Salute: 18% italiani allergici a pollini, ecco il ‘giardino ideale’

Roma, 17 apr. (AdnKronos Salute) – Primavera sinonimo di quintali di fazzoletti e colliri per gli italiani alle prese con le allergie da pollini, “circa il 18% della popolazione generale” che in questa stagione inizia a starnutire e lacrimare copiosamente. I rimedi ci sono, dai farmaci antistaminici ai vaccini ormai ampiamente utilizzati per ridurre la sensibilita’ alle temute piante di cipresso o ulivo. E anche chi ha un giardino o vuole ‘organizzarlo’ a misura di allergia, puo’ farlo. A suggerirlo Mario Di Gioacchino, professore di Allergologia e medicina del lavoro all’Universita’ d’Annunzio di Chieti e vicepresidente della Societa’ italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaic).

“Basta sostituire le piante anemofile, i cui pollini viaggiano con il vento e sono molto allergizzanti, cioe’ graminacee, parietarie, ulivo, cipresso, nocciolo, betulla, ambrosia – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – con le entomofile, i cui pollini vengono trasportati dagli insetti e non danno reazioni: al classico prato all’inglese, molto allergizzante, si puo’ preferire un manto di trifogli nani, e si devono scegliere molte varieta’ rampicanti, alberi come la pianta di Giuda o piante da frutto, che non provocano starnuti”.

“Tutti i pollini – prosegue – sono oggi molto piu’ potenti di un tempo dal punto di vista allergenico, sia per gli effetti del riscaldamento atmosferico, che ha reso i periodi di fioritura piu’ prolungati e abbondanti, sia per lo smog. Bisogna infatti considerare che l’unione tra i pollini e le particelle inquinanti derivate dagli idrocarburi potenzia ancora di piu’ l’effetto allergizzante delle piante”.

Lo starnuto primaverile puo’ insorgere a qualsiasi eta’ e all’improvviso: “Per cause ambientali, alimentari, infettive o emotive – evidenzia Di Gioacchino – d’un tratto si diventa allergici. Ho un paziente che e’ diventato allergico al cipresso a 82 anni. Si tratta di una malattia acquisita e quindi multifattoriale. Spesso da un raffreddore da virus si passa a una allergia, e anche lo stress puo’ portare a questo problema. La nostra psiche, infatti, influenza il sistema immunitario, tanto che oggi esiste una branca della medicina chiamata neuro-immuno-psico-endocrino-immunologia che studia tutti questi fattori, assolutamente connessi. Puo’ accadere anche di essere allergici e poi di non esserlo piu’, ma questo succede soprattutto fra i bambini e i ragazzi”.

Per quanto riguarda le terapie, “e’ diventato fondamentale il vaccino, l’unico in grado di modificare l’evoluzione della malattia allergica, che si presenta con una sorta di ‘marcia’: molti pazienti iniziano con una dermatite atopica e/o allergia alimentare da piccoli, poi diventano rinitici e il 30-40% arriva all’asma”.

“Questa – spiega – e’ appunto una ‘marcia’ e il vaccino limita questo passaggio di gravita’, soprattutto dalla rinite all’asma, e l’avvento di nuove sensibilizzazioni. L’effetto si protrae per circa 7 anni, dopodiche’ occorre fare un nuovo ciclo di immunizzazione. Per chi non vuole o non puo’ ricevere il vaccino, i classici antistaminici locali (nasali o oculari) o generali (orali) vanno assunti con l’unica raccomandazione di non bere alcol: i farmaci infatti rallentano molto i riflessi e questo effetto si somma a quello di eventuali drink. L’allergico, dunque – ammonisce – meglio che non guidi in primavera”.

(Adnkronos)

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