Pediatria: insonne 1 bimbo ‘under 5’ su 4 per genetica o errori genitori

Roma, 13 giu. (AdnKronos Salute) – Insonnia nei bambini, incubo dei genitori. Si calcola che nel mondo industrializzato il 25% dei piccoli ‘under 5′ soffra di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%. Rispetto a 100 anni fa, i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. Le cause principali? I ritmi frenetici, l’aumento delle luci artificiali e l’utilizzo sempre piu’ precoce degli strumenti elettronici. Ma questi problemi possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualita’ della vita del bambino, come anche dei genitori. Se ne parla al 74 Congresso della Societa’ italiana di pediatria (Sip) in corso a Roma.

Cosa si intende per disturbi del sonno nel bambino? I piu’ comuni sono insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%), ipersonnie (0,01-0,20%). “I disturbi del sonno nel bambino si possono manifestare a diverse eta’ – sottolinea Marco Angriman, neuropsichiatra infantile, Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione per l’eta’ evolutiva, Ospedale Centrale di Bolzano – nella prima infanzia predominano difficolta’ di addormentamento e risvegli frequenti, parasonnie (ad esempio pavor notturno o risvegli confusionali) o disturbi respiratori del sonno (ad esempio sindrome delle apnee ostruttive), mentre nelle eta’ successive possono comparire con maggiore frequenza disturbi del ritmo circadiano e disturbi del movimento correlati al sonno, e soprattutto in adolescenza, disturbi legati alla scarsa igiene del sonno, favoriti dagli stili di vita scorretti”.

Tra le cause, hanno un ruolo importante i fattori genetici (studi sui gemelli e sulla familiarita’ hanno dimostrato, per esempio, una forte influenza genetica nell’insonnia) e l’ordine di nascita: alcuni studi riportano una maggiore frequenza di insonnia nei primogeniti e nei figli unici. Gli errori di comportamento dei genitori possono, invece, manifestarsi durante i risvegli, tra questi la tendenza, per esempio, ad accorrere subito e a prendere in braccio il bambino sia all’addormentamento che durante i risvegli e l’abitudine alla condivisione del letto dei genitori, il cosiddetto cosleeping. Un altro fattore molto importante e’ la modalita’ di alimentazione: i risvegli notturni a 6 e a 12 mesi sono piu’ frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente (verosimilmente legato all’allattamento a domanda, piu’ frequente nei bambini allattati al seno).

Le conseguenze di un sonno insufficiente o di cattiva qualita’ nei bambini “sono molteplici e molto spesso misconosciute – sottolinea Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile, esperto di disturbi del sonno nel bambino – infatti, una cattiva qualita’ del sonno puo’ comportare diversi disturbi che molti non attribuiscono ad una alterazione del sonno, come ridotte performance scolastiche e problemi di apprendimento: il 28% dei bambini con insufficiente quantita’ di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% e’ troppo stanco per fare sport. E ancora sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria di lavoro, scarso controllo impulsi e disregolazione del comportamento; rischio traumi accidentali; obesita’, disturbi metabolici, predisposizione al diabete; aumento rischio di sviluppare Adhd, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi; in adolescenza abuso di alcool, cannabis e altre droghe, depressione, intenzioni suicidarie”.

Prevenire i disturbi del sonno si puo’: il progetto della Societa’ italiana cure primarie pediatriche (Sicupp) ‘Dormire bene per Crescere Bene’ presentato al congresso e’ finalizzato ad aumentare le conoscenze dei pediatri di famiglia affinche’ possano fornire ai genitori indicazioni utili per favorire una piu’ corretta igiene del sonno dei bambini.

“Molto importante e’ la prevenzione nel primo anno di vita – sottolinea Emanuela Malorgio, pediatra di famiglia Sicupp, esperta di problemi del sonno – perche’ le abitudini errate acquisite in questo periodo renderanno piu’ difficile avere un’autonomia di addormentamento anche negli anni successivi. Le tre regole d’oro nel primo anno di vita sono: far dormire il bambino sempre nella stessa stanza adeguatamente preparata, evitando di farlo addormentare in ambienti diversi; rispettare l’orario in cui va a nanna e dai 3-4 mesi di vita (cioe’ da quando compare la fase di addormentamento) dissociare la fase dell’alimentazione da quella del sonno, che vuol dire staccarlo dal seno o dal biberon quando si sta per addormentare e metterlo sul lettino. Le buone abitudini vanno consolidate durante la crescita”.

Le tecniche comportamentali dovrebbero rimanere la prima linea di trattamento dell’insonnia. Si ricorre, invece, a interventi farmacologici quando queste hanno fallito o se esistono delle difficolta’ oggettive per applicarle. A oggi non esistono farmaci approvati per l’insonnia in eta’ pediatrica, ne’ dalla Fda ne’ dall’Ema, e i dati in letteratura per valutarne l’efficacia sono carenti, soprattutto per aspetti metodologici.

(Adnkronos)

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