Cosa fare? Una legge sulla soglia minima salariale, meno tasse sul lavoro o abbassare l’IVA sui consumi?

Il salario minimo francese è pari a 1,202, 92 euro netti al mese, in Germania è pari a 1.490 euro. Federcontribuenti, ”in Italia siamo fermi a 10 mila euro lordi l’anno e l’8,4% della popolazione italiana è in povertà assoluta”. Cosa conviene fare? Fissare per legge una soglia minima di salario, abbassare le tasse sul lavoro o eliminare qualche tassa sui consumi?

In Italia tutto diventa polemica politica e diatriba tra sociologi, anche stabilire come e con quanto vivere; peccato che le analisi sono basate su idee e su percezioni lontane dalla realtà.

Con una paga oraria di 9 euro a cambiare saranno i costi globali delle imprese, che già ora sono poco competitive per costo del lavoro, ma ad un lavoratore con una paga inferiore alle mille euro mensili poco gli importano i costi per il datore e la competitività tra imprese. ”In sintesi non riusciremo mai a varare una legge sul salario equa se non usciamo dalla lotta alla difesa del proprio orticello. Per prima cosa dal discorso devono uscire le multinazionali, poche e labili non sono la forza motrice dell’occupazione in Italia, mentre lo sono il 78% delle PMI che lavorano sul territorio e pagano le tasse in Italia. La soluzione è semplice: o gli abbassiamo le tasse di 10 punti e li obblighiamo ad aumentare il salario, o lasciamo le paghe come sono ma tagliamo l’IVA sui beni di primo consumo e sui prodotti di largo consumo per i soli lavoratori con paga inferiore alle mille euro, oppure, lasciamo invariate le tasse e l’aumento a mille euro del minimo salariale lo paga lo Stato che farà cassa sulle multinazionali che sfruttano il nostro territorio”.

Tra il 2012 e il 2017, rileva l’Inps il numero dei lavoratori regolari è diminuito del 15% passando da 1,01 milioni a 864.526 unità. In agricoltura, secondo i dati Inps, quasi 4 lavoratori su 10 (il 38%) hanno un salario orario inferiore ai 9 euro.

L’Istat durante le audizioni relative al Ddl sul salario minimo, ha evidenziato che fissando la soglia del salario minimo a 9 euro lordi l’ora ci sarebbero 2,9 milioni di lavoratori che avrebbero un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro. L’Istat spiega che sarebbe coinvolto il 21% dei lavoratori dipendenti con un aumento stimato del monte salari complessivo di 3,2 miliardi.

”Per qualcuno, – spiega Marco Paccagnella, presidente della Federcontribuenti -, l’aumento comporterebbe per le imprese con dipendenti un aggravio di costo che se non trasferito sui prezzi porterebbe a una compressione di circa l’1,2% del margine operativo lordo. Mentre secondo l’Ocse l’economia italiana non può reggere introducendo un salario minimo di 9 euro l’ora. Peccato in Italia ci siano 4,26 milioni di lavoratori sotto i 10mila euro lordi l’anno; significa vivere con un salario di circa 800 euro al mese e anche fossero due stipendi in casa non si supererebbero i 1.600 euro mensili. Pochi per un mutuo, un affitto la scuola, le bollette, i guasti o le cure. Addirittura abbiamo oltre 2,4 milioni di dipendenti del settore privato – secondo l’osservatorio Inps riferito al 2017 – con una retribuzione inferiore ai 5mila euro anni. Di questi, secondo l’Inps, appena il 9% ha lavorato tutto l’anno, il 20% tra tre 6 e 12 mesi, il 27 tra 3 e 6 mesi e il 44% meno di tre mesi. Di cosa parliamo?”.

Lo scoglio dei sindacati e la Confindustria

Cgil, Cisl, Uil e Confindustria si sono dette «fortemente preoccupate da probabili effetti collaterali che l’introduzione del salario minimo, diverso da quanto predisposto dai Ccnl, rischia di comportare». Così le tre sigle hanno sottolineato che una norma di legge che si proponga di fissare un salario minimo orario legale per tutti i lavoratori dipendenti debba innanzitutto «stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi previsti dai Contratti collettivi nazionali di lavoro».

La ricetta della Federcontribuenti.

”Il salario minimo non può scendere sotto i mille euro mensili, al di la delle 9 euro al netto. Lo Stato italiano deve imparare a risparmiare e cominciare a spendere molto meno per ridurre la pressione fiscale per le PMI dando nuovo impulso all’economia anche in termini di competizione e occupazione. Senza dimenticare che restano e persistono i problemi principali: riforma del sistema fiscale, bancario e tributario. Troppi suicidi ancora per problemi economici. La matematica è semplice basta non barare con i numeri”.

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(Federcontribuenti)