100mila italiani con malattia di Crohn

Diagnosi di solito fra i 20 e i 30 anni

Roma, 26 mar. (AdnKronos Salute) – In Italia, la malattia di Crohn colpisce circa 100.000 persone, oltre 5.500 solo nel Lazio, regione dalla quale prende avvio la campagna di informazione e sensibilizzazione ‘Aspettando Crohn. L’agenda impossibile’, presentata oggi a Roma. Si tratta di un’infiammazione cronica che colpisce il tratto gastrointestinale e si localizza solitamente nell’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) o nel colon. La malattia di Crohn, che rientra nel novero delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (Ibd), e’ caratterizzata da un’errata risposta del sistema immunitario al cibo, ai batteri e ad altre entita’ che vengono erroneamente scambiate per sostanze estranee.

“Questa e’ una malattia infiammatoria cronica che colpisce il tratto gastrointestinale – dice Alessandro Armuzzi, segretario nazionale Ig-Ibd, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease – Seppur sia ancora sconosciuta la causa scatenante, sono coinvolti piu’ fattori, tra i quali la predisposizione genetica, fattori ambientali, immunologici e il microbiota. La diagnosi avviene per lo piu’ in eta’ giovanile, tra i 20 e i 30 anni. I sintomi sono vari e dipendono dal tratto intestinale colpito. Tra questi ci sono dolori addominali, perdita di peso, diarrea frequente e prolungata, fatica, perdita di appetito o febbre. Questa variabilita’ nelle manifestazioni porta spesso a ritardi nella diagnosi, con conseguenti complicanze nel decorso della malattia che, se non trattata correttamente, puo’ portare a invalidita’ e, frequentemente, a interventi chirurgici”.

Nel Lazio ciascun paziente con malattia infiammatoria cronica dell’intestino spende di tasca propria in media 674 euro all’anno, spesa che raggiunge i 2.266 euro se si considerano anche i costi indiretti del paziente e del caregiver, secondo un’indagine Altems e Amici Onlus. E oltre ai disturbi clinici e alla spesa economica, la malattia di Crohn e’ spesso causa di disagio sociale. Per quanto riguarda la sola malattia di Crohn, uno studio italiano pubblicato sulla rivista ‘ClinicoEconomics and Outcomes Research’ e condotto da Save, Studi analisi valutazioni economiche, e da diversi centri di gastroenterologia italiani, ha stimato che il costo per persona, per il Sistema Paese, e’ di oltre 15.000 euro all’anno.

La voce di spesa principale e’ dovuta alle terapie e ai trattamenti farmacologici (60,3 %), seguita dai costi legati alla perdita di produttivita’ (17,9%) e da quelli dovuti alle ospedalizzazioni (10,9%). Secondo gli autori dello studio, il crescente uso di farmaci innovativi potra’ portare a un ulteriore aumento dei costi associati alle cure. Tali costi saranno bilanciati non solo da una riduzione di quelli associati alle ospedalizzazioni e alla perdita di produttivita’, ma anche da benefici per la qualita’ di vita dei pazienti, grazie a una minore ricorrenza dei sintomi e a una migliore compliance associati a questi nuovi farmaci.

“Questo disturbo – afferma Stefania Canarecci, presidente Amici Lazio Onlus – puo’ rendere difficili sia le relazioni personali, di coppia e con la propria famiglia, sia quelle lavorative e sociali, con un forte impatto a livello emotivo tanto che chi ne e’ colpito presenta spesso anche segni di depressione, stress, inquietudine e ansia. Inoltre, a causa dei classici sintomi, e’ una malattia percepita come imbarazzante di cui quindi non si parla e per la quale i malati soffrono in silenzio. Di conseguenza e’ importante che ci siano iniziative, come questa, che parlino e facciano conoscere questa malattia”.

Una delle caratteristiche piu’ invalidanti della malattia di Crohn e’ la sua natura recidivante. “Parliamo di una malattia – continua Salvo Leone, direttore generale Amici Onlus – con un decorso caratterizzato da fasi di remissione e fasi di attivita’ in cui la patologia si manifesta spesso in forma molto aggressiva, costringendo chi ne e’ affetto a continui ricoveri in ospedale o, nella migliore delle ipotesi, a periodi forzati di inattivita’. Sono frequenti i casi, soprattutto nelle aziende private, in cui le prolungate assenze a cui il lavoratore malato e’ costretto determinano relazioni tese con il datore di lavoro, fino al ricorso al licenziamento, al trasferimento o a pratiche di mobbing o alla crisi aziendale per i lavoratori autonomi. L’utilizzo di Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, cosi’ come l’accesso alle nuove terapie farmacologiche, che fortunatamente arrivano sempre piu’ spesso e che garantiscono una buona qualita’ di vita al paziente – conclude – non e’ uniforme sul territorio nazionale comportando spesso notevoli costi, anche di tipo economico, per il paziente”.

(Adnkronos)

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