Federterme Su turismo sanitario fare presto e bene

Roma, 6 giu. (Adnkronos/Labitalia) – “E’ evidente che con il turismo sanitario si potrebbero anche accrescere i flussi turistici nei mesi di bassa stagione, favorendo la destagionalizzazione, senza considerare che la filiera della salute è un settore che attiva la produzione di beni e servizi di comparti diversi (white economy) come attesta la crescita documentata del peso degli acquisti ‘a maggior valore aggiunto’ come i servizi professionali, le telecomunicazioni, l’informatica, le strumentazioni mediche. Ma bisogna che le forze parlamentari di tutti gli schieramenti decidano di riconoscere priorità all’industria del turismo, per l’apporto economico e occupazionale atteso; fare presto e bene è utile e possibile con la indispensabile volontà politica”. Lo dichiara il presidente di Federterme Confindustria, Costanzo Jannotti Pecci.
Federterme ha partecipato (il 4 giugno) all’audizione sul ddl delega al governo in materia di turismo e ha indicato lo specifico contributo del ‘turismo sanitario’ alla crescita quantitativa e qualitativa dell’offerta turistica italiana, in grado d’intercettare anche una domanda potenziale europea di turismo sanitario sensibile alla consolidata reputazione dell’offerta di cure e benessere termale italiana.
“A distanza di quasi 20 anni dall’ultimo intervento organico in materia di turismo è da accogliere positivamente l’iniziativa di governo e Parlamento per il turismo, ma è anche necessario semplificare e adottare misure per il termalismo terapeutico, per il benessere e il turismo sanitario, appropriate ai mutamenti sostanziali del mercato turistico”, prosegue Costanzo Jannotti Pecci.
In particolare, la normativa delegata, secondo Federterme, dovrebbe prevedere interventi su: trasporti dedicati e attrezzati per le categorie più fragili, soprattutto in termini di accessibilità, tempi e costi; abbattimento delle barriere linguistiche e creazione di contact point nei Paesi di origine con idonee iniziative di comunicazione/narrazione; Ict e e-health e correlate iniziative formative; favorire un’offerta sanitaria integrata tra le diverse strutture sulle quali si articola il percorso di cura/riabilitazione e le relative destinazioni (che a livello area Ue potrebbe interessare oltre 3.500.000 persone).

(Adnkronos)