Nadia Gentilini sta mentendo da 10 anni oppure la Procura di Genova sta coprendo l’ndrangheta?

Nadia Gentilini sta mentendo da 10 anni oppure la Procura di Genova sta coprendo l’ndrangheta? Federcontribuenti: ”Abbiamo visionato, assieme agli avvocati, tutti gli atti, i documenti, le denunce e non c’è ministro o deputato della commissione antimafia che non li abbia letti e – a detta di molti – nella Procura di Genova servirebbe una indagine interna a spiegare le archiviazioni, i silenzi le indagini mai fatte partire. L’’ndrangheta esercita il suo potere eppure non la vedono, non la sentono e la ignorano. Da una procura e dai membri della commissione antimafia questo silenzio non lo accettiamo”. Addirittura in un documento si parla di traffico di armi, droga e rifiuti nel porto di Lavagna. ”Ora Nadia ha bisogno di una scorta perché la sua vita è in pericolo

Dal diario di Nadia Gentilini: ”ho deciso di tenere un diario giornaliero perché sono in pericolo e voglio resti traccia di chi ha voluto la mia morte e di chi non ha difeso la mia vita ma anche la legalità. A maggio 2017 l’onorevole Marco Brugnerotto mi presenta il senatore Luigi Gaetti del M5S , allora vicepresidente della commissione antimafia, che dopo aver studiato tutti i documenti decide di portare la mia pratica nella commissione antimafia che si sarebbe tenuta proprio a Genova. Non succede niente, il silenzio continua a farla da padrona, però tornano a minacciarmi”.

Le cose cambiano quando la Federcontribuenti apre una pagina dedicata alla storia della Gentilini e viene pubblicato il libro – Annientata. La mia lotta per la legalità – e iniziano a piovere messaggi e pressioni. ”Il deputato del M5S, Roberto Traversi, mi contatta tramite la pagina FB e quando ha preso atto di quanto si celava dietro il caso Preli e sulla colonia Fara decide di organizzare con Federcontribuenti un evento a Chiavari sull’argomento al quale partecipa anche il senatore Luigi Gaetti. Evento al quale hanno partecipato molte persone e molti giornalisti, ma nessuno ha scritto nulla. Al termine sono stata avvicinata alle spalle da una persona (30/35 anni) che mi ha riferito – tu rischi la vita lascia perdere – per poi dileguarsi”. In seguito, ”Roberto Traversi mi presenta Alice Salvatore, portavoce in Regione Liguria per il M5S, e dopo aver spiegato la situazione mi chiede i documenti e mi promette che sosterrà la mia causa. Gli invio copia del dossier consegnati inizialmente agli inquirenti di Woodcock. La Commissione Antimafia arriva a Genova e Luigi Gaetti espone ai presenti (magistrati, prefetto, forze dell’ordine) il mio caso e un altro inerente al comune di Savona, ma non succede nulla, per entrambi”.

Nel frattempo Roberto Traversi viene eletto deputato e in parlamento viene a conoscenza che sul porto di Lavagna sono state eseguite delle lunghe e accurate indagini (intercettazioni ed altro) che hanno svelato un traffico di rifiuti e droga e identificato i responsabili, ”ma paradossalmente (?) la procura di Genova non ha dato corso. Ha insabbiato. Come di prassi”.

Per l’onorevole Traversi era la prova che spiega perché l’ndrangheta ha il totale controllo della Liguria e opera alla luce del sole. Particolare di non poco conto se si considera che il comune di Lavagna due anni fa è stato sciolto per infiltrazione mafiosa per altra inchiesta. Sono anni che la DIA ci relaziona sul sistema mafioso in Liguria, a cosa servono queste relazioni? Perché nessuno si pone domande sul silenzio della Procura di Genova? Anno 2016: a Genova c’è un problema di fondo, culturale e di conoscenza del fenomeno. Diversi giudici non sembrano comprendere come la ’ndrangheta esercita il suo potere, né capiscono il modo in cui si manifesta. Non la vedono, non la sentono, la ignorano. Sembrano vivere su un altro pianeta – così parlava Michele Di Lecce, ex procuratore di Genova su una inchiesta su Lavagna – il processo “Maglio 3”, alla malavita calabrese radicata a Genova, si è concluso con una riga di assoluzioni. L’inchiesta “La Svolta”, sulle ’ndrine del Ponente, ha perso per strada il livello politico, prima che il Consiglio di Stato annullasse gli scioglimenti di Bordighera e Ventimiglia”.

Torniamo al diario di Nadia.

”A settembre 2018 gli attivisti del M5S della frazione Valpocevera (Genova) mi hanno invitata sia per parlare del mio libro sia per incontrare il senatore Nicola Morra, indicato come il futuro presidente della Commissione Antimafia, e in quella occasione io e Traversi abbiamo descritto a Morra la situazione di Chiavari e Lavagna. Con Morra ho sempre mantenuto i contatti e quando è stato eletto presidente della commissione antimafia ho presentato a Morra il mio avvocato Gian Mario Balduin e in quella occasione abbiamo chiesto, vista la gravità della situazione, e con il suo tramite, di poter fissare un incontro con il dott. Cafiero De Raho, capo della Direzione Nazionale Antimafia, ma mi è stato riferito che sarebbe stato difficile farsi ricevere”.

Dieci lunghi anni nei quali Nadia Gentilini ha sporto denunce nelle procure e presso Polizia e Carabinieri a seguito delle minacce e atti intimidatori subiti.

