Hcv, arriva la rivoluzione delle super molecole

Amsterdam, 21 apr. – L’Hcv e’ la maggiore causa di malattie croniche del fegato, cirrosi all’ultimo stadio e cancro al fegato. Si stima che ci siano oltre 185 milioni di persone contagiate in tutto il mondo, di cui 350 mila muoiono ogni anno, 84 mila in Europa. Nel vecchio continente la cirrosi epatica e’ responsabile dell’1-2% dei decessi e ha rappresentato la prima causa di trapianto di fegato negli adulti tra il 1988 e il 2013. Ma l’arrivo sul mercato dei farmaci antivirali ad azione diretta (Daa) “ha rivoluzionato la terapia essendo, rispetto alle precedenti, ben tollerati e altamente efficaci”, hanno spiegato gli esperti riuniti al congresso Easl 2017 (European Association for the Study of Liver) in corso ad Amsterdam.

“La molecola sofosbuvir e’ stata il capostipite di queste terapie. Avendo cominciato a trattare con regimi sofosbuvir base ed essendo oggi la stragrande maggioranza dei regimi sofosbuvire base e’ evidente che questo farmaco ha contribuito tantissimo all’implementazione di queste politiche di eliminazione del virus”, ha evidenziato Stefano Fagiuoli, direttore di Gastroenterologia degli ospedali riuniti di Bergamo, intervenuto nel simposio Going Beyond Together in Hcv care all’Easl.

Una svolta, segnata dal farmaco di Gilead, che ha toccato anche l’Italia: “La nostra pratica clinica con l’utilizzo di terapie interferon-free e’ cambiata drasticamente, innanzitutto nella scelta del paziente perche’ non ci sono piu’ pazienti per cui e’ controindicato un approccio terapeutico”, ha sottolineato Fagiuoli.

La situazione “e’ cambiata anche in termini di durata della cura, perche’ si e’ passati da 48 o piu’ settimane a 12 e in alcuni casi passera’ anche alle 8 settimane e, inoltre – ha aggiunto l’epatologo – e’ molto piu’ semplice la gestione, non ci sono di fatto effetti collaterali ed e’ piu’ facile misurare i risultati di quello che otteniamo. Quindi c’e’ stato un cambio di passo clamoroso e in positivo per la gestione di questi pazienti”.

Ma i risultati sono “straordinari non solo da un punto di vista medico, ma anche sociale: per i malati di epatite C la disponibilita’ delle terapie a base di sofosbuvir e’ stato uno squarcio nel cielo – ha osservato ancora l’esperto – perche’ molti di loro, in particolare i cirrotici o con malattia avanzata o trapiantati o con comorbidita’ che rendevano complesso il trattamento, hanno visto una prospettiva di trattamento dell’infezione e di cura della malattia che ha portato a un miglioramento del loro benessere generale e della qualita’ di vita”.

E i numeri lo dimostrano. “Dall’inizio della disponibilita’ delle terapie interferon-free basate su sofosbuvir o su antivirali diretti sono stati trattati in Italia oltre 73 mila pazienti circa – spiega – Il sistema ha risposto in modo maturo e la previsione per il futuro e’ di incrementare questo tipo di trattamenti per arrivare a coprire il numero piu’ ampio possibile di pazienti nei prossimi anni. Abbiamo dimostrato che possiamo curare 35-40 mila pazienti l’anno in Italia, ma i margini per aumentare questo numero senza mettere sotto stress il sistema ci sono: si potrebbe crescere del 20-30%, forse mettendo in campo tutte le forze possibili anche qualcosa in piu’, ma non si puo’ certo improvvisamente arrivare a 100 mila trattamenti l’anno”.

(Adnkronos)

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