A Londra De Andre’ finisce in un piatto, grazie ad una chef italiana

Londra, 17 nov. (AdnKronos) – I brani di Fabrizio De Andre’ diventano poesia anche in cucina. L’artefice di questo inedito adattamento dalla musica al piatto, e’ Claudia Di Meo, chef italiana trapiantata a Londra, che sui giornali e’ gia’ finita perche’, dopo anni da giornalista precaria in Italia, si e’ trasferita in Inghilterra dove, grazie alla solida tradizione familiare umbra, ha iniziato a lavorare in cucina, affrontando tutti passaggi di una dura gavetta fino a diventare ‘capo partita’ al The Ivy, il ristorante piu’ famoso del Regno Uniti e tra i primi trenta al mondo, e approdando lo scorso anno al ‘MasterChef: The Professionals Uk’, il talent per cuochi professionisti. Ora, dopo diverse altre esperienze, e’ chef del ristorante di un importante boutique hotel di South Kensington e pochi giorni fa ha deciso di dedicare una cena al cantautore genovese, per lei un vero idolo.

Cosi’, Claudia, 47 anni, ha preso i brani di uno dei suoi album preferiti di De Andre’, ‘Non al denaro non all’amore ne’ al cielo’ e ad alcuni dei brani che lo compongono ha ispirato un menu’, con un piatto per ogni canzone. “Non sono mai riuscita a rassegnarmi alla morte di Fabrizio De Andre’ – racconta Claudia all’Adnkronos – e ancora oggi, ogni volta che cerco risposte le trovo nelle sue canzoni. La musica e’ sempre stata una parte importante della mia vita. Non e’ stato semplice tradurre in inglese la forza delle parole di De andre’ ma l’ho fatto attraverso i piatti. Non so quanto abbiano capito gli inglesi ma hanno mangiato tutto”, ride Claudia. E non e’ difficile da credere scorrendo il menu’ e le foto dei piatti.

La canzone ‘Un matto’ (“Tu prova ad avere un mondo nel cuore/e non riesci ad esprimerlo con le parole/e la luce del giorno si divide la piazza/tra un villaggio che ride e te lo scemo che passa/e neppure la notte ti lascia da solo/gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro”) e’ diventato ‘Deep Octopus’, ovvero polpo brasato con verdurine in agrodolce, scaglie di cavolo viola e foglie di bietola colorate.

‘Un medico’ (“Da bambino volevo guarire i ciliegi/quando rossi di frutti li credevo feriti/la salute per me li aveva lasciati/coi fiori di neve che avevan perduti”) ha dato vita alle ‘Chicken lollipop’: ali di pollo raccolte a caramella, con porro fritto a capelli d’angelo su letto di hollandaise allo zenzero e peperoncino, finite con zest (scorzette) di arancio e limone.

Le emozioni di ‘Un chimico’ (“Da chimico un giorno avevo il potere/Di sposar gli elementi e farli reagire/Ma gli uomini mai mi riusci’ di capire/Perche’ si combinassero attraverso l’amore/Affidando ad un gioco la gioia e il dolore”) sono state trasportate in un ‘Imperial Cod’: baccala’ al forno con purea di nero di seppia, saute’ di spinaci baby, rape cotte in crosta di sale, chips di topinambur e olio acido al coriandolo.

‘Il suonatore Jones’ (“Sentivo la mia terra/Vibrare di suoni, era il mio cuore/E allora perche’ coltivarla ancora/Come pensarla migliore”) si e’ invece reincarnato in ‘When the sea kisses the heart’, ovvero ravioli di aragosta e tartufo, con punti di crema di asparagi e arancia, e scaglie di tartufo e asparagi.

‘Un ottico’ (“Vedo gli amici ancora sulla strada/Loro non hanno fretta/Rubano ancora al sonno l’allegria/All’alba un po’ di notte/E poi la luce, luce che trasforma/Il mondo in un giocattolo”) ha invece ispirato l’opzione vegana del menu’, ‘The flower ring’: un anello di sedano rapa con crema acida, purea di carota, pesto di basilico e rucola, verdure sott’aceto su un’esplosione di purea di piselli.

Infine a ‘Un giudice’ (“E allora la mia statura non dispenso’ piu’ buonumore/A chi alla sbarra in piedi mi diceva ‘Vostro Onore’/E di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio/Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio/Non conoscendo affatto la statura di Dio”) Claudia ha associato un dessert dolce amaro come il testo del De Andre’, ispirato ad una rocciata umbra ma rovesciata, ‘Upside down’: un crumble di cacao amaro con pasta fritta dolce ripiena di mele, uvetta, noci e cannella, servito con crema di zabaione. “Mi piacerebbe – confessa Claudia – cucinare questi piatti una sera per Dori Ghezzi o Cristiano De Andre’. Chissa’, magari se passeranno da Londra…”.

Naturalmente in sottofondo, mentre i clienti gustavano questa cena tutta speciale, suonava il disco di De Andre’. E la prossima? “Sto pensando ad un menu’ sui brani dell’altro mio grande idolo: Bruce Springsteen. Che forse per gli inglesi sara’ anche di piu’ facile comprensione…”.

(Adnkronos)