Ritirate le protesi al seno Allergan. Un migliaio di donne operate di cancro vivono ora nel terrore.

Il calvario di un migliaio di donne in attesa di un non meglio precisato contatto. Federcontribuenti: ”non è la prima volta che sentiamo parlare di protesi o impianti medici non sicuri o difettosi o, peggio, che possano generare un cancro. Troviamo assurdo che non sia abbia in Italia ancora un protocollo prestabilito da utilizzare in casi di emergenza come questo. Queste donne non possono attendere i tempi biblici della burocrazia o delle consultazioni. Che si attivino le Regioni”.

Pochi giorni prima di Natale la stampa nazionale ha divulgato la tremenda notizia diventata poi virale sui social. Delle indagini mediche hanno riscontrato che esiste un legame tra le protesi mammarie della ditta Allergan e l’insorgere di un tumore raro. Si tratta del linfoma anaplastico a grandi cellule. Tutti i Paesi dell’UE hanno sospeso gli impianti della protesi sotto esame. Andando sul sito del Ministero della Salute colpiscono le poche righe rilasciate sul caso dove non una parola, di conforto o speranza, è stata lasciata per le 800 donne che hanno ricevuto tale protesi a seguito di un tumore al seno curato con l’asportazione totale, e poi ricostruzione proprio con queste protesi. Tra queste donne troviamo Barbara che dopo 6 interventi al seno per combattere il cancro, dopo le lunghe e disabilitanti cure dopo il terrore di non farcela si dice ora stanca e arrabbiata: “a seguito di questo comunicato che mi ha letteralmente rovinato le feste ho chiamato tutti i medici che mi hanno avuto in cura, dal chirurgo al psicologo. Il chirurgo mi ha detto di non aver ricevuto direttive, di stare tranquilla e attendere. Ma attendere cosa, che mi torni il cancro? Ad oggi nessuno mi ha chiamata e nemmeno nessuna delle donne con il mio stesso problema è che conosco. L’aspetto umano di noi malati di cancro chi lo rispetta?”.

Secondo alcuni dati forniti, si calcola che le donne che dal 2015 al 2017 si sono sottoposte ad un intervento con uso di queste protesi sono migliaia. Oltre alla salute della paziente, le varie strutture stanno quantificando costi e personale medico necessario e specifico per gli interventi che dovranno eseguire.

Federcontribuenti, coinvolta proprio dalla signora Barbara, pensa ad una forma di class action: ”prima di tutto occorre stabilire e comprendere la difficoltà emotiva di queste donne. Divulgare la notizia sulle protesi Allergan è stato un atto dovuto ma, altrettanto dovuto, sarebbe stato chiamare immediatamente queste donne curate di cancro. Sono state gettate nel panico senza poter avere informazioni utili a tranquillizzarle. Barbara dovrebbe subire il settimo intervento al seno, ma stiamo scherzando? Ci risulta che, anni indietro, il ministero abbia dato, con una circolare, ordine di raccogliere in un fascicolo i nominativi di tutte le donne operate di cancro al seno che hanno avuto una ricostruzione, specificando con quale protesi. Allora perchè ad oggi queste donne non sono state ancora chiamate?”. La Federcontribuenti ha iniziato a raccogliere tutti gli elementi utili: ”i comunicati ufficiali parlano di restare calmi, sfidiamo qualunque donna che ha subito il calvario di un tumore al seno nello stare tranquilla. Adesso l’urgenza è nel ricevere queste donne e seguirle dove necessitano, oltre a tranquillizzarle, come è nel dovere delle strutture sanitarie”. L’Associazione ha raccolto il fascicolo della signora Barbara, diventata fra tutte simbolo di queste protesi impiantate in Italia, per consegnarlo presso il Ministero della Salute, con lo scopo di attuare immediatamente un protocollo preventivo che tuteli i diritti e la salute delle donne coinvolte.

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