MUSME: una nuova sezione dedicata a sport, tecnologia e disabilita’

Tre storie, tre esempi, tante emozioni: il mondo dello sport paralimpico, degli atleti e delle tecnologie più innovative viene raccontato al MUSME, il Museo di Storia della Medicina di Padova, Infatti al museo è stata inaugurata la nuova installazione dedicata a Sport, Tecnologia e Disabilità.
Per la Provincia di Padova era presente il vicepresidente Fabio Bui e il consigliere delegato Vincenzo Gottardo.
Per la prima volta tre meravigliosi campioni, Martina Caironi, Bebe Vio e Alex Zanardi, hanno deciso di “esporsi” in un museo italiano, il MUSME, mettendo a disposizione i supporti con cui hanno vinto gare di livello mondiale: la gamba con cui Martina si è sempre allenata per diventare la donna con protesi più veloce al mondo; il braccio usato da Bebe sia nel corso degli allenamenti che nelle gare, dal gennaio 2010, dopo la malattia, ai Mondiali di Budapest dell’ottobre 2013; la handbike con cui Alex ha vinto l’Oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Accanto ai tre oggetti-simboli saranno esposte le video testimonianze dei tre protagonisti che raccontano la loro passione ed esperienza.
 
Lo sport, grazie anche alla testimonianza di questi atleti paralimpici, rappresenta in quest’ottica l’antidoto all’apatia e all’isolamento, lo strumento migliore per una riabilitazione fisica e psicologica, che ridà passione e fiducia e favorisce il confronto con gli altri. È da qui che nasce il concetto, caro al Presidente della Fondazione MUSME, Francesco Peghin, dello «sport come veicolo e medicina per il superamento di ogni barriera». Una medicina che permette spesso di (ri)diventare protagonisti della propria vita. Obiettivo del MUSME è, infatti, proiettare una visione inclusiva della società, che restituisca qualità alle nostre esistenze e dia valore alle persone, alla loro volontà, al loro impegno, alla loro resilienza. Alla base del progetto c’è un’apertura verso tutti i campioni del quotidiano, che affrontano situazioni difficili, spesso in condizioni di estrema fragilità. Con loro e con diverse associazioni il Museo s’impegna a costruire una rete di rapporti attraverso incontri, presentazioni e momenti di dialogo, avendo già instaurato, in questa occasione, un’importante sinergia con il Comitato italiano paralimpico della regione Veneto.
 
Attraverso questa operazione che coinvolge, oltre ai tre grandi sportivi, anche l’Università di Padova, parte del Comitato scientifico museale, il MUSME pone, inoltre, l’attenzione sull’importanza del progresso medico-tecnologico nel campo delle protesi per disabili affinché queste siano sempre più accessibili a tutti. Dietro al coraggio e alla forza di tre singole personalità c’è una collettività di ricercatori, discipline, studi che ogni giorno sviluppa e porta avanti delle ricerche per il miglioramento della vita di tutti coloro che si trovano in condizioni di disagio. Questi straordinari supporti all’attività motoria, le protesi di Bebe Vio e di Martina Caironi, gli apparati biomeccanici come la handbike di Alex Zanardi, richiedono oramai un’interdisciplinarietà complessa e sforzi congiunti al servizio di tutti.

“Lascia un segno perché, in un colpo d’occhio, fa capire quanta connessione vi sia tra la tecnologia, la ricerca medica e scientifica e la disabilità – ha detto il vicepresidente della Provincia di Padova Fabio Bui. Gli atleti hanno potuto abbattere barriere fino a qualche anno fa davvero inimmaginabili tanto da avvicinarsi ai primati degli sportivi normodotati. Ci sono riusciti anche grazie agli enormi passi avanti fatti in questi settori. Penso all’industria aerospaziale  che ha consentito l’introduzione nella vita quotidiana di fibre di carbonio, leghe di titanio o altri materiali ad altissima resistenza. Penso alla biomeccanica che ha permesso di affrontare le complesse problematiche della disabilità rivoluzionando il mondo delle persone disabili, nello sport e nella vita di tutti i giorni. Penso alla ricerca medica, alla fisioterapia, alla scienza in genere e a tutte le enormi professionalità che ruotano attorno a primati come quelli di Alex Zanardi, Bebe Vio, Martina Caironi. E poi penso a loro, a questi atleti che rappresentano un grande esempio per tutti i nostri figli e le giovani generazioni: l’esempio di chi ha creduto nella vita e ha voluto superare non solo i propri limiti, ma anche i limiti imposti dalla nostra società e dalle conoscenze del progresso. 
Quindi il plauso della Provincia che ha sognato, voluto e realizzato il Museo della Medicina con caparbietà e determinazione, va sicuramente al presidente Peghin perché anche questa esposizione offre davvero un tributo alla vocazione storica della medicina padovana. Quest’esposizione fa capire, infatti, come il vero scopo della scienza medica che il Musme vuole interpretare con le sue mostre e le sue tante iniziative, non è solo guarire o solo curare, ma anche migliorare la qualità della vita delle persone e supportare il progresso positivo dell’umanità. Il ruolo, il prestigio e le pagine scritte dalla scuola medica di Padova meritavano — e tuttora meritano — di far capire a cittadini e turisti qual è la portata mondiale e storica della medicina padovana.  E’ stato con questo pensiero che la Provincia di Padova, l’Università, la Regione del Veneto, il Comune, l’Azienda Ospedaliera e l’Ulss hanno deciso di ristrutturare, ormai più di 10 anni fa, la sede dell’ex Ospedale di San Francesco Grande, di proprietà della Provincia. E’ un sogno realizzato, una scommessa vinta e un investimento che oggi ritorna a tutta la cittadinanza in termini di offerta culturale, turistica e scientifica. Grazie quindi a tutti coloro che stanno contribuendo a fare di questo gioiello un punto di riferimento per la nostra comunità.”

(Provincia di Padova)