche nei confronti degli altri borsisti e collaboratori. E poi ancora l’obbligo di “attenersi al dress code” suddiviso in “classico” per gli “eventi burocratici”, “intermedio” per “corsi e convegni” ed “estremo” per “eventi mondani” e di “curare la propria immagine anche dal punto di vista dinamico (gesti, conversazione, movimenti), onde assicurare il più possibile l’armonia, l’eleganza e la superiore trasgressività” al fine di pubblicizzare l’immagine della scuola e della società”. Nell’ordinanza è scritto poi che bastava che il comportamento delle allieve non corrispondesse ai desiderata di Bellomo per fare in modo che lui le umiliasse, offendesse e denigrasse, “anche attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali, e minacciandole di ritorsioni sul piano personale e professionale”.
GLI SMS – Compaiono anche alcuni sms nell’ordinanza. “….Preferisco non parlarti. Direi cose molto pesanti e, purtroppo, vere. Rifletterò sul da farsi e ti farò sapere. Gli altri non ti stimano, né fisicamente né moralmente. Ti ho difeso, ti ho trattato da regina. Ma non è servito”. E ancora: “Ho detto cosa ti accadrà. Ti sei rovinata vita e carriera. Esegui ciò che ho detto e trovati un buon avvocato per il procedimento disciplinare. Elimina le mie foto da fb” i testi di alcuni messaggi inviati a una ricercatrice con la quale l’ex magistrato avrebbe avuto una relazione. E poi: “…Questo significa avere a fianco un animale. Perché tu sei così…Gli animali non conoscono dispiacere…è l’ennesima riprova del tuo Dna malato…Agisci come un selvaggio, ignorando le regole…”.

(Adnkronos)

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