Caso Scieri, 18 anni di misteri su morte para’

Roma, 6 dic. (AdnKronos) – – Emanuele Scieri, 26enne siciliano, nell’estate del 1999, dopo la laurea in Giurisprudenza, parte da Siracusa alla volta di Pisa, per svolgere il servizio di leva. La sua destinazione, dopo il Car a Scandicci, dove mette piede il 21 luglio, e’ la caserma ‘Gamerra’ dei paracadutisti della ‘Folgore’, dove le sue tracce si perdono la sera del 13 agosto. Al contrappello delle 23.45 Scieri, infatti, non si presenta.

“Aggredito prima di volare giu'”, la morte del para’ Scieri

Assente anche il 14 e per Ferragosto, senza che alcuno sembri preoccuparsi della cosa. Il 16 agosto il corpo del giovane siciliano viene rinvenuto, senza vita, ai piedi della torretta dell’asciugatoio dei paracadute della ‘Gamerra’. Un volo di 12 metri che, secondo le prime ricostruzioni, non uccise subito Scieri, morto dopo una lunga agonia, forse iniziata tre giorni prima, proprio nella notte del 13 agosto.

Il cadavere e’ ‘nascosto’, lontano dal posto di caduta: con le stringhe delle scarpe slacciate e la colonna vertebrale spezzata. Sul corpo, nelle mani, abrasioni come se fosse stato calpestato. Una morte inquietante, che fa pensare subito ad un atto di nonnismo, o almeno a qualcuno che ha visto e sa cosa e’ successo, ma non parla.

I genitori del giovane vengono avvertiti mentre sono in vacanza a Noto. Per Corrado Scieri, che morira’ nel 2011, e la mamma Isabella Guarino, inizia il dramma nel dramma, perche’ le prime domande sono se il figlio avesse problemi e se potesse essersi suicidato. Una ipotesi che i due non accetteranno mai, alla ricerca di una verita’ che, di fatto, non e’ mai arrivata. I familiari del giovane puntano il dito contro il muro di omerta’ dentro la ‘Gamerra’.

Corrado Scieri e Isabella Guarino, pubblicheranno poi un libro sulla vicenda del figlio, nel 2007, (“‘Folgore’ di morte e di omerta'”), accusando la caserma pisana dei para’ di essere stata prima “un mattatoio”, e poi “una centrale di omerta’ da fare impallidire ‘Cosa nostra'”. “Ancora una volta la giustizia italiana – scriveranno i due – ha dimostrato di essere una pseudo-giustizia all’italiana: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verita’, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti”.

Dalla Procura di Pisa si punta subito il dito contro il muro di omerta’ che circonda la morte del giovane: ”L’omerta’ e’ degli infami che si sono resi responsabili di questo atto. Il mio e’ un appello pubblico, e’ un richiamo al senso di civilta’, di onesta’ morale alle persone che sanno e invece tacciono. Io invito tutte queste persone a farsi avanti”, dice pochi giorni dopo la tragica scoperta del cadavere, Enzo Iannelli, procuratore capo di Pisa, che indaga sul caso.

”La Procura della Repubblica, che ha seguito ogni pista senza giungere a nessun chiarimento del caso – spiega – e’ in attesa di notizie”. Ma l’appello resta senza risposta. L’inchiesta giudiziaria non arriva a dibattimento: non c’e’ nessuna prova che ci sia un colpevole della morte del giovane.

L’esercito, intanto, poche settimane dopo il fatto, avvia una commissione d’inchiesta presieduta dal maggiore generale Giancarlo Antonelli, per fare luce su eventuali responsabilita’ disciplinari e di comando. L’inchiesta sommaria della commissione non entrera’ nel merito delle questioni giudiziarie relative all’inchiesta penale in corso, ma si limitera’ ad accertare le eventuali responsabilita’ del personale militare, mai trovate. Dopo le ispezioni e dopo aver ascoltato tutti i militari che potevano essere a conoscenza dei fatti, non si arriva pero’ ad alcun risultato di rilievo.

(Adnkronos)

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