A Sanremo amore fa rima con rancore

Il Festival

Milano, 18 gen. (dall’inviata dell’AdnKronos Antonella nesi) – dall’inviata Antonella Nesi

Nei brani in gara a Sanremo 2019amore fa rima con rancore. Non solo perche’ il rapper Rancore, finora non annunciato, sara’ presente con un featuring nel brano di Daniele Silvestri, ‘Argento Vivo’, che ha uno dei testi piu’ forti di questa edizione, con il cantautore romano che parla in prima persona come un ragazzo di 16 anni ‘imprigionato’ in un mondo in cui non si riconosce. Ma perche’ nei 24 testi che si contenderanno la vittoria del festival predominano sentimenti di rabbia, smarrimento, fragilita’, confronti e incomprensioni generazionali. Con alcune felici eccezioni, come la canzone di Arisa, la solare ‘Mi sento bene’, in cui la cantante esibisce un bipolarismo di tonalita’ da vera virtuosa mentre canta di sentirsi bene, a patto di pensarci piu’. O la preghiera laica di Simone Cristicchi ‘Abbi cura di me’, un inno alla fiducia nell’altro.

Tra i testi piu’ agganciati all’attualita’, oltre a quello di Silvestri (dove, al ritmo di rap, il 16enne protagonista definisce la scuola una ‘prigione – , che ‘corregge e prepara una vita che non esiste piu’ dal almeno vent’anni – e confessa: ‘a volte penso di farla finita – ), la rock ballad degli Zen Circus ‘L’amore e’ una dittatura’ che si muove tra porti chiusi, omofobia e femminicidio, e il pop rock dei Negrita ‘I ragazzi stanno bene’ (dove i ragazzi non stanno bene per niente e cercano di ‘far pace con il mondo dei confini e passaporti, dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto – ): ‘Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare e voglio ridere – , urlano i Negrita nel ritornello. Meno didascalico ma altrettanto pregnante l’indie pop di Motta ‘Dov’e’ l’Italia?’ che si muove tra smarrimento e migranti: ‘come quella volta a due passi dal mare/fra chi pregava la luna e sognava di ripartire – .

Ma estremente attuale e’ anche il sorprendente rap-punk di Achille Lauro, l’ironica ‘Rolls Royce’, che giocando su status symbol e idoli, urla: ‘Voglio una vita cosi’, voglio una fine cosi’ – . Cosi’ come sorprende il Mahmood in versione trap con autotune (che pero’ ha deciso di non usare all’Ariston) di ‘Soldi’, brano che non a caso vede tra gli autori Charlie Charles, il producer di Sfera Ebbasta.

L’iniezione di contemporaneita’ data da Baglioni a suon di indie e rap contagia anche generazioni insospettabili: cosi’ sentiremo un Nino D’Angelo cantante con l’autotune in un dialogo con il giovane rapper Livio Cori sulle note di ‘Un’altra luce’, che si muove tra trap e neomelodici. Ma anche Patty Pravo che duetta con Briga in ‘Un po’ come la vita’.

Anche l’amore non e’ piu’ solo quello dei classici sanremesi. Cosi’ per un Francesco Renga che canta ‘Aspetto che torni’ (scritta da Bungaro e proposta da Baglioni a Renga) c’e’ un Irama che nel brano ‘La ragazza con il cuore di latta’ parla della difficolta’ di amare una ragazza vittima di violenze in famiglia. E a fare da contraltare a ‘Musica che resta’, la romanza pop de Il Volo, il cui testo e’ firmato anche da Gianna Nannini, c’e’ l’urban soul di Ghemon che in ‘Rose Viola’ canta una storia una storia torbida tra le lenzuola.

Ma l’amore di Sanremo 2019 ha mille altre sfaccettature: c’e’ quello pop rock di Nek in ‘Mi faro’ trovare trovare pronto’, quello famigliare di Ultimo in ‘I tuoi particolari’, quello ai tempi dei millennials nel rap di Federica Carta e Shade in ‘Senza farlo apposta’, l’amore infelice di Einar in ‘Parole nuove’, l’amore a ritmo reggae dei Boomdabash in ‘Per un milione’, l’amore dopo la crisi di Anna Tatangelo in ‘Le nostre anime di notte’, l’amore che vince sulle difficolta’ cantato da Paola Turci in ‘L’ultimo ostacolo’, l’amore maturo e indie pop degli Ex-Otago in ‘Solo una canzone’, l’amore finito e arrabbiato di Loredana Berte’ in ‘Cosa ti aspetti da me’ (in cui si sente la firma di Gaetano Curreri). E c’e’ anche l’amore per il nonno, quello piu’ ‘conservatore’, cantato da Enrico Nigiotti in ‘Nonno Hollywood’, in cui il cantante livornese rimpiange i bei vecchi tempi: ‘Nonno mi hai lasciato dentro un mondo a pile, centri commerciali al posto del cortile, una generazione con nuovi discorsi, si parla piu’ l’inglese che i dialetti nostri – .

(Adnkronos)