Donna carbonizzata, “il killer avrebbe colpito ancora”

Modena, 10 ott. – (AdnKronos) – L’assassino non si sarebbe fermato. Il 34enne originario di Napoli e residente nel modenese, in carcere per omicidio, tentato sequestro di persona e violenza sessuale, che ha carbonizzato la donna che ha ucciso, una prostituta 31enne, ne ha violentato un’altra e tentato di sequestrarne una terza, poteva accanirsi ancora su altre donne. “C’e’ la forte possibilita’ che l’assassino avrebbe colpito ancora, la violenza e il sadismo che ha messo nei suoi atti fanno ritenere che avrebbe continuato a colpire tranquillamente”. A confermarlo il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Modena Stefano Nencioni all’Adnkronos: “Si capisce dalla violenza carnale che ha perpetrato – spiega – che denota uno spregio della vittima, la volonta’ di umiliarla, di farle male. E’ un uomo che ha problemi con le donne. Per questo sceglieva solo vittime magre e minute, incapaci di difendersi”.

Gli accertamento della causa della morte della giovane sono tutti in salita. “Si ipotizza – spiega Nencioni – che possa essere stata strangolata o presa a bastonate, pero’ sono ipotesi, perche’ non abbiamo un cadavere ma solo delle parti di corpo. Se l’uomo l’avesse strangolata, ad esempio, lo potremmo sapere o dagli esami del tessuto del collo o dai polmoni, ma non ci sono piu’, sono distrutti. Abbiamo solo un po’ di ossa”. Non c’e’ neanche la certezza che la vittima sia stata bruciata dal suo aguzzino, dopo il decesso. “Speriamo di si’ – dice il comandante del Reparto operativo dell’Arma di Modena – perche’ se fosse avvenuto prima e’ davvero una brutta morte”.

La strada che ha portato carabinieri, Procura di Modena e Ris a sciogliere il rebus del triplice reato non e’ stata semplice ma hanno lavorato indefessamente tanto che, dal ritrovamento del corpo della giovane (10 settembre) alla richiesta di misura cautelare in carcere nei confronti dell’uomo (9 ottobre), e’ passato meno di un mese. “Quando siamo arrivati sul luogo del ritrovamento – racconta il comandante – abbiamo visto solo quattro ossa separate e un cranio sfondato. Eravamo preoccupati, visti i pochi elementi a disposizione, ma lavorando sodo insieme alla Procura ne siamo venuti a capo”.

Il caso, poi, e’ stato dalla loro parte nell’identificazione della ragazza. All’interno di uno degli arti inferiori (quelli superiori non sono stati rinvenuti, forse a causa della presenza in zona di diversi animali, ipotizzano gli investigatori) e’ stato trovato un chiodo endomidollare che era le era stato impiantato a seguito di un incidente stradale. “Questo chiodo – racconta Nencioni – viene prodotto da una ditta americana. L’abbiamo chiamata ed e’ risultato che ne ha venduto solo due in Italia, uno a Modena e uno del Veneto ma, ironia della sorte, quello di Modena non c’entrava niente con la ragazza, era quello del Veneto da ricondurre a lei. In Veneto, infatti, la giovane si era fatta operare perche’ era stata investita”.

L’autore dei crimini era stato arrestato prima per il tentato sequestro di persona. “Inizialmente l’avevamo inquadrata come tentata rapina, poi vedendo il video abbiamo capito che era un tentativo di sequestro” spiega il comandante. Si’ perche’ un errore il maniaco seriale l’ha commesso. “Ha avuto la sfortuna – spiega Nencioni – di tentare il sequestro sotto l’occhio di una telecamera privata di una villa e noi siamo andati dal proprietario e ci siamo fatti dare il nastro”. L’uomo, cosi’, e’ stato arrestato e questo ha molto probabilmente salvato la vita di un’altra donna. “Se non avessimo scoperto che era l’autore del tentato sequestro – sottolinea il comandante dell’Arma di Modena -, dal momento che sarebbe stato libero e non in carcere, avremo si’ trovato il cadavere e capito che era lui l’assassino, ma sarebbe passata una settimana e avrebbe commesso probabilmente un altro reato”.

Un puzzle complicato da ricostruire, per gli inquirenti, quello dei tre reati. Hanno scoperto prima il tentato sequestro poi l’omicidio e dopo la violenza carnale. In realta’ – spiega Nencioni – i fatti si sono svolti in un ordine cronologico opposto: “e’ avvenuta prima la violenza carnale – , il 24 agosto a Zocca (Modena), ‘poi l’omicidio della 31enne il 30 agosto e, infine, il tentato sequestro il 2 settembre – , denunciato da una ragazza 18enne a Savignano sul Panaro (Modena). “Sulla violenza avevamo solo la testimonianza della vittima poi, inquadrando i vari fatti, siamo riusciti a ricostruire che era coinvolto l’uomo anche in questo reato, un fatto confermato dalla posizione del suo cellulare e dalle telecamere che inquadravano la sua macchina. Sono quelle che registrano tutte le auto ma ormai sapevamo gia’ che macchina cercare” conclude.

(Adnkronos)