Italia ‘patria’ dell’emicrania

Roma, 31 ott. (AdnKronos Salute) – Italiani popolo di emicranici. A soffrirne sono sopratutto le donne, due persone colpite su tre, tanto che l’emicrania e’ ormai riconosciuta come una malattia di genere. “Siamo la patria dell’emicrania ma ci curiamo male perche’ e’ scambiata ancora per il sintomo, ma l’emicrania non e’ il segnale d’allarme di qualcosa che non va, e’ in se stessa una malattia che costa al Paese 20 mld di euro l’anno. Riconoscerla come tale, una patologia invalidante, vuol dire fa emergere anche quel 20% di persone che oggi si rivolge da improbabili guaritori e non va dal medico. Solo il 5-10% degli emicranici ricorre alle prestazioni di uno neurologo”. Lo ha spiegato all’Adnkronos Salute Piero Barbanti, direttore Unita’ cura e ricerca su cefalee e dolore dell’Irccs San Raffaele Pisana di Roma, tra i relatori del convegno ‘Emicrania: una malattia di genere’ promosso oggi a Roma dall’Iss.

“Un miliardo di persone nel mondo soffre di emicrania e un terzo di questi ha attacchi almeno una volta a settimana – ha aggiunto Barbanti – questo si traduce in una disabilita’ assoluta che colpisce in maniera maggiore le donne, ben tre volte piu’ degli uomini. In Italia il 25% della popolazione soffre di emicrania, quasi il 33% delle donne. Il problema e’ che sono colpite nella fascia d’eta’ tra i 20 e i 50 anni, quella piu’ attiva lavorativamente e socialmente. Ma la patologia inizia gia’ in eta’ scolastica e causa problemi di inserimento per il 14% dei ragazzi”.

Il convegno all’Iss e’ stata l’occasione per presentare il Libro bianco ‘Emicrania: una malattia di genere’ con all’interno una ricerca del Cergas-Bocconi sull’impatto socio-economico dell’emicrania.

“La medicina di genere puo’ aiutare le pazienti emicraniche sopratutto nella prevenzione – ha osservato il neurologo – che deve partire necessariamente dallo stile di vita, ovvero rallentare i nostri ritmi e modificare gli errori commessi. Ma anche assumere i farmaci corretti e rivolgersi agli specialisti giusti. Il Libro bianco fa emergere una riflessione molto allarmante sui costi, diretti e indiretti, dell’emicrania. Tante donne che ne soffrono, come ha dimostrato lo studio Cergas-Bocconi, vanno a comunque a lavoro ma in realta’ sono ‘fuori combattimento’, questa – ha concluso Barbanti – e’ una manifestazione eroica di attaccamento al lavoro ma e’ anche il segnale che e’ giunto il momento di riconoscerla come malattia sociale”.

(Adnkronos)

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