Sommerso e attivita’ illegali valgono 12% Pil


Roma, 12 ott. (AdnKronos) – Nel 2016 l’economia non osservata (sommerso economico e attivita’ illegali) vale circa 210 miliardi di euro, pari al 12,4% del Pil. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro, quello connesso alle attivita’ illegali (incluso l’indotto) a circa 18 miliardi. Lo indica l’Istat, le cui stime al 2016 confermano la tendenza alla discesa dell’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil dopo il picco del 2014. Si riscontra infatti un’ulteriore diminuzione di 0,2 punti percentuali dopo quella di 0,5 punti registrata nel 2015.

La composizione dell’economia non osservata registra variazioni limitate. Nel 2016 la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 45,5% del valore aggiunto (circa -0,6 punti percentuali rispetto al 2015). La restante parte e’ attribuibile per il 37,2% all’impiego di lavoro irregolare (37,3% nel 2015), per l’8,8% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,6% alle attivita’ illegali (rispettivamente 9,6% e 8,2% l’anno precedente).

Le Altre attivita’ dei servizi (33,3% nel 2016), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (23,7%) e le Costruzioni (22,7%) si confermano i comparti dove l’incidenza dell’economia sommersa e’ piu’ elevata. Anche il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto risulta piu’ rilevante nei medesimi settori: 16,3% nei Servizi professionali, 12,4% nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e 11,9% nelle Costruzioni. Nel Manifatturiero, l’incidenza e’ relativamente elevata nella Produzione di beni alimentari e di consumo (7,5%) e molto contenuta nella Produzione di beni di investimento (2,3%).

La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare incide maggiormente nel settore degli Altri servizi alle persone (con un peso del 22,8% nel 2016), dove e’ principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (16,4%).

Nel 2016, le unita’ di lavoro irregolari sono 3 milioni 701 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 632 mila), in lieve diminuzione rispetto al 2015 (rispettivamente -23 mila e -19 mila unita’). Il tasso di irregolarita’, calcolato come incidenza delle unita’ di lavoro (ULA) non regolari sul totale, e’ pari al 15,6% (-0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente).

L’incidenza del lavoro irregolare e’ particolarmente rilevante nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2015) ma risulta significativo anche nei comparti dell’Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%).

Le attivita’ illegali considerate nella compilazione dei conti nazionali, conclude l’Istat, hanno generato poco meno di 18 miliardi di euro di valore aggiunto (compreso l’indotto) con un aumento di 0,8 miliardi, sostanzialmente riconducibile alla dinamica dei prezzi relativi al traffico di stupefacenti.

(Adnkronos)

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