Primanni: “Le banche cambino modello di business e investano nel fintech”

“Le banche cambino modello di business e investano nel fintech”. Lo dice, in un’intervista a Labitalia, Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, primaria societa’ di consulenza bancaria ed esperto del settore. “Gli investitori -fa notare- privilegiano le banche piu’ orientate all’innovazione del loro modello di business, soprattutto quelle che investono in iniziative fintech. Secondo la nostra esperienza e le nostre analisi, le banche che dedicano agli investimenti fintech una percentuale dei ricavi superiore alla media del settore ottengono una migliore valorizzazione da parte del mercato azionario. La correlazione e’ meno significativa, invece, se si guarda ad altri elementi come la dimensione dei ricavi, la qualita’ dei crediti, la composizione dei ricavi, la crescita dei ricavi, etc”.

“Gli investimenti in fintech -spiega- sono importanti perche’ si inseriscono in un quadro di progressiva evoluzione del modello di business delle banche che, in questo momento, e’ guidato da numerose start-up fintech (bitcoin, blockchain, p2p lending, crowdfunding, roboadvisory, per citare solo alcuni dei settori su cui queste nuove aziende si cimentano) che si prefiggono di acquisire quote di mercato in ciascuna delle tradizionali aree di affari delle banche”.

“D’altra parte -avverte- anche lo ‘shadow banking’ (quel complesso di mercati, istituzioni e intermediari che erogano servizi bancari senza essere soggetti alla relativa regolamentazione) e’ in costante crescita: fondi pensione e asset management stanno sostituendo le banche nel finanziamento alle aziende piu’ grandi e, in parallelo, stanno nascendo nuove iniziative di finanziamento per le piccole e medie aziende”.

“Da ultimo -sottolinea Primanni- il crowfunding (la raccolta di fondi, per lo piu’ tramite Internet, attraverso piccoli contributi di gruppi molto numerosi che condividono un medesimo interesse o un progetto comune oppure intendono sostenere un’idea innovativa) e il p2p lending (un prestito tra privati, un prestito personale erogato da privati ad altri privati attraverso siti di imprese od enti di social lending) cresceranno a ritmi significativi e anch’essi tenderanno a disintermediare le banche”.

“Siamo convinti -aggiunge- che la corsa all’eliminazione dai bilanci dei crediti deteriorati, seppur rilevante per assicurare un’adeguata solidita’ patrimoniale alle banche nel breve periodo, tuttavia non rappresenti una soluzione definitiva per risolvere i problemi”

“La generazione di perdite in conto economico, variabile in base al prezzo di cessione dei crediti deteriorati, non vi e’ garanzia -continua- che sia controbilanciata da un piu’ che proporzionale miglioramento del moltiplicatore prezzo-utili; quest’ultimo sembra invece essere maggiormente correlato agli investimenti in innovazione del modello di business”.

“Il modello di banca generalista -commenta Maurizio Primanni- sembra non essere piu’ adeguato per competere nel nuovo scenario di mercato. Bisogna puntare su un modello di banca multi-specializzata. La banca universale infatti rimane spesso legata ad architetture organizzative e sistemi informatici obsoleti, con conseguenti costi di manutenzione elevati e difficolta’ ad innovare una gamma prodotti che, solo per una porzione limitata, contribuisce a generare ricavi”.

“Le start-up fintech -afferma- attaccano le banche puntando su strutture organizzative e sistemi piu’ agili e sulla specializzazione su singole aree di business, nell’ambito delle quali sovente riescono a costruire modelli di servizio innovativi”.

“Va detto che -sottolinea- esse al momento sono ancora carenti di adeguata scala dimensionale e hanno un livello di trust dei clienti non paragonabile a quello di cui godono le banche, ma il tempo potrebbe giocare a loro favore: il 38% dei consumatori fidelizzati a una compagnia fintech consiglia di abbandonare la banca tradizionale e circa un terzo dei volumi di business dei servizi bancari e di pagamento sono considerati a forte rischio per il 2020”.

Per il ceo di Excellence Consulting, “e’ necessario che le banche adottino un approccio gestionale ‘bifocale’ il quale combini alla gestione ordinaria, finalizzata all’ottimizzazione dei risultati di breve termine del business attuale, anche un sistema di interventi orientati alla evoluzione, talvolta anche radicale, del loro modello di business. Tali interventi dovranno prevedere l’attivazione o la partecipazione ad iniziative fintech per alcune delle aree di offerta della banca”.

“Infatti siamo convinti -dice- che i nuovi paradigmi gestionali delle banche di successo del futuro saranno molto simili a quelli delle attuali aziende fintech, ovvero: specializzazione e verticalizzazione su specifiche aree di offerta (ad esempio, servizi bancari e pagamenti, wealth management, financial advisory e trading, corporate banking e alternative financing, personal finance, etc); erogazione di una customer experience di qualita’ e altamente personalizzata sulle esigenze dei clienti; outsourcing delle attivita’ e dei sistemi informatici di back-office a ridotto valore aggiunto”.

E ancora: “Investimento sullo sviluppo di nuove piattaforme agili, modulari e flessibili, architettura di prodotto aperta che ricomprende sia prodotti propri sia di partner commerciali. I mercati ci dicono che questa e’ la via per coniugare basso assorbimento di capitale, servizio al cliente d’eccellenza, costi d’esercizio sostenibili e conseguentemente buona profittabilita’”, conclude.

 

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