Enrico Lucci Non cerco scuse ‘Realiti’ va corretto

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Parla il conduttore del nuovo show di Rai2 che dopo l’esordio deludente si sposta “in seconda serata, senza diretta e con tempi dimezzati”

Roma, 10 giu. (AdnKronos) – di Antonella Nesi
“Sottrazione e focalizzazione”. Sono le due parole chiave del restyling a cui sta lavorando la squadra di ‘Realiti’, il nuovo show di Rai2, che dopo gli ascolti deludenti della puntata d’esordio del 5 giugno alle 21.20 (2,45% di share e 428.000 telespettatori), si sposta da mercoledì prossimo in seconda serata, dove non andrà più in onda in diretta e durerà meno della metà della prima puntata. “Non cerco scuse – dice il conduttore Enrico Lucci all’Adnkronos – il risultato è stato pessimo e ci siamo messi tutti in discussione per rettificare, sgrossare, pulire e ritrovare il focus del racconto, che è la gara tra i protagonisti dell’attualità social”.
“La prima puntata – ammette – è stata di una lunghezza estenuante. Tre ore. Da mercoledì durerà 80 minuti. Gli ingredienti di fondo rimarranno gli stessi ma i ‘concorrenti’ scenderanno da sette a cinque e il ritmo sarà molto più serrato. Stiamo facendo tesoro di tutte le critiche che ci sono arrivate, tutte costruttive, affettuose e giustamente spietate”, aggiunge Lucci. Che poi sottolinea: “L’idea del programma di Umberto Alezio rimane valida ma il racconto era troppo sfilacciato, c’era dentro troppa roba, era un mostro a dieci teste”.
Sulla difficoltà di esordire nella prima serata del mercoledì con la concorrenza fortissima di programmi come quelli di Barbara D’Urso e di Federica Sciarelli, Lucci, senza tergiversare, dice: “Sicuramente la serata era difficile ma non cerchiamo attenuanti. Noi non puntavamo alla vittoria ma certamente a un risultato più dignitoso. Se un programma va così male, vuol dire che si è sbagliato. Il verdetto è stato chiarissimo. Però trattandosi di un programma sperimentale, sapevamo che potevamo trovarci a dover cambiare in corsa. E la seconda serata ci permette di essere più protetti”, conclude, ricordando che i programmi completamente nuovi “richiedono un po’ di tempo anche per capire se possono funzionare”.

(Adnkronos)