Tumori: Sicpre, no allarmismi su protesi seno dopo prima morte in Italia

Roma, 6 mag. (AdnKronos Salute) – La prima morte registrata in Italia per una rara forma di tumore legata all’impianto di protesi al seno, il linfoma anaplastico a grandi cellule (Alcl), “e’ una notizia tragica ma serve evitare allarmismi: e’ un’evenienza molto rara che, se affrontata per tempo e nel modo corretto, porta alla guarigione”. La Societa’ italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Sicpre) – dopo la notizia del primo decesso in Italia al Policlinico Umberto I di Roma all’inizio dell’anno – ribadisce quindi il suo invito alle donne, di “evitare il panico e adottare, invece, gli atteggiamenti piu’ produttivi: sottoporsi ai regolari controlli suggeriti dal chirurgo e non trascurare eventuali aumenti del volume della mammella. Anche perche’, con il conforto dei numeri e alla luce della posizione assunta dall’agenzia america (Fda) e da tutte le principali societa’ scientifiche internazionali, la situazione e’ sotto controllo”.

“Ovviamente la notizia di un decesso scatena reazioni emotive – osserva Daniele Fasano, presidente della Sicpre – Riteniamo pero’ che questa notizia, a parte il dispiacere che suscita, non modifichi sostanzialmente il quadro del linfoma anaplastico a grandi cellule come evenienza estremamente rara. In base a quanto raccolto dal database del ministero della Salute italiano, infatti, negli ultimi 8 anni sono stati registrati 41 casi di Alcl su 411.000 protesi impiantate. Questo vuol dire che il rischio di ammalarsi di Alcl e’ dello 0,001%. Ancora, se riconosciuta per tempo e approcciata nel modo corretto, cioe’ con la rimozione della protesi e della capsula fibrosa che la avvolge, la malattia viene risolta in sala operatoria, senza richiedere ulteriori cure. Per queste ragioni ci sentiamo di dire un ‘no’ motivato e scientifico all’allarmismo e alle posizioni sensazionalistiche”.

Anche “la Fda americana e tutti i ministeri della Salute europei, ad eccezione della Francia – aggiunge Fasano – hanno come noi sposato le linee guida indicate dalla task force europea dedicata allo studio dell’Alcl: impegnarsi a informare le donne nel modo piu’ capillare e formare i chirurghi, in modo da rendere la diagnosi piu’ precoce e piu’ certa e la cura piu’ appropriata possibile”.

Da sempre dalla parte della donna – sottolinea una nota – e impegnata nella tutela della sua salute, dal 4 aprile la Sicpre si e’ messa a disposizione del Consiglio superiore di sanita’ per fornire i dati e il supporto in materia di protesi. “Ricordiamo che l’Alcl insorge di solito diversi anni dopo l’impianto del dispositivo, in media dopo 7 anni”, precisa il presidente della societa’ scientifica “Ribadiamo – conclude – che il segnale da non trascurare e’ un rigonfiamento della mammella; le donne che lo riscontrano devono rivolgersi al loro chirurgo. E tutte le donne portartici di protesi mammarie devono eseguire i controlli periodici”.

(Adnkronos)

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