”Tutta questa situazione è paradossale, ho denunciato la MAFIA, la più pericolosa, quella che per eliminarti o ti butta da una finestra per poi far credere a un suicidio, o come accaduto a me crea i presupposti per arrestarti e una volta dentro – poverina si è impiccata – . Ho subito minacce e le ho denunciate evidenziandone il contesto mafioso ma nessun magistrato mi ha convocato. Hanno avvicinato mio padre e il mio compagno perché il loro intento è crearti il vuoto intorno e poi colpirti, così come Davide Mattiello ha descritto. Di recente ho ricevuto l’ennesimo “messaggio”intimidatorio, una busta listata a lutto appoggiata sullo zerbino dell’abitazione che mi ospita. Sono senza fissa dimora da sette anni, non risulto residente in nessun comune, non ho carta di identità, ma questo è il “loro”metodo per farmi capire che non solo sanno dove sono ma che sono vicini a me. Sono anni che esco di casa domandandomi se ne farò rientro, che sobbalzo ad ogni rumore notturno. Ci sono altri fatti che sono accaduti in questi giorni ai miei familiari che riguardano questo contesto mafioso e sono pronta ad allontanarmi dalla mia famiglia se non interviene al più presto la Direzione Nazionale Antimafia, e a questo punto parlerò solo con il dott. Cafiero De Raho, semmai vorrà ricevermi”.

17 anni dietro le sbarre mafiose e la ”mia condanna sembra senza fine”. Sbarre invisibili che ”mi hanno avvolto come un sudario fino a spegnermi la vita, ma ciò che più mi ha uccisa è stata l’indifferenza, la mediocrità della magistratura in primis e degli organi dello Stato poi”.

L’inizio.

Nadia Gentilini è una ex immobiliarista di Chiavari, ”nel 2000 mi sono opposta ad un disegno criminoso che mi era stato presentato dagli amministratori comunali, ed è iniziata una guerra contro la mia persona tale dall’avermi costretta alla fuga. Quando mi sono resa conto che, diventata teste chiave nel procedimento che portò alla condanna definitiva per tentata concussione dell’ex sindaco Vittorio Agostino e del figlio Alessandro, non bastava a liberarmi dalle intimidazioni, minacce e ostruzionismo di ogni genere, ho capito che c’era molto più di un colletto bianco sporco, ma un sistema criminoso ben congegnato e potente, tanto potente che tutt’oggi nessun magistrato ha avuto la forza di contrastarlo. Ho girato come una trottola per uffici, ho stampato centinaia di pagine per documentare quanto andavo gridando e in tutta risposta mi son vista archiviare denunce in tutta fretta perchè scomode, pericolose. Ho chiesto aiuto a Libera, ad onorevoli, mi sono rivolta a chiunque mi sembrasse capace di annientare questa nuvola tossica sulla Liguria. Ma niente. A tendermi una mano da qualche mese c’è la Federcontribuenti”.

Una lunga serie di documentazione che spazia da Chiavari al porto di Lavagna, alla località cavi di Lavagna e Genova, e tra vari argomenti trattava anche di traffico: di droga, di armi, di rifiuti.

È un caso che nel 2011/2012 l’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito veniva indagato anche per riciclaggio di denaro dell’ndrangheta, il cui quartier generale era Chiavari?

Nello stesso periodo il pentito Francesco Oliverio evidenzia ai magistrati che in Liguria ci sono 10 locali di ‘andrangheta e non 4 : Dal SECOLO XIX del 20 settembre 2013 – Genova – Francesco Belsito, genovese, ex tesoriere della Lega Nord arrestato per la gestione spericolata di soldi pubblici, «riciclava i soldi della ’ndrangheta». Non solo. «Il suo predecessore (il riferimento è a Maurizio Balocchi, chiavarese e deceduto, ndr), oltre a favorire il riciclaggio ne deteneva anche le armi». Seduto di fronte agli investigatori coordinati dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova Giovanni Arena – è il 21 agosto scorso – c’è un testimone di primissimo livello. Si chiama Francesco Oliverio, ha 43 anni, ed è un collaboratore di giustizia con un cursus honorum criminale di tutto rispetto…….”

2013 – ”mi reco a Napoli dove ho un incontro informale con gli inquirenti i quali mi informano che uno stralcio della pratica è stata trasferita per competenza alla DDA di Genova. Mi reco personalmente alla segreteria della Procura di Genova e ottengo lo stesso esito: a nome di Nadia Gentilini non risulta nulla. Chiedo spiegazioni e con imbarazzo l’impiegata mi risponde che quando “una cosa è grossa” non compare a video. Mi reco alla segreteria tribunale di Napoli e con il verbale di consegna dei documenti che gli inquirenti del pm Woodcock mi avevano dato chiedo informazioni sulla pratica indicata in atti e sui miei documenti. Con l’aiuto di un collega l’addetta digita i dati e con una espressione terrorizzata che non dimenticherò mai, mi risponde “è grossa .. è troppo grossa… se vuole sapere deve andare dal pm Piscitelli”. Sono salita al piano dell’ufficio del PM Piscitelli ma era assente”.

Non veniteci a raccontare che la Liguria è libera dalla mafia. Non ci fermeremo, insisteremo nel fare nomi, nel denunciare e nel raccontare pubblicamente le vessazioni che Nadia Gentilini si trova a subire. Non la ucciderete con l’assenso del nostro silenzio. Chi ha interesse a chiudere la bocca a questa donna? Perché tanti cronisti autorevoli, pur raccogliendo materiale, alla fine non hanno dedicato una riga all’argomento?

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