Perché continuare ad investire sul tram è la scelta giusta

C’è solo una parola per definire il livello raggiunto nel dibattito sulla nuova linea del tram: surreale.

Lo stesso tram che da un’indagine di Altroconsumo del 2010 è stato eletto come il secondo mezzo di trasporto pubblico più amato in Italia, dietro solo alla metropolitana di Torino, è sotto attacco dopo che l’Amministrazione ha annunciato di aver chiesto al Governo i fondi per la seconda e terza linea.

La violenza con cui una parte della città, probabilmente minoritaria a guardare un sondaggio di qualche anno fa che spiegava come i padovani favorevoli a una nuova linea del tram erano oltre il 70%, si schiera contro il mezzo ecologico per eccellenza è disarmante. Ma vista l’intensità della propaganda, sarà bene andare a smascherare una per una le bufale che stanno girando in questi giorni.

I bus elettrici sono meglio del tram. Questa affermazione ha un vizio di fondo: bisogna infatti ricordare una cosa banale, ma fondamentale: i bus elettrici sono bus, il tram è un tram. E questa non è solo una tautologia ma uno dei punti fondamentali della questione. Il trasporto pubblico vive principalmente di fondi pubblici che arrivano dal Governo passando dalle Regioni. I contributi alle aziende (che coprono più della metà dei loro costi) sono erogati in base ai chilometri percorsi: ma se un bus riceve 2,2 euro/km, il tram né riceve 4,17, ai quali si sommano i contributi straordinari, come quello ricevuto lo scorso anno, che porta il contributo totale a quasi 5 euro. Più del doppio.

Qualcuno potrebbe dire che il tram ha costi di gestione più elevati, e questo è vero. Ma ci sono almeno due obiezioni: per prima cosa i costi di gestione in termini proporzionali, in primis quelli di manutenzione, tendono ad abbassarsi se si riesce a rendere più vasto il servizio tram, per un fattore di economia di scala. Secondo, il tram porta molta più gente e più velocemente perché viaggia in sede dedicata. Questo è un altro dei punti focali della questione. Chi oggi invoca i bus elettrici, chiede anche la corsia preferenziale in via Facciolati? Perché acquistare una flotta di bus elettrici per lasciarli imbottigliati in mezzo al traffico potrebbe non essere un’idea brillante se l’obiettivo è quello di migliorare il trasporto pubblico.

Torna però utile soffermarsi sulla capienza dei diversi mezzi. Un normale bus di 12 metri, quelli che vediamo normalmente girare per le nostre strade – che sono anche i più grandi mezzi elettrici oggi realisticamente utilizzabili – riesce a portare circa 100 persone a massimo carico. Un autosnodato, arriva a 150. Il tram di Padova, tra i primi di quella tecnologia arriva a circa 170. Ma nel frattempo la tecnologia è cambiata, girano un’ottantina di mezzi nel mondo e lo stesso tram, a Mestre, con 4 cassoni porta oltre 240 persone (il mezzo a Parigi arriva addirittura a 6 vagoni e 358 passeggeri).

Insomma, è vero che la scelta del mezzo è stata criticabile, ma oggi il tram è questo e dopo anni di investimenti si stanno vedendo molti risultati positivi.

Continuare è dunque la scelta giusta, per massimizzare gli investimenti e rendere la città più moderna. I bus elettrici saranno certamente una carta importante negli anni a venire, ma non sono oggi l’alternativa al tram. Possono essere (e lo saranno sicuramente) un’alternativa ai vecchi bus, anche se va capito quanto nel lungo periodo incide il costo delle batterie che rischia di inficiare il risparmio generato dal minor costo del carburante. Per quanto riguarda i costi di acquisto, esistono ancora margini di miglioramento. Gli ultimi bus a metano, quindi ecologici, acquistati a Padova – 22 mezzi, di cui quattro da 8 metri, ma ben 3 autosnodati – costarono 5,4 milioni di euro. I 23 mezzi acquistati dall’amministrazione di Torino qualche mese fa hanno avuto un costo di 8,5 milioni di euro. Circa 245mila euro a mezzo contro 370mila, oltre il 50% in più.

Andrea Ragona, Presidente Legambiente Padova

(tratto da Ecopolis)

 

